Gli usurai di Salsomaggiore sono contigui alla mafia?

L’industria del riciclaggio.
Le conferenze stampa di Carlo Lucarelli e don Luigi Ciotti, portano rispettivamente all’attenzione dell’opinione pubblica i dati dell’Agenzia del Demanio, da cui emerge l’elenco di ventidue aziende e sessantasei immobili sequestrati alla criminalità organizzata in Emilia Romagna e l’emendamento votato in Senato, che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie.
Inseriti in questo scenario, gli immobili sequestrati nel Parmense, nel nostro caso la casa ed il terreno circostante di San Nicomede a Salso, sono il segnale tangibile di come i tentativi d’infiltrazione mafiosa possono trasformarsi nel radicamento delle organizzazioni criminali, anche nei luoghi cosiddetti tranquilli.
Nel 1998, per sensibilizzare l’opinione pubblica salsese, fui protagonista solitario per diciotto mesi dell’abbandono del consiglio comunale, dopo che il sindaco sistematicamente rispondeva di non sapere nulla del coinvolgimento o meno del suo assessore alle attività produttive in un vasto giro d’usura, che alla fine, dopo le dimissioni, fu riconosciuto responsabile di concorso in usura.
Molti interrogativi, validi ancor oggi, scaturirono dall’inerzia manifestata non solo dall’amministrazione, dai consiglieri, dai partiti politici e dalle associazioni, ma anche da organismi religiosi.
Dalla vicenda scaturì, tra l’altro, la confisca del podere di San Nicomede, oggi trattato come sequestro di mafia. Ora si pone l’interrogativo: il vasto giro di usurai scoperto e condannato allora, era organico ad un’organizzazione criminale mafiosa?
Gianfranco Biolzi
(consigliere comunale di Terre Nostre a Salsomaggiore)














La presenza della mafia a Salsomaggiore è senza dubbio un argomento di notevole interesse, di preoccupazione e di stimolo per una sempre maggiore vigilanza da parte di cittadini ed istituzioni.Ciò non toglie che, per evitare confusioni controproducenti e soprattutto accuse prive di fondamento, siano fondamentali chiarezza e documentazione dei fatti commentati. In particolare per quanto riguarda la vicenda dell’assessore cui Biolzi si riferisce, faccio presente che fu emessa una sentenza di assoluzione in primo grado e che successivamente fu accettato un patteggiamento anche per porre termine ad una vera e propria persecuzione mediatica con evidenti fini politici. Non mi risulta che in tale occasione fossero state sospettate collusioni mafiose. Sarei poi sinceramente interessato a conoscere in dettaglio a che cosa si riferisce Biolzi quando parla di inerzia degli organismi religiosi.
Grazie.
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La domanda posta al sindaco era se fosse a conoscenza o meno del coinvolgimento di un suo assessore in un vasto giro d’usura,come dichiarato dal colonnello della finanza Santonastaso e dal sostituto procuratore della repubblica Coruzzi.
Quando l’assessore si dimise dal ruolo pubblico, cessarono immediatamente gli interventi sulla vicenda, che da quell’istante diventava privata. Non ci fu dunque nessuna strumentale persecuzione mediatica. In quanto alla sentenza, soltanto i due di Fiorenzuola patteggiarono. Nel caso in questione, il pubblico ministero impugnò la sentenza di primo grado e vide soddisfatta la richiesta di condanna in appello con il rito ordinario. In riferimento alle collusioni mafiose, riportate correttamente in forma interrogativa, si deve fare riferimento alle dichiarazioni di Carlo Lucarelli e don Ciotti. Infine l’inerzia degli organismi politici, associazionistici e religiosi, veniva manifestata con il silenzio, su una vicenda gravissima di usura, biasimata e combattuta a livello nazionale, dalle presidenze del consiglio, dalla politica, dall’associazionismo, dal sindacato e dalla chiesa.
Tanto dovevo.
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Ma non c’è mafia a Salso, non ci sono usurai…a Salso tutto va ben, Madama la marchesa, tutto va ben, tout va très bien!
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Dal quotidiano l’informazione di oggi :
A Salso il caso Millepioppi: erano dei casalesi
Beni confiscati alla mafia,
dal Pd mozione contro l’asta
o sdegno sul maxi emendamento
per mettere all’asta i
beni confiscati alla mafia non
si placa……….
«allarmante la norma
contenuta nella Finanziaria e
presentata in Senato – dice Giorgio
Pagliari – grazie alla quale la
camorra potrebbe riacquistare
i beni e tornarne in possesso,
addirittura riciclando il denaro
provento del crimine.
Un tema sentito anche a Parma,
«dopo l’allarme d’infiltrazione
del clan dei casalesi nel tessuto
economico del territorio»,
precisa Pagliari,ma anche con
le effettive confische attuate nel
2002.Ossia il parco dei Millepioppi
a Salso:un edificio e il
terreno adiacente erano stati
destinati al Parco dello Stirone,
sulla base della legge 109/96
Rognoni La Torre.«Una legge
pagata con il sangue – aggiunge
il consigliere Matteo Caselli,
ottenuta in un determinato
periodo storico e voluta da un
milione di firme di cittadini
inorriditi dlla mafia». Una legge
che rischia di essere messa da
parte per far cassa, ripianando,
e solo in parte, i ministeri degli
Interni e della Giustizia.In barba
alla cultura della legalità.
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