E se l’aldilà fosse meglio dell’al di qua?

Pubblicato da Redazione il 2 novembre 2009 in Riceviamo e Pubblichiamo, Satira |

ALLA REDAZIONE DELLA NAVE E AI LETTORI, PER SDRAMMATIZZARE UN PO’

Giuliana Cenci

 

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1 Commento

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    Come ci insegna la Gazzetta da tempo, si deve pur morire perchè noi stessi e gli altri possiamo appurare il nostro giusto valore. Scriveva Alfieri,infatti: “Uom, se’ tu grande o vil? Muori e il saprai!” E non esiste poi nessuna morte naturale,si tratta sempre di un assassinio o di un suicidio, con i quali usciamo di scena da uno spettacolo che, per lungo o breve tempo, ci ha fatto trepidare e ci ha persino appassionato, anche se non ci accorgiamo mai che moriamo senza aver veramente vissuto, sempre a metà dell’opera e con tante cose ancora da terminare. Inoltre, noi pensiamo sempre che siano gli altri a morire; siccome noi non siamo gli altri, non moriremo mai. “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, citava Pavese, gli occhi dei cattivi soprattutto, che muoiono sempre più tardi dei buoni. La morte è la faccia oscura della luna, per cui non ci pensiamo che raramente: lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Tutti gli “astronauti” partiti in silenzio per andarne ad esplorare le lontane, grigie lande e gli oscuri confini, non hanno mai fatto ritorno per stenderne relazioni. Come diceva Ungaretti, e forse aveva anche ragione, “La morte\si sconta\vivendo.”

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