Battistero, possibile che al sindacato nessuno sappia fare una foto?

Su internet trovi tutto. Dicono. Direi quasi. In qualche caso, direi nulla. Soprattutto se si tratta di foto. Puoi esplorare la Rete con Google in lungo e in largo ma di foto sulle mnanifestazioni dei dipendenti della Battistero in cassa integrazione manco una. Solo panettoni che non si fanno più. Una beffa. Vai al sito del sindacato, il più rosso: uguale.
Sul sito della Cgil, per manifestazioni intendono ormai solo i tagli di nastro e pallosissimi convegni con quattro gatti. Oppure qualche pullman gran turismo al Circo Massimo di Roma.
La cosa è abbastanza vergognosa. Pertanto, chi s’imbattesse in questa nostra nota, è pregato di sopperire alla lacuna inviandoci almeno una foto. Ce ne avvantaggeremmo noi per illustrare l’articolo e la lotta della Battistero lascerebbe una traccia più visibile in Rete.
Capisco che la Gazzetta on line non ami pubblicare foto «sovversive», il rullo dei tamburi fatti con le latte vuote dei panettoni disturba, ma il sindacato, santiddio, dov’è? Neanche una macchinetta o un cellulare al sindacato? Questo è veramente troppo. Le immagini fanno male a tutti, le chiacchiere fanno immagine e siamo tutti intrappolati da bla bla bla immaginifici, ma le vecchie foto che dovrebbero testimoniare i tempi che corrono e l’aria che tira, qualcuno ha presente? Lasciate perdere le vostre chiacchiere, ché nessuno le ascolta e ancora meno si lasciano leggere, fate clic e fate circolare.
Lasciate scrivere chi ha qualcosa da dire e sa farlo con la forza eloquente delle immagini. Come questo dipendente della Battistero, cui la Gazzetta ha incautamente pubblicato la lettera. Forse senza rendersi conto della forza, dell’indignazione e della combattività di cui è imbottita. Ve la riproponiamo Perché è un modello di tante cose. Per esempio, di intelligenza e passione.
Battistero, chi spegne la luce?
Signor direttore,
lavoro in Battistero da quasi tre anni. Paolo, uno dei miei colleghi più anziani invece, sono trent’anni che sforna panettoni. Verso la fine di agosto, quando inizia “la campagna”, la sua barba è ancora più bianca abbronzato com’è dal sole dei campi della bassa, da dove ogni mattina parte e per 12-13 ore al giorno muove una fabbrica di 250 persone.
Paolo spesso la sera esce per ultimo e spegne la luce… I panettoni si sfornano a partire dalla fine di agosto, i primi sono quelli che accompagneranno le letterine a Babbo Natale dei bambini dei paesi lontani: Stati Uniti, Canada, Australia, Sud America e cosi via, poi si preparano quelli nei sacchetti (la gente li mangia a colazione al posto della brioche) e via via tutti gli altri… “i classici” (quelli con l’astuccio blu) “i farciti”, quelli nelle latte (che ha “inventato” la Battistero) e le confezioni regalo… E’ un mercato maturo quello del panettone (si dice così di un mercato sul quale non ti inventi niente e non puoi crescere granchè), ci sono molti “competitor” a fronte di spazi limitati e “temporanei” sugli scaffali (o meglio sulle isole) dei supermercati.
Mi sono sempre chiesto: com’è che un panettone che ha dentro burro, canditi, uvetta (a volte mandorle, farciture di ogni tipo eccetera) costa come o anche meno di un chilo di pane che è fatto di acqua e farina? Non dovrebbe essermi difficile comprendere che prodotti diversi hanno diversi rapporti tra il valore “percepito” dal consumatore (quello che sei disposto a pagare) e il valore intrinseco (quello che c’è dentro): ecco il panettone è di gran lunga uno tra i prodotti più “sfavoriti” da questo rapporto… Nonostante il mercato maturo, la concorrenza e i margini ridotti (il margine è la differenza tra ricavi e costi di cui sono espressione rispettivamente il valore percepito e il valore intrinseco) quest’azienda da cinquant’anni (dal 1957) continua a sfornare i suoi panettoni… un motivo ci sarà!?
Sarà perché i panettoni sono buoni? (si chiama qualità del prodotto), sarà perché la gente li cerca e li trova? (si chiama riconoscibilità del marchio), sarà perché la distribuzione continua a metterli sugli scaffali? (si chiama fidelizzazione, servizio al cliente, affidabilità), sarà perche la Battistero è stata capace in un simile mercato di creare prodotti nuovi? (si chiama innovazione), sarà perché c’è fatica, costanza, passione nelle persone che li fanno? (si chiamano fatica, costanza e passione)… Eppure oggi quest’azienda soffre, ha sofferto in un passato recente e soffre ancora oggi… un motivo ci sarà? Deve esserci per forza un motivo! A questa domanda però non so rispondere, non ho tutte le competenze e non possiedo tutte le informazioni per capirlo (anche se una vaga idea magari me la sono anche fatta… ) e poi non so, è come se non riuscissi bene a formalizzarla, a descriverla. Non sono molto bravo con le parole, ho più dimestichezza coi numeri.
I numeri, si sa, non hanno sentimenti ma dicono sempre la verità! Un po’ al contrario degli uomini che a volte dicono qualche bugia, convinti spesso a fin di bene …, sono però ricchi di sentimenti, a volte buoni sentimenti, a volte cattivi sentimenti. Caro Paolo, siamo a Parma, capitale della Food Valley, da sempre agli onori della cronaca per primati di vivibilità e oggi nel bel mezzo della crisi globale… sai che ti dico? Ho come la sensazione che si stia spegnendo la luce… In cuor mio però vorrei che fossi ancora tu a spegnerla domani…
Emilio Botrugno Dipendente Battistero S.p.A.
