Marco Travaglio a Salsomaggiore ne ha avute per tutti, Pd incluso

Il giornalista Marco Travaglio.
di Giovanna Galli
La Rete civica salsese ha organizzato al cinema Odeon un incontro con Marco Travaglio che per quasi due ore ha risposto alle domande che gli venivano poste da Luciano Orlandini, redattore del periodico locale La Snavra.
Com’era prevedibile, Travaglio ha attirato molta gente e in pochi minuti ha fatto l’en plein. Quello che sorprendeva guardandosi attorno era la composizione variegata del pubblico: molti giovani ma anche molti adulti e anziani. Tutti attenti, partecipativi e vivaci che in più occasioni hanno interrotto il giornalista con domande, con commenti e sollecitazioni e soprattutto tanti applausi.
Marco Travaglio non ha risparmiato nessuno. Le accuse più pesanti sono andate contro Berlusconi ma non sono mancati attacchi al Pd giudicato troppo assente.
«Ma la sinistra dov’è?» ha chiesto in modo retorico in più occasioni.
Ha parlato dei mass media e della televisione che a suo dire ha un potere immenso. «Una ricerca ha provato che le persone si fanno l’idea di chi votare dalla televisione e in televisione si sa le bugie hanno le gambe lunghe». Intendendo che quando una notizia viene data in tv, ad esempio al tg1 diventa pressoché impossibile correggerla. «Il Fatto quotidiano (il nuovo giornale diretto da Antonio Padellaro cui collabora Travaglio, ndr) viene letto ogni giorno da 100-110 mila lettori ma sono poca cosa se messi a confronto dei milioni di spettatori della tv».
Ha pesantemente criticato anche Ballarò, considerata per certi versi simile a Porta a Porta. Come conduttori giornalisti si salvano soltanto Milena Gabanelli e Michele Santoro,: «Gli unici due che non prendono ordini dai partiti».
Travaglio ha anche messo in guardia contro l’abitudine di cambiare nome alle cose per confondere le persone. Gli esempi sono tanti: termovalorizzatore al posto di inceneritore, missione di pace al posto di guerra, eroi al posto di combattenti… In tale contesto si inserisce il recente disegno di legge di riforma della giustizia. Si parla impropriamente di «processo breve» mentre il provvedimento non farà diminuire i tempi del processo. Servirà solo a farlo morire prima del suo compimento. «Il processo sarà lungo come oggi ma morirà prima perché non si è deciso di incidere sulle cause dei ritardi».
Secondo il ministro Alfano in Italia un processo dura mediamente sette anni e mezzo. «Se dopo sei anni si azzererà tutto saranno tanti i processi che non si faranno più», ha detto Travaglio.
A proposito delle intercettazioni ha ricordato le critiche che sono state sollevate dalla maggioranza e ha cercato di smontarle tutte.
Non è vero che sono troppe e che siamo quasi tutti schedati perché le persone intercettate sono solo15mila, ben poca cosa se si pensa che ci sono 60 milioni di italiani e circa tre milioni di processi.
Non è nemmeno vero che costano «un terzo del bilancio della Giustizia» come ha dichiarato il ministro Alfano: su un bilancio di 7 miliardi di euro le spese per le intercettazioni ammontano a 220 milioni di euro cioè il 3 per cento.
Non è nemmeno vero che all’estero vengono fatte meno intercettazioni che in Italia. «All’estero ne vengono fatte di più ma non vengono registrate come invece avviene in Italia e appena raggiungono l’obiettivo di far catturare i colpevoli vengono distrutte».
Non ha nemmeno trascurato di parlare di Silvio Berlusconi e Patrizia D’Addario oltre che di Piero Marrazzo e dei trans. Due vicende che presentano grosse differenze ma che vengono accomunate dal problema della ricattabilità.
«I ricatti – ha detto in conclusione – sono una brutta cosa e per non subirne c’è un solo sistema: candidare persone non ricattabili».
Si torna come sempre alla questione morale che tormenta tutto il mondo politico, nessuno escluso.
Se durante l’incontro Marco Travaglio riesce con le sue battute ironiche a farci ridere delle storture del nostro Paese, quando la ribalta si chiude e si torna a casa ci si sente mortificati perché ci si sente impotenti contro un sistema che nessuno riesce a scalfire. La corruzione, l’opportunismo, colpisce un po’ ovunque e non si vede la luce in fondo al tunnel.













Noto però che ha elegantemente glissato -o mi sbaglio?- di parlare dei nuovi Signori della Guerra e della Pace che a Salsomaggiore la fanno da padroni da parecchio tempo; parlo di quei signori dall’accento inconfondibile di latitudini più meridionali della nostra, che manovrano persino si Concorso salsese per antonomasia, come location, cioè quello di Miss Italia. Forse l’argomento è molto più pericoloso che non il bastonare a destra ed a manca lo schieramento politico nazionale e locale,ma non posso nemmeno dare torto a Travaglio più di tanto. In coscienza, anche sulla scorta delle testimonianze di tanti colleghi insegnanti provenienti dal Sud, mi chiedo come mi sarei comportato, considerando la realtà effettuale machiavellica, se avessi ricevuto, all’approssimarsi degli scrutinii finali,cortesi telefonate di saluti ed augurii alla mia famiglia, accompagnati da chiare e perentorie raccomandazioni di promozione per certi allievi. Siamo tutti un poco don Abbondio, per necessità di sopravvivenza, tutti cocci d’argilla tra tanti di ferro e se il coraggio uno non ce l’ha, mica se lo può dare per forza.
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