A Fidenza sono spuntati i cactus, ma nessuno lo ammette

«Chiesi a Kohl e a Genscher: “Siete pronti alla caduta del Muro?” Genscher rispose: “Ci piacerebbe, ma cresceranno cactus sulle nostre tombe prima che qualsiasi cosa accada di là”. Poche ore dopo il Muro cadde». Così Lech Walesa, ex leader di Solidarnosc ed ex presidente della Polonia, a Repubblica di domenica 9 novembre.
A Fidenza, per tutta la durata della campagna elettorale, tanti piccoli Walesa avevano avvisato i futuri vincitori e vinti che stava per sbriciolarsi un muro lungo 64 anni. Inascoltati. Cosicché chi ha vinto è impreparato alla vittoria, quanto gli altri non sono rassegnati alla perdita del potere. Due dilettanti che non sanno stare nei rispettivi ruoli. Che continuano la campagna elettorale invece che rimboccarsi le maniche. Gli uni per governare, gli altri per riflettere sulle ragioni della debâcle e trarne insegnamento per preparare la riscossa.
Inascoltati restano a tutt’oggi gli inviti al centro sinistra a spiegarsi e spiegare le ragioni del crollo. Gli sconfitti, anziché trarre le debite conclusioni dall’accaduto, si ostinano a ripetere di avere governato bene. E se gli elettori non l’hanno capito peggio per loro, vuol dire che sono una manica di imbecilli.
La storia, che non si fa con i «se» e neppure con i «ma», tantomeno si fa con i «non avete capito». Abbiamo capito benissimo. Temiamo che non abbiano capito loro. E si candidino irresponsabilmente a un’altra scarica di legnate. (Mara Meo)













… dei “tanti piccoli Walesa” come dei consigli di Mara per la riscossa… non so e non dico… per quelle due righe rispetto all’altro dilettante, sorridendo ricordo di Bernard Shaw che scriveva – “chiunque accetta di ricoprire una carica pubblica a condizione di essere processato ed eventualmente fucilato se fallirà, o almeno rimosso dall’incarico e screditato, è veramente un amministratore responsabile.” (Il credo politico di chiunque – ed. Mondadori).
In attesa di fucilazione, propongo come testimone a difesa Raymond Chandler (pag. 118 del “Il lungo addio” – ed. Tascabili Bompiani) – “Per quanto crediate di essere bravi, dovete pur avere un punto di partenza: un nome, un indirizzo, un ambiente, un’atmosfera, un punto di riferimento qualsiasi, Io non avevo altro che due righe battute a macchina su un foglietto spiegazzato”
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Ma allora, da quanto evinco dalla tua lettera, Mara Meo, di cui approvo persino la punteggiatura, per Fidenza-Borgo san Donnino si preparano, comunque sia, veramente dei cactus amari.
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Condivido anch’io , ottimo mara meo…….
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Nel deserto il cactus può essere una preziosa riserva di acqua, mai disperare. Consoliamoci per ora di esserci liberati dai Peter Pan della politica.
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