L’Arci Taun è resistenza al Grande Freddo e al regime del crodino uguale per tutti

Il nodo da sciogliere è se l’Arci Taun sia o no un bar come gli altri. Per arrivare a una specie di risposta, facciamo un salto indietro di trenta-quarant’anni.
Dopo gli anni caldi della piazza, gli ex accaldati e i tiepidi di natura presero strade diverse. Quelli con meno fantasia e tante ambizioni entrarono in politica. Nessuno ha ancora scritto il Grande Romanzo del Sessantotto. Pazienza. Ma molti hanno scritto racconti con le proprie vite e con le più disparate creatività. Con piccole iniziative, a volte.
Chi si è messo a fare film, come Nanni Moretti.
Chi ha fatto il giornalista (troppi). Chi ha aperto un’osteria o ha scritto una guida delle osterie. Come Carlin Petrini, fondatore dell’Arcigola Slow Food, poi solo Slow Food e oggi guru di tutto ciò che è genuino frutto di Madre Terra. Da Bra alla corte di Carlo d’Inghilterra passando per tutti quei posti dove si resiste alle trasformazioni brusche e alla pialla dell’omologazione in nome della tradizione. Filosofia slow a tutto campo.
Un filone della sinistra culturale che viene da molto lontano (dal tramonto degli anni Sessanta), forse la sua anima più conservatrice, per non dire reazionaria, si è riciclata nella riscoperta delle radici, contadine e gastronomiche.
Sarebbe solo rievocazione dei bei tempi andati se questi ex ragazzi, che si commuovono mentre addentano una pera spadona e si fanno venire l’acquolina in bocca rievocando i Coccodè di Ramenzoni e i «pezzi duri» del gelataio Denti, ben noti anche al coetaneo Mario Cantini, non si fossero tenuti al passo coi tempi frequentando gli esponenti della generazione successiva. E la musica, con quel che di socializzante e conviviale comporta, è stato il terreno d’incontro di ventenni e ultracinquantenni. Chiedere a Joe Fuzz.
Può non piacermi tutto quel che suonano all’Arci Taun ma so che lì posso scoprire qualcosa di nuovo persino io che propendo ai malinconici giri armonici dei CCR. Solo lì Luca, batterista jazz, genere di cui mi piace tutto fuorché la musica, può incantarmi con la storia di uno scorbutico parmigiano specializzato nel restauro delle batterie. E lui poi ascolta certi miei racconti, non prima di avermi avvertito: ehi, nonno, il Sessantotto è finito da un bel pezzo.
Spesso avvengono così gli incontri, all’Arci Taun come in tutti i luoghi in cui si socializza. Con scontri che diventano dialoghi. Con la complicità di tre o quattro che suonano, ma non fanno da sottofondo. Loro suonano e tu sei lì proprio per ascoltarli. La musica ci sarà forse anche in altri bar, ma a far da tappezzeria, sfondo a volte molesto, ambient come negli ascensori. Per questo, e per mille altre ragioni che prego i frequentatori di esporre, l’Arci Taun non è un bar come tutti gli altri. Chi lo dice è uno che l’ha visto solo di fuori o lo detesta per pregiudizio perché per lui i bar devono essere solo quelli del rito dell’happy hour. Quelli che occupano preferibilmente strade e giardini pubblici con tavolini, dehors e funghi.
Non ce ne sono già abbastanza di locali di questo tipo? Perché non lasciare una riserva ai pacifici indiani? O il dissenso non è ammesso neppure nel modo di bere un crodino, oltre che in politica? (is)













Eh si, l’Arcitaun non è un bar come gli altri, perché non è un bar.
E’ un luogo di incontri, musica, compagnia, chiacchiere, foto, in cui bere qualcosa insieme è l’accompagnamento a ciò che accade intorno.
Non è neanche una riserva indiana, perché non si respira atmosfera nostalgica e soprattutto perché è un luogo aperto, in cui c’è posto per tutti.
L’Arcitaun è un posto familiare, in cui tante persone, nel corso di questi anni, si sono incontrate, scambiate esperienze, organizzato iniziative, in cui ci si è divertiti con leggerezza e impegnati con serietà.
L’Arcitaun è uno di quei posti necessari che tante volte vengono evocati, con nostalgia, da chi ricorda la spontaneità dell’aggregazione e della socializzazione di una volta.
L’Arcitaun è un posto in cui si respira la spontaneità di chi ha deciso di lavorare gratuitamente fino alle 4 del mattino per regalare a Fidenza un luogo sano.
