Brigitte Bardot, dal broncio alla grinta

Oggi, 28 settembre, Brigitte Bardot compie 75 anni e in Francia è festa. Il suo mito, considerato tesoro nazionale, è parte di un Patrimonio culturale leggero ma non transeunte, che fa della Francia un Paese diverso da tutti gli altri.
Per l’occasione, la città di Boulogne-Billancourt, nei dintorni di Parigi, dedica a BB una mostra-avvenimento, ospitata nel museo degli Anni Trenta, aperta dal 29 settembre al 31 gennaio 2010.
Libera, sensuale, insolente, consacrata sullo schermo da registi come Roger Vadim, Jean-Luc Godard, Louis Malle ed Henri-Georges Clouzot, partner di Serge Gainsbourg, nella prima versione di Je t’aime, moi non plus, Brigitte ha prestato il suo volto anche a Marianne. Da star assoluta e sex symbol è diventata ambasciatrice dei diritti degli animali, accendendo passioni e odi che l’hanno portata in tribunale, dove è stata condannata per istigazione all’odio razziale.
Tra le poche icone femminili che hanno voltato le spalle ai fasti effimeri dello schermo di loro volontà (Brigitte Bardot si ritirata dalle scene nel 1974, poco prima di compiere 40 anni) e si sono ribellate ai tormenti dei gossip, lei è senza dubbio la più fragile e allo stesso tempo la più combattiva. La più amata e la più ingiuriata.

La sinistra intellettuale non la ama perché è sostenitrice del fascista Jean-Marie Le Pen (dal 1992 è moglie del lepenista Bernard d’Ormale) e soprattutto per le sue campagne contro l’islam.
Gli uomini e i fotografi non l’amano perché ha lasciato che il tempo lavorasse sul suo volto senza sottoporsi a quei trattamenti chirurgici che rendono mostruose le ex belle donne. Le donne non l’amano perché alla sorellanza e alle cause femministe preferisce la protezione degli animali maltrattati e massacrati.
Deve essere stato per questi aspetti impopolari, alcuni dei quali sono effettivamente difficili da mandare giù, che la pur grande giornalista Natalia Aspesi, su la Repubblica di mercoