Massimo Tedeschi: ride bene chi ride ultimo

Scalatore nato, Massimo Tedeschi (a sinistra) è da vecchia data amico degli alpini.
È arrivato in ritardo all’inaugurazione della mostra fotografica sui primi cinque anni di vita dell’ospedale di Fidenza, detto «di Vaio». Una mancanza di puntualità e di riguardo che ha suscitato risolini e insinuazioni sottovoce. «Ha aspettato dietro l’angolo che Bernazzoli se ne andasse». I due, si sa, non si godono. Non è chiaro se sia perché uno appoggia Pierluigi Bersani e l’altro è un supporter di Enrico Franceschini o, viceversa, se si trovano al seguito dei due diversi candidati perché uno è il dominus del Pd provinciale mentre l’altro è alle corde e l’ultima sua sconfitta è stata la bocciatura del suo uomo di fiducia Paolo Antonini a candidato sindaco di Fidenza.
Il presidente Vincenzo Bernazzoli sta con il partito degli amministratori di cui è capofila l’ex amministratore regionale Bersani, mentre lui sta con gli amministratori caduti in disgrazia, scaduti o decaduti, come l’ex assessore provinciale Tiziana Mozzoni. Lui scadrà nella primavera del 2011, ma è meglio scegliersi il cavallo per tempo. Che poi non sia quello giusto è un altro discorso. Sempre meglio a cavallo che appiedato. Anche i perdenti avranno le loro quote di potere. Oh, scusate la sbadataggine di avere dimenticato il soggetto, stavamo parlando di Massimo Tedeschi, sindaco di Salsomaggiore ancora per un anno e mezzo.
Max è dunque arrivato a Vaio una ventina di minuti dopo mezzogiorno, a nastro già tagliato, ma a braccetto del senatore Enrico Morando. Venivano dal mercato. Dalla contentezza che brillava negli occhi di entrambi sembrava avessero fatto ottime compere e sorseggiato più di un «bersagliere» con i simpatizzanti.
Hanno detto qualcosa di poco memorabile, hanno salutato i quattro gatti ivi convenuti e poi sono risaliti in auto alla volta di Salsomaggiore dove li attendeva un aperitivo, anzi un happy hour, allo Chat qui rit.
Noi non abbiamo niente contro gli aperitivi, contro i gatti che ridono, contro le ore felici cui possono seguire momenti di malinconia, però ci ha sorpreso la presenza di Enrico Morando. Che cosa ci faceva, a mille chilometri da dove avrebbe dovuto essere, il commissario straordinario del Pd di Napoli e dintorni?
Dal 5 gennaio di quest’anno, il senatore Enrico Morando è commissario straordinario del Pd a Napoli.
Qualche giorno fa, abbiamo letto con sgomento che il Pd campano, come tutti i partiti di quelle parti, è infiltrato di camorristi e che un iscritto ne ha fatto uccidere un altro.
Morando intervistato dai giornali, dopo essersi messo le mani nei capelli e avere invocato san Gennaro, ha pure chiesto aiuto alla forza pubblica perché mantenga l’ordine il giorno delle primarie. Ma che discorsi sono questi? Che cosa dovrebbero fare i carabinieri o la polizia di Stato, la guardia alle urne di una consultazione privata? Oppure un procuratore della Repubblica dovrebbe starsene al seggio a controllare sul registro degli indagati tutti i votanti?
L’appello di Morando sconcerta tanto per la sua vaghezza quanto per il suo allarmismo. E pensarci prima? Prima che la situazione degenerasse a tal punto?
Ma se le cose laggiù sono tanto gravi chi glielo ha fatto fare a Morando di salire fin quassù? A che pro? Non crediamo sia venuto solo per i begli occhi di Massimo. Probabilmente stava compiendo un tour pro Franceschini. Proprio lui che non sa a che santo votarsi e a che scopo? Per esportare inquietudini campane? No grazie, ne abbiamo abbastanza delle nostre.
La risposta più plausibile sarebbe che è venuto a rilassarsi una delle nuove piscine del Berzieri. Una cavia dei Mari d’Oriente escogitati da Tedeschi. Non sarebbe una gran pubblicità, né per sé né per il wellness salsese, ma sarebbe una risposta onesta.













Gentile Scrittore,
Nulla da obbiettare sull’articolo. Sicuramente conosci bene, e meglio di me, il sindaco di Salso. Avrei tuttavia un appunto sul titolo e sull’accoppiamento con gli Alpini. Chi è “scalatore”, al limite, può essere amico degli alpinisti, ma anche loro avrebbero di che lamentarsi per il paragone. Accomunare Tedeschi agli Alpini è come trovare analogia tra un affogato e un palombaro.
L’amicizia inoltre, prevede che le parti condividano idee, princìpi, sentimenti, e credo che qui siamo lontani anni luce.
Amore forse, da parte di Tedeschi. Ma in amore le cose vanno diversamente: esiste infatti il caso in cui si ami tanto, ma questo amore non venga ricambiato. Tuttavia non è detto che magari un giorno, folgorato dalla visione della Grande Aquila, spogliatosi di tutto ciò che non è necessario, non si carichi di un bello zaino pesante e incominci il suo sentiero purificatorio verso il raggiungimento dell’ “Alpinità”. Durante il cammino, noi lo aiuteremo volentieri con solerti e frequenti: “TASI E TIRA”.
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