Pentito Marrazzo, hai dimenticato chi ti manda?

Pubblicato da Redazione il 26 novembre 2009 in Chiesa, Costume, Società |

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Piero Marrazzo pentito, scrive al papa: «Mi perdoni, Santità, per ciò che ho fatto». La lettera è stata inviata dall’ex presidente della Regione Lazio al segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone perché la inoltri a Benedetto XVI.

Questi, più o meno, i titoli dei giornali. Ma chi si crede, l’ex giornalista Rai, da indirizzare una richiesta di perdono nientepopodimeno che al sommo pontefice? Si usa così tra gli alti papaveri? Non poteva bastare un semplice prete o un monaco del monastero presso cui si è rifugiato ad accordargli  l’assoluzione da accompagnare con una simbolica penitenza e, soprattutto, con tanti bei colloqui a cuore aperto e pieni di parole confortevoli?

Perché i vip, nel bene come nel male, vogliono essere ascoltati, giudicati, confessati, e adesso anche perdonati, dai loro pari grado? Ma che razza di apartheid della superbia è questa? Pazienza se riguardasse altri ambiti, ma trattandosi di morale, che concezione del messaggio evangelico ha Marrazzo? Non ha potuto fare a meno di paragonare se stesso alla Maddalena e Ratzinger a Cristo? Suvvia, pretenda un po’ di meno. Se no, sorge il sospetto che voglia distinguersi anche nel rito intimo della confessione e dell’espiazione. Già il fatto che si sappia di questa corrispondenza non è indice di un atteggiamento umile e schivo.

E poi per che cosa dovrebbe essere perdonato? Tra tutti quelli che hanno messo le mani in questa laida faccenda, lui è il meno colpevole, anzi è l’innocente preso in mezzo, la vittima predestinata, l’agnello sacrificale. E scusa deve semmai chiederla a chi lo ha eletto. Chieda venia non tanto per il suo inconfessabile vizietto o per le curiosità deviate del suo eros, quanto per avere messo a repentaglio una carica di cui era stato investito dal suo popolo, gli elettori di sinistra. Ora in grave imbarazzo. E crocefissi non appena si voterà. Perché moralisti e puttanieri faranno diventare colpa politica e persino dolo amministrativo il discutibile gusto di Marrazzo in materia di sesso.

Insomma, caro Piero, dopo l’errore veniale del trans, hai commesso quello mortale del cattolico transformista. (Mara Meo)

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2 Commenti

  • avatar sciacallo scrive:

    Non ho capito perchè ha chiesto scusa al papa? Forse che il papa ha votato per lui? Che si sia fatto il papa? Io avrei chiesto scusa alla Carfagna…

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  • avatar fb scrive:

    Sciacallo, prova a rileggerti il cap. 23 del Vangelo di Matteo e capirai molte cose sull’ipocrisia, valide nei secoli dei secoli. Si ripete, dopo più di 9 secoli, la scena di Enrico IV ad attendere, complice la contessa Matilde di cCnossa, il perdono del Papa, scalzo, tra la neve, in saio. Qui abbiamo l’intercessione dell’amicone Bertone, che presenterà Marrazzo, con cenere in capo, ma ben calzato e vestito, al papa teutonico. Ha chiesto pedono per quel che ha fatto; e per quel che si è fatto fare? Lo vedeemo presto a Porta a Porta, con tanto di plastico di Vespa. Non è lasciato mai solo, per timore che si lasci andare ad un gesto estremo di disperazione, tipo un rapporto con una donna femmina. Mi piace poi perchè chiede perdono al Pontefice, non a Dio, dato che questi si interessa di cose di un altro Regno e di un altro mondo. Si chinerà a baciare le scarpine rosse di Prada di Ratzinger, da bravo cattolico, divorziato e risposato, come Casini e Berlusconi; ed anche come me. Ma lui è Marrazzo… Certo che come cattolico, padre di due bimbe, marito esemplare, politico eletto dal popolo a reggere le sorti del Lazio, è una figura esemplare e di riferimento. Mi viene in mente quel romanzo di Sciascia, “il giorno della civetta”,dove il boss mafioso divideva il mondo in veri uomini e quaqquaraquà; io saprei dove collocare Marrazzo. Vuole rientrare in politica, dalla finestra del Vaticano, uscito dalla porta del palazzo della Regione Lazio, ed allora ha bisogno di un passepartout eccellente, a prova di qualsiasi serratura, nel caso che gli dovessero opporre cancelli, porte e portoni sulla via di Damasco del ritorno su uno scranno ben saldo.

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