(Gazzetta di Parma, 8 ottobre 2009)
Lavori in corso
Ringraziamo l’attenta e solerte lettrice che, accogliendo il nostro appello, dopo scrupolosa ricerca non è riuscita a trovare più di due foto in tutto il web. Nel farcene gradito regalo ha preteso di sconfessare le nostre affermazioni circa la pochezza dell’archivio fotografico pubblicato dalla Cgil di Parma. Ha preteso senza riuscirvi. Le foto che ci ha inviato non riguardano affatto la provincia e le sue molte (troppo) realtà industriali in crisi prive di documentazione fotografica. Crediamo però che la nostra lettrice, cercando meglio, qualcosa troverà. E ci spedirà. Grazie per quel che abbiamo avuto e per quel che riceveremo.















Mi è piaciuta molto la reazione delle Banche, secie quelle locali, come Cariparma e Bancamonte. Veramente da bravi cristiani e cattolici; Deus caritas est, sed non in argentariis, a meno che non si tratti di rovinare la Parmalat, i suoi boss e tutte le migliaia di risparmiatori che ben sappiamo.
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Di tutto quello che ho seguito della vicenda Battistero SpA, mi colpisce e continua a colpirmi la presunta spiegazione: crisi di liquidità.
Ora e brevemente, io mi trovo in crisi di liquidità (non ho soldi in cassa, per intenderci) quando:
1) ho realizzato investimenti sbagliati (forse);
2) ho pagato i miei creditori prima di essere pagato dai miei debitori (forse);
3) ho contratto mutui impegnativi (forse);
4) ho prelevato dalla cassa della mia azienda più di quanto poteva concedemi l’azienda (forse).
Non trovo altri motivi. O, perlomeno, questi sono, per me, i più significativi.
Rispondendo ad 1): sì, posso aver investito in macchinari ed impianti per realizzare idee che credevo buone (o forse geniali) ma o la crisi economica generale od il mercato (consumatori) non hanno recepito la novità. Se così, adesso devo pagare i miei fornitori e vado in crisi perché vendo poco rispetto a quel tanto che mi basterebbe a pagarli.
Rispondendo a 2): la GDO, Grande Distribuzione Organizzata, i super/iper mercati per intenderci, oppure le aziende per le quali produco (produco per un altro marchio non mio; si chiamano terzisti o copackers) mi pagano a, diciamo, 200 giorni quando io pago i miei fornitori a 90. Ora ci sarà un periodo (110 giorni) nel quale ho già speso per pagare i miei fornitori ma non ho ancora incassato i proventi della mia produzione. Per farvi fronte o ricorro a prestiti, avvitandomi in una vite senza fine oppure qualcuno vuole i miei libri contabili per presentarli al tribunale: si chiama fallimento.
Rispondendo a 3): potrebbe essere la conseguenza di 1). Ho contratto mutui per finanziare gli investimenti ma i debitori mi pagano dopo che ho pagato i fornitori…..e la vite si avvita sempre più.
Rispondendo a 4): non so, dipende dai comportamenti dell’imprenditore (si chiama proprietà).
“Eppure oggi quest’azienda soffre, ha sofferto in un passato recente e soffre ancora oggi… un motivo ci sarà?” si domanda Emilio.
Ed insiste: “I numeri, si sa, non hanno sentimenti ma dicono sempre la verità!”.
Non so, Emilio, se ho contribuito a risponderti.
Posso dirti solo questo: un’altra frase che mi colpisce della vicenda della tua azienda è che avete ( o avreste) ordinativi (cioè ordini dai clienti vostri) per un ammontare ragguardevole di euro.
Sapevo che, per una banca, un magazzino colmo di prodotto finito ma già ordinato od in corso di consegna costituisce una garanzia. Gli stessi ordinativi costituiscono una garanzia.
Allora un accordo, un’assunzione di rischio calcolato (cioè non un rischio alla cieca ma assunto dopo aver soppesato i pro ed i contro) si può (o si poteva fare).
Un misterioso imprenditore era od è disposto a sborsare circa 6,5 milioni di euro. Potrà, è lecito, chiedere una quota parte nel consiglio di amministrazione.
Ma ho letto che le banche si defilano o si sono defilate.
Quali altre garanzie occorrevano?
Quale stato delle cose non le ha convinte oppure è stato tenuto celato?
Cosa chiedevano in cambio?
Perché vi sarebbe un imprenditore/finanziatore disposto ad investire mentre le banche non lo sono?
Vorrei, come te, Emilio, saper rispondere a queste domande.
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Ti posso solo dire che il fantomatico imprenditore disposto a elargire la cospicua somma non è robin hood ma uno che al contrario , non guarda in faccia a nessuno per acquisire aziende e fare in modo che ad un certo punto , che io purtroppo ignoro , falliscono e grazie al compromesso del famoso 51% dei creditori si ritrovano a contare intere valigie di euro….
Succede da tempo e succederà ancora…vedi Pastificio Pagani, Kryotrans, Battistero, Piselli Biscotti , presto Nord Dolciaria e atri. I compagni di merende sono sempre gli stessi…in aggiunta qualche “galoppino ” disposto a perdere la faccia per qualche migliaio di euro.
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