Non dite che gli italiani non leggono, dopo aver visto queste foto

Pubblicato da Redazione il 13 ottobre 2009 in Ambiente, Riceviamo e Pubblichiamo, Servizi pubblici |

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Non è vero che gli italiani non leggano. Sono avidi di giornali, soprattutto di quelli gratuiti, che arraffano nelle stazioni e poi lasciano in giro in nome di quella pratica di condivisione che si chiama newspaper crossing. Perché buttare una copia di giornale già letta, ma ancora nuova? Infatti gli italiani i giornali non li buttano, li lasciano agli altri. Per esempio nella stazione di Lambrate. Se poi cadono a terra, tappezzano i pavimenti e volano lungo le scale e i binari, sapete com’è, è nella natura della carta essere leggera, volatile e l’instabilità è tipica delle parole stampate. E poi metteteci la sbadataggine e la distrazione, o la fretta di qualcuno che deve rincorrere un treno e allora si ricava questa brutta impressione che gli italiani siano sporcaccioni, che i servizi di pulizia siano inefficienti.

Si fa presto a criticare Trenitalia per arrivare a criticare l’Italia e chi governa l’Italia. In una parola, a essere antitaliani. Quel brutto vizio che non vogliamo perdere, per il quale riceviamo ogni giorno tremende e meritate bacchettate sulle dita. E se fosse una congiura dei giornalisti o degli editori?

E se fossero Carlo De Bendetti ed Ezio Mauro a insozzare ogni anfratto della stazione di Lambrate per gettare fango sul governo?  Naturalmente non lo fanno spargendo in giro i fogli di Repubblica. Eh no, depistano quei fioi d’un can di comunisti che ne sanno una più del diavolo.

Per farla breve, pensatele tutte ma non che gli italiani non leggano e soprattutto non vi venga in mente di dire che sono degni di chi ha l’appalto delle pulizie a Lambrate.

Ci manca un signor Ghe pensi mi nelle ripugnanti stazioni e sui sudici convogli di Trenitalia. Con la ramazza in mano. 

Le foto sono state scattate alle 10 e alle 18 di lunedì 12 ottobre con un cellulare. il che spiega la cattiva qualità delle immagini e la differenza delle une dalle altre. 


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4 Commenti

  • avatar fb scrive:

    I miei ultimi ricordi di Milano e delle sue stazioni Centrale e Garibaldi -le altre non le ho mai frequentate- risalgono al ’93; o addirittura a ricordi universitarii tra il ’63 ed il ’72, quando ancora Milano era Milano e non una città lordata da orde e canee di immigrati di ogni tipo, nostrani o d’importazione, che l’hanno ridotta ad una latrina e ad una lurida discarica, contaminata da odori e sapori pungenti di orina, sversamenti multlcolori di vomito, feci, schizzi ematici e sputi variegati. Allora potevi ancora andare a girare a qualsiasi ora per la città, frequentare il centro senza dovere scansare mandrie di bipedi maleodoranti, avvinazzati e gonfi di birra. Ricordo i caffè della galleria della Stazione Nord, puliti, accoglienti, luminosi, frequentati da persone per bene, che lavoravano o studiavano, soprattutto, durante il giorno. Gente la quale i giornali se li leggeva e poi se li portava a casa, per una lettura più approfondita. Chi li semina per strada, come nella fiaba c’era chi segnava il cammino con sassolini o briciole di pane, probabilmente li compra solo per consultare l’oroscopo. Un tempo si tenevano anche perchè,mancando i varii tipi di carta igienica mono, doppio o triplo velo, con una bella ammorbidita, strizzando ed comprimendo le pagine e ritagliandole poi a quadratini, si potevano riciclare tanti dotti articoli per una causa più vile che non l’acculturamento e l’aggiornamento, ma pur sempre importante ed essenziale nel quotidiano trascorrere delle giornate.

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  • avatar Cicciobello 66 scrive:

    Fate bene a documentare queste indecenze,e’ uno schifo una roba da terzo mondo con rispetto per il terzo mondo.

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  • avatar fb scrive:

    Nella decima foto dall’alto ancora una volta compare quella pazzoide di mia figlia, la minore; ma che ci fa sempre a Lambrate, se abita dalle parti della Stazione delle Ferrovie Nord? Chiedo un aiutino all’autore degli scatti!

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  • avatar agnostico scrive:

    inquitante anche se abbastanza è un “paesaggio” abbastanza italiano

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