E dopo la sbornia che si fa?
L’elegante, composta e poliglotta reazione (chi parla in latino, chi in inglese, chi emette versi belluini) dei dirigenti del Pdl alla vittoria elettorale del giugno scorso, quando il Comune di Fidenza è capitolato dopo 64 anni di giunte di sinistra e centro-sinistra. Tra i festanti si riconoscono il sindaco Mario Cantini, l’assessore Carduccio Parizzi (mentre cita l’Alberto Sordi dei Vitelloni), Michele Rainieri e il consigliere provinciale Manfredo Pedroni.
SOTTO TIRO

CREDENZE POPOLARI
Nei centri commerciali,
i consumatori credono
di risparmiare.
In democrazia, gli elettori credono di contare.
QUELLO CHE NON HA GIULIANO
«Può darsi che Saviano sia banale e scriva male, ma se non piace
a Giuliano Ferrara qualcosa
di buono ce l’avrà». (Lia Celi)
SIRENE E CENTAURE NELLA GIUNTA BERNAZZOLI
«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
MONTI LEI
Vista la situazione, è normale che la rabbia Monti. (Mario Mantovani)
ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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Ma che roba, ragazzi, ma non si può; ma non credevo ai miei occhi ed alle mie orecchie! Non so bene che scrivere come commento, sarei censurato al 90%! Le urla e lo slogan, reiterato e straripetuto, di cui non ho bene inteso le parole,sembravano uscire da un convegno di nostalgici riuniti in qualche birreria bavarese. Spero solo che non fosse “A noi!”, io soffro di tappi di cerume alle orecchie, mi si perdoni! Ho sentito comunque che molti giovani sono poliglotti, sparavano frasi in latino, sul doppio brodo Star gettato in acqua calda. Poi devono aver scambiato per un dado Liebig anche Parizzi, poveraccio! Quando lo hanno poi estratto, di carne appunto, e ben in carne!, non ho capito se perdeva dalle braghe acqua o che altro, forse per l’emozione recente. Non ho notato un tipo della Lega che ben conosco, chissà dove si era infrattato! Non c’erano delle gran belle figliole nel mucchio; che siano solo di sinistra quelle carine? E le padane dove erano finite? Ricordo anche di una foto, su un giornale, con un Tanzi che si faceva uno shampoo con lo spumante. Il più morigerato mi è parso Cantini, sempre un po’ con quell’aria hollywoodiana da Mickey Rourke, dopo 9 settimane e mezzo di campagna elettorale. Era anche un po’ pensieroso; forse rimuginava dentro di sè: “Povra me, ragàs, e chi se l’aspettava? E desa sa fàghia, cun cla masa che ad sbraiòn d’in tuti i perti? Ma po dopa im daràn na man da bòn o cosa? Moh, c’al Sgnùr al ma iùta! Admàn mateina a vag a pè, a pièr un candlòn gros acsè, a Funtanlè, che la Madunèina lam guerda sò!” Poi ogni tanto comparivano dei faccioni in primo piano, che muggivano qualche frase, forse già in preda ai fumi dell’alcool, ma sempre e rigorosamente con la erre arrotata e scatarrante di stampo borgsàno.
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la festa io la capisco. mi sembra però lontana anni luce dai giorni nostri.
la realtà è molto diversa.
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