Se ne è andata la cantante argentina Mercedes Sosa, simbolo della lotta per la libertà

Pubblicato da Redazione il 4 ottobre 2009 in Cultura, Musica |

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I suoi fans la chiamavano affettuosamente Negra. «Grazie per il tuo canto e la tua lotta», c’è scritto sullo striscione. 

La popolare cantante argentina Mercedes Sosa, morta domenica 4 ottobre all’età di 74 anni, aveva conquistato le folle dell’America Latina con il suo timbro di voce grave e potente, senza mai rinunciare al suo impegno politico, che l’aveva spinta all’esilio durante la dittatura (1976-1983).

Allontanatasi dalla scena a diverse riprese nel corso degli ultimi anni, a causa di problemi di salute, era riuscita a registare un ultimo album, «Cantora» (Cantante), con vedette spagnole e latino-americane (Joan Manuel Serrat, Luis Alberto Spinetta, Caetano Veloso, Shakira).

Questa donna d’origine india dai lunghi capelli corvini, che lascia una quarantina di dischi, ancora di recente aveva dichiarato: «Non ho mai pensato a vivere con le canzoni».

La sua vita era iniziata il 9 luglio 1935 nella provincia di Tucuman (nord), nella città dove, il 9 luglio 1816, era stata proclamata l’indipendenza argentina.

«La Negra», come era stata soprannominata, era cresciuta in un quartiere modesto, cullata dalla cultura popolare, prima di diventare insegnante di danza folcloristica, vestita con il suo tradizionale poncho rosso.

I suoi primi passi artistici risalgono agli anni Sessanta. A fianco di suo marito, il musicista Manuel Oscar Matus, si unì al movimento Nuevo Cancionero, che rinnova il folclore, e registra il suo primo album, «Canciones con fundamento». Dalla coppia nasce un figlio, Fabian Ernesto.

Negli anni Settanta, si mette alla prova con il cinema, soprattutto in due film del regista argentino Leopoldo Torre Nilson («El Santo de la espada» e «Güemes»). Ma alla fine del decennio, arriva il tempo dell’esilio per questa militante comunista. Nel 1979, è arrestata durante un concerto a La Plata, insieme agli spettatori.

A Mercedes Sosa viene proibito di cantare e anche se non le è proibito di risiedere nel suo paese, preferisce trasferirsi a Parigi poi a madrid. Tornerà in Argentina solo nel febbraio del 1982 per una serie di concerti a Buenos Aires.

In seguito, si esibirà nei luoghi più prestigiosi del pianeta come la Cappella Sistina in Vaticano (1994), la Carnegie Hall di New York (2002) o ancora il Colosseo di Roma (2002) in occasione di un concerto per la pace, al quale partecipò pure Ray Charles.

Dal punto di vista musicale, Mercedes Sosa era una provocatrice nata. Sfidava i sostenitori dell’ortodossia, mescolando il folk al rock o registrando dischi con cantanti lirici. Ha contribuito anche alla diffusione mondiale dell’opera della poetessa cilena Violeta Parra.

La sua carriera le ha fruttato numerosi riconoscimenti, come nel 1992 quando ottenne la cittadinanza onoraria di Buenos Aires, dove ha vissuto da adulta. «Questi premi mi sono stati assegnati non soltanto perché io canti, ma perché penso. Penso agli esseri umani e all’ingiustizia. Penso che se non avessi pensato, il mio destino non sarebbe stato lo stesso», ha dichiarato.  

 

 

Immagini di una vita e di una straordinaria carriera

 

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