Il solito successo del made in Italy

Studenti universitari di Giakarta (Indonesia) manifestano contro la corruzione dei poteri pubblici.
Tag:Corruzione, Indonesia, Mafia
SOTTO TIRO

CREDENZE POPOLARI
Nei centri commerciali,
i consumatori credono
di risparmiare.
In democrazia, gli elettori credono di contare.
QUELLO CHE NON HA GIULIANO
«Può darsi che Saviano sia banale e scriva male, ma se non piace
a Giuliano Ferrara qualcosa
di buono ce l’avrà». (Lia Celi)
SIRENE E CENTAURE NELLA GIUNTA BERNAZZOLI
«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
MONTI LEI
Vista la situazione, è normale che la rabbia Monti. (Mario Mantovani)
ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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Realta refero, ambasciator non porta pena; un mio compagno di Liceo,per ragioni di lavoro, si recava, ogni tanto, ad Ushuaia, la città più australe del mondo. Ad onore degli italiani onesti, premetto che, tra il ’48 ed il ’49, al seguito dell’ingegere bolognese Carlo Borsari, vi emigrarono in massa più di 2mila italiani, che nel giro di un paio d’anni costruirono case, strade, infrastrutture, dighe, opere idruliche per l’acqua potabile. Alcuni vi rimasero e ci sono ancora là i loro discendenti. Ma naturalmente, essendo una città invasa dal turismo internazionale, chi pensò di insediarvisi, per succhiare soldi da parassita? Ma ça va sans dire, mafia e ‘ndrangheta, che, come riferiva il mio amico, coordinano sapientemente traffici leciti ed illeciti della cittadina unica al mondo per la sua posizione particolare. E poi ci meravigliamo se siamo famosi nel mondo intero? Se gli americani sbarcheranno sulla faccia nascosta della Luna per fondarvi, dove pare ci sia acqua in abbondanza, colonie terrestri permanenti, in una delle spedizioni successive sarà sicuramente presente un Johnny Lo Ciccio o un Tony Capece, con tuta spaziale gessata e moon-boots bicolori.
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Carlo Borsari era mio padre.
Dal suo commento sembrerebbe che i mafiosi siano giunti con l’Impresa Borsari: così non è, ovviamente.
Mi farebbe piacere se lo chiarisse.
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Signor Borsari, rimango spiacevolmente allibito; solo Lei, penso, da una scarsamente attenta lettura della mia mail, ha potuto ricavarne che io accuserei Suo padre, bolognese del sasso, di aver importato la mafia ad Ushuaia; avevo seguito la storia dell’impresa magnifica di questo ingegnere emiliano nel corso di un’edizione di “La Storia siamo noi” e mi ero poi documentato personalmente su questo avvenimento, pù unico che raro, di un imprenditore che aveva creato dal nulla una cittadina ai confini del mondo. Ho specificato, nella terza riga: “Ad onore degli italiani onesti…”. Quelli che poi vi rimasero erano, se non vado errato, tutti italiani del Nord; dopodichè, altrettanto chiaramente, ho aggiunto che, essendo stata invasa, in seguito, la cittadina dal turismo internazionale, vi si insediarono ANCHE malavitosi per controllarlo e ricavarne proventi illeciti. Dove mai io avrei scritto e Lei avrebbe letto di collusioni o favoreggiamenti di Suo padre con criminali mafiosi? Se me lo specifica, gliene sarei grato. Guardi che, pur non conoscendolo, mi son fatto, di Suo padre, un’idea di grande rispetto ed incondizionata ammirazione, ben diversa da quella di un traghettatore in Sudamerica di personaggi ambigui e disonesti!
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Egregio Signore,
purtroppo non conosco il suo nome.
Come può constatare con una attenta lettura del mio garbatissimo commento, ho usato il condizionale.
Nel suo relata refero non è chiarissima la distinzione cronologica tra la vicenda migratoria del 1948 e l’arrivo dei soggetti da lei citati.
Solo questo e nulla più.
Con i migliori saluti,
Franco Borsari
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Soy Argentina ,bisnieta de un italiano .Me siento inmensamente orgullosa de la empresa llevada a cabo por el ingeniero Carlo Borsari,como me siento orgullosa de ser de origen italiana.Mi bisnono viajo a Argentina en el 1882 y alli hizo grandes cosas,cuando salio de Italia era muy pobre y en Cerrito gano una posicion economica y el respeto de la gente ,todo gracias a su sacrificio y ganas de progresar.Como me gustaria que volvieran esos tiempos ,talvez las cosas en mi pais habrian ido en otro modo,somos ricos y tan pobres a la vez ,el gobierno no funciona como deberia y eso me adolora tanto,y es el gobierno el culpable de que yo me encuentre en Italia como tantas otras personas obligadas a emigrar por las dificultades economicas.Solo espero que mis hijos puedan volver a su Pais cuando sean grandes y contribuiscan a engrandecerlo,porque es un gran Pais y merece personas honestas que lo guien para salir difinitivamente de esta profunda crisis.Ojala existieran tantos Carlos Borsari en esta epoca en mi pais ,pero es solo un sueño.
Saludo atentamente.Mariela Martinez
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