Le strisce di Gaza

Sembrano zebre autentiche, mentre sono asini bianchi «travestiti», dipinti con una tintura all’henné per i capelli.
È una storia triste anche se si svolge nello «Zoo della Gioia». Abbastanza surreale da lasciare uno strascico di buonumore. Siamo a Gaza dove le bombe israeliane sono pane quotidiano, come gli scontri tra gli islamisti di Hamas e i partigiani di al Qaida, come le ricette per la ricostruzione che non riescono mai.
Mahmoud Barghuti aveva un modesto parco con qualche animale che faceva la gioia dei bambini e li distraeva dalle loro angosce. Tra di esse due zebre. Morte di fame durante gli attacchi israeliani dello scorso inverno. Forse cucinate per non far morire di fame qualcun altro. Il proprietario avrebbe potuto importare le loro sostitute attraverso i tunnel che collegano la Striscia all’Egitto e lungo i quali transitano ogni giorno armenti di vacche, greggi, macchine smontate e altre merci non meno ingombranti. Ma gli equidi autentici sarebbero costati 20 mila euro l’uno, cifra che l’avveduto Barghuti non era sicuro di ammortizzare prima di una nuova offensiva. E così si è fatto venire un’idea che da noi si direbbe partenopea (i napoletani non se ne abbiano a male per questo omaggio alla loro notoria inventiva, alla loro plurisecolare arte di arrangiarsi).
Gli sono bastati 900 euro per sostituire le defunte zebre con una coppia di asini. Dopo di che, con spirito Ikea (e ora speriamo non ce ne vogliano gli svedesi), ha completato il montaggio, dipingendo delle perfette strisce tutt’attorno ai corpi dei due ciuchi. Non ci è dato di sapere se bianco su nero o nero su bianco. Non tutti i bambini si sono fatti abbindolare: «Lo so bene che sono asini dipinti», ha detto Yara el-Masri, quattro anni e mezzo, «ma a me va bene lo stesso». Il tromp-l’eil asinino con effetto optical è piaciuto, le riserve sull’autenticità sono passate in secondo piano e i bambini, creduli o meno, sono montati in groppa alle zebre fasulle con l’abituale spensieratezza.

Primo piano di uno dei due asini zebrati. La tinta è stata data con una certa accuratezza.
La trovata di Barghuti è una risposta autarchica ai fratelli egiziani che, approfittando del blocco della Striscia governata da Hamas e della crisi economica di cui soffre, mandano ai palestinesi ogni sorta di merce di cattiva o pessima qualità, dalle sigarette con tabacco al gusto di fieno a spine elettriche che durano tre giorni, a frigoriferi che si guastano nel giro di tre mesi.
L’intraprendente Barghuti, se non altro, si è servito di prodotti di qualità per i suoi falsi: «Ho usato una tintura per i capelli francese, la migliore», ha dichiarato, «una vera rarità per Gaza». Ma non ha detto di quale marca. Per non fare pubblicità.