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Già la maniera di affrontare la questione dei giardini adiacenti San Michele mi era parsa dilettantesca.Vedere Mario Cantini in prima persona che,intervistato al Tg5,metteva la propria faccia e si premurava di spiegare un’ordinanza che nemmeno aveva firmato,mi aveva lasciato interdetto.Ma ho pensato:Mario ha talmente tante cose per la testa che questa faccenda gli è senz’altro sfuggita di mano.Probabilmente un eccesso di fiducia nei confronti del suo vice Stefano”Pastasuta”Tanzi.Mò je tocca assumersi,in quanto sindaco, la responsabilità di tale leggerezza.
Ora lo sfratto tirato nei denti ai gestori del Taun,locale che ritengo un vanto per la nostra città.Perchè è l’unico laboratorio di idee e creatività che c’è rimasto.Invidiato da un sacco di persone (non dico “giovani” per non confonderli con quelli “del Borgo”che,se non si affrettano a dire la loro,si dimostreranno solo dei “vecchi” ottusi revanscisti)residenti in comuni limitrofi e che spesso e ben volentieri convergono su Fidenza “per andare al Taun”.Perchè a casa loro un luogo cosi’ se lo sognano.
E quante volte,nel mio ambito lavorativo ,spesso a contatto coi ragazzi,li ho sentiti raccontarsi storie che avevano per sfondo il Taun o utilizzarlo come luogo d’incontro per la serata.
Se quella dello sfratto preventivo è la maniera di aprire un dibattito ,sulla necessità che ha un locale di tale importanza,di essere dotato dei criteri di sicurezza di cui necessita,allora faccio i complimenti alla giunta per il tatto utilizzato! Bravi si,ma bravi coglioni!
Datevi da fare per ridare alla città la dignità che le passate amministrazioni hanno affossato.Mettete in funzione quel manipolo di neuroni di cui il Signore vi ha dotato.Abbiate più rispetto di chi,come me,vi ha votato.Ma anche di chi non l’ha fatto.
Siate più propositivi e date a questi ragazzi i mezzi per fare ancora meglio quello che, da anni,portano avanti con entusiasmo.
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Il Town non è un bar! Punto
sono forse più le volte che mi sono intrattenuto al circolo per conversare con amici, conoscenti e sconosciuti oppure ad assistere ad un concerto, che le volte in cui ho fatto una consumazione. Nessuno me lo ha mai fatto pesare. Posso farlo in altri bar? No non è un bar.
Non strozza piazza e vie con i suoi tavolini, che a Fidenza sembra la prerogativa, per cui non è un bar.
Se vado in un bar e parlo di Tuxedomoon XTC Fuzztones Cult e Stooges mi guardano straniti, per comunicare devo parlare di calcio figa televisione, le solite cose …e della “mondiale”… dimenticavo. Sempre più convinto, il Town non è un bar.
Raramente vado ad assistere ad un consiglio comunale, mercoledi 25 c’ero e ho visto un Cantini (che fino a quel momento credevo non esistesse) che dopo avere coinvolto nel dibattito, chidendo conferma del fatto che non fosse in sala, il presidente del circolo lo ha azzittito con la superbia (fuoriluogo)di chi deve fare capire chi comanda.
L’Arci Town non è un bar , è un circolo dove si pratica il dissenso e la resistenza all’omologazione che personalmente mi serve per sentirmi vivo e questo credo sia da imporre e opporre alla destra della paura.
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….Forti con i deboli ( No Fly Zone di San Michele a cui si aggiunge il “piccolo Leoncavallo Fidentino” del Joe );
…Deboli con i forti ( Comeser, Solveko, etc.etc.etc.).
…Dai…dobbiamo ammetterlo….si è “girato pagina”…..o siete tutti ciechi?
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….proseguo l’intervento di prima, cercando di addentrarmi meglio nel problema.
nella voce ” entrate ” dei Comuni, è presente la “valorizzazione degli immobili” di proprietà del Comune.
Domanda: ” E’ piu’ facile “valorizzare” ( termine tecnico che sta per “far sloggiare”) l’immobile dove sta il Joe, oppure “valorizzare” le tanto vituperate Torri ( quando chi ” e’ in affito ” adesso in Giunta, era all’opposizione)?
” Fu vera gloria” ?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Mi dispiace scomodare Manzoni e Napoleone per queste “inezie”…ma tant’è…..
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…La rivalutazione immobiliare dell’arci taun e stata solamente rimandata.
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