Quando alza il gomito, gli brillano gli occhi e straparla

Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
«Era in carcere perché era uno spacciatore abituale. La verità verrà fuori, e si capirà che è morto soprattutto perché era di 42 chili» (Carlo Giovanardi, alla trasmissione 24 Mattino su Radio 24).
Secondo il sottosegretario, Stefano Cucchi sarebbe dunque morto perché «anoressico, drogato e sieropositivo». L’infelice boutade ha suscitato un’ondata di reazioni sdegnate anche tra gli elettori di destra, moderati e cattolici. Per averne un’idea, si vedano per esempio i commenti dei lettori del Corriere della Sera.
Il fatto preoccupante è che di Giovanardi ce ne sono due e per giunta gemelli. Daniele molto noto a Modena è medico e si occupa di tossici. Aiuto!

I gemelli Giovanardi. Daniele, medico, è presidente della confraternita della Misericordia che gestisce i Cpt di Bologna e Modena. Dipinge e nel 1972 ha partecipato in qualità di atleta ai Giochi olimpici di Monaco.













Evidentemente Giovanardi ama fin troppo il buon vino,locale o meno, perchè gli succede spesso di abusarne e di sparare poi cavolate e balordaggini incredibili in in laureato in Giurisprudenza. E’ un po’ il contraltare emiliano del pugliese Buttiglione, entrambi sono dei talebani cattolici. Giovanardi ha prestato il servizio militare presso i Carabinieri;evidentemente, ogni tanto, gli piace, con le sue battute,giustificare ed incrementare la tendenza nazionale alle barzellette sull’Arma. E’ un veccchio residuato bellico DC, cui piace apparire in settori diversi nel campo dello spettrometro politico nazionale, purchè sempre sul lato destro. E’ quello che nel dicembre 2005 aveva dichiarato di non dipendere da nessuno se non dai suoi elettori, per cui qualcuno gli aveva allora fatto presente l’art. 67 della Costituzione; quello che si doveva continuare a curare Welby, che un medico deve salvare un aspirante suicida , buttatosi dalla finestra e fracassatosi al suolo. Il 23-3-2003, ad Ottoemezzo – si parlava di eutanasia infantile per neonati con malformazioni letali e gravemente sofferenti- aveva concluso il suo intervento con la boutade. “Mo finchè z’è vita, z’è shperanza, va’ mò là!”. Oltrettutto non sa leggere, è miope come una talpa ed ogni tanto dovrebbe chiedere l’assistenza scientifica del gemello medico. Non ha visto com’era ridotto il corpo di Cucchi e non ha letto i referti medici dell’autopsia. Vabbè che per lui Cucchi, come tuti drogati, è sciolo uno sòmbie, veh, mo sci riducono totti a larve umane, mo di ben sò!
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Aiuto!! (premesso che volevo aprire io l’argomento) Chi glielo dice a Giovanardi che se un integralista come lui considera drogati e omosessuali come “antiscristiani” c’è pur sempre da fare una distinzione; a differenza dell’omosessuale il drogato si può curare. Anzi no: SI DEVE curare,almeno dal momento in cui è in qualche modo affidato allo stato (detenuto dallo stato). anch’io mi chiedo perchè la vita di Welbi (o Englaro) è sacra e quella di Cucchi no. No, non crocifiggiamo Giovanardi, non lo merita. Qualcuno lassù a sentire queste cose si pente di essere risorto. Ma quale carità cristiana? Per carità…..
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Cari voi, cari tutti. Sono della generazione decimata (riposino in pace i miei compagni di giochi e i miei compagni di classe vittime dei tempi sbagliati) dall’eroina, sono uno scampato (che cosa mi ha salvaato da 14enne, poi da 16enne e ancor dopo ????) dalle cattive compagnie che nel giro di un mese cambiavano volto e abitudini. Ho vissuto da vicino il dramma, negli occhi degli zombi che non riconoscevo più. Ho visto un 15enne bere la prima birra, fumare la prima sigaretta e morire di overdose tutto in un mese. Schifosi ignoranti senza un anima, ricordate che salvarne uno è un impresa perchè 10 non ce l’anno fatta. Tutta colpa loro, certo, ma qualcuno non c’era quando si guardavano in giro smarriti. Ho assistito a dieci guarigioni e ricadute, la droga è un calvario, l’ombra ti resta per sempre pronta ad assaalirti alle prime difficoltà. Chi non ha vissuto e non conosce, chi non ha sofferto e non ha gioito non si deve permettere. Men che meno chi amministra. I malati vanno curati, anche quelli senza speranza di guarigione. Mai perdere la speranza, mai smettere di provarci. Quando c’è disperazione proviamoci ancora. Chi vuol giudicare, chi vuol disprezzare, si auguri di non aver malati per casa, che proprio perchè non li può vedere non li guarda finchè è troppo tardi.
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Questo articolo mi fa pensare che se la sinistra ha permesso di andare al governo a questa gentaglia c’è proprio tutto da rifare.
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Ti approvo, uscire dalla droga deve essere un dramma, per il drogato e per chi gli vive accanto. Per fortuna, ti posso dire che ho visto ottimi risultati, dopo anni di programma, con fughe e ritorni in comunità, per una ragazza, figlia di un’amica, dalla cocaina ad un matrimonio che pare ben riuscito; ma sua madre è sempre in preallarme. Quando parli di malati gravi, la questione si fa spinosa, drammatica e tragica. Credo che a chiunque venga da pregare, non so se Dio o chi altro, che i propir cari, ridotti a larve umane e a grumi di dolore innominabile, se ne vadano a raggiungere porti tranquilli il più presto possibile. Eppure c’è chi dice che la sofferenza -quella degli altri,però- innalza, purifica, lava le colpe, è anzi cosa buona e giusta, equa e salutare. Non ci sono parlamentari, come la Binetti, che indossano dei cilici? Siccome anche tu, come me, CHINA5, hai parlato in prima persona, mi accodo e ti dico che, per i miei morti in famiglia, ne ho viste di brutte, con mia sorella stroncata, a 34 anni, in 3 mesi, dal cancro al seno e mia madre l’ha seguita a ruota, ma se non altro a 75 anni. Ho ospitato anch’io, un anno fa, un Alieno, non l’ho nemmeno potuto salutare, quando me l’hanno estirpato, ero sotto anestesia. Ma ricordo bene che non ero spaventato per me, ma dispiaciuto per i miei familiari, cui avrei provocato delle sofferenze, temporanee o permanenti. Se fossi uscito dalla sala operatoria non più in vita, io, invece, manco me ne sarei accorto: dal sonno temporaneo a quello eterno. Ecco, io credo che per i drogati e per molti malati gravi, ci sia da aggiungere, al proprio dolore fisico, quanto e quale che sia, quello delle pene che si caricano sui familiari, amici e conoscenti, destinati a rimanere ancora in questa valle di lacrime. Non ricordo se in corsia a Vaio ci fosse o no il Crocifisso; me lo sono comunque figurato in cuore e mi ci sono rivolto anche, confesso questa mia debolezza imperdonabile.
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viva giovannardi.sono daccordo con lui: NO ALL’ EUGENETICA.
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