Sempre più scucito il tessuto urbano di Fidenza
Le nuove costruzioni che hanno inghiottito il Pinguino.
testo e foto di Ambrogio Ponzi
L’urbanizzazione di Fidenza verso ovest, oltre il torrente Stirone, ha avuto un’accelerazione indotta dalla nuova viabilità che ha liberato dal traffico pesante un lungo tratto della via Emilia. Ai primi insediamenti di natura artigianale e produttiva nella zona di Fornio e di Rimale si aggiungono ora costruzioni residenziali già in fase di avanzata realizzazione e aree abbandonate dalle coltivazioni pronte per nuovi insediamenti.
L’area su cui si concentra attualmente l’attività edificatoria, è quella dell’ex albergo Pinguino: il vecchio stabile è stato letteralmente ingoiato dai nuovi mastodontici edifici. Difficile intravedere un assetto organico del comparto che possa qualificarlo come quartiere, la chiusura poi del passaggio a livello ferroviario ha tolto ogni collegamento con l’area a nord della ferrovia già da tempo urbanizzata e ora abbandonata a se stessa.
La mancanza di un sottopasso che ricucisse Fidenza alla Bassa, a cominciare da Castione e Busseto, si aggiunge alle fastidiose complicazioni che si sono create in direzione di Bastelli e Chiusa.
È la conseguenza di una pianificazione territoriale carente, in linea con la cronica disattenzione del Comune verso le frazioni e gli agglomerati più periferici. Non bastano le sparate propagandistiche sui comprensori (ieri) e le terre verdiane (oggi) se non si sa tenere unito neppure il proprio territorio.
Gli interessi ormai sono tutti concentrati su San Michele Campagna con il suo outlet, il suo Village, la sua Città del Gusto, il prossimo Iper, e la fase due e tre e quattro dell’Unieco. D’altra parte non è qui, a San Michele Campagna, che nascono le sponsorizzazioni? Non ci sono che vantaggi ai singoli, i soliti pochi, e qualcosa per la comunità.
Di seguito, altre immagini dei lavori in corso nell’area ex Pinguino e i suoi immediati dintorni. La strada sbarrata, regolata un tempo dal passaggio a livello, taglia fuori una fetta di case della frazione di San Faustino.





















Possso testimoniare che sono giustissime le osservazioni di Ponzi con una drammatica esperienza personale nel tentativo di raggiungere, a Bastelli, un falegname del luogo che mi riparasse la seduta di una seggiola. L’infingardo non mi aveva avvertito dello sbarramento stradale, per cui, arrivato all’ex-passaggio a livello, ho invertito la rotta alla ricerca di una strada alternativa. Dopo mezz’ora di giri a vuoto, soprattuto in base a segnaletica errata o vetusta, avvertendo che mi stavo recando verso il passo del Brennero o giù di lì, dopo aver infilato l’ennesima stradina errata con indicazione “Bastelli” ed aver tirato il 98° “canchero”, sono riuscito a raggiungere l’agognata meta, al limite del pianto disperato, con l’aiuto di due locali. Loro stessi mi hanno proclamato “ca l’era un schivi cla facenda lè!” e che, nei primi tempi, anche loro faticavano a tornare a casa o a recarsi fuori del paese. Il ritorno è stato ancora più drammatico; dovevo seguire la tangenziale, dove gli avvisi di uscita, per qualsiasi meta, non sono posti almeno 50 m prima, ma al bivio stesso. Per cui io, cecato come sono, ne ho infilati almeno tre sbagliati. Alla fine, la mia stella cometa sono stati i cari, elevati, inconfondibili Terragli; tenendoli d’occhio,anche uno solo, non si può sbagliare, ti ritrovi al centro di Bùragh City!
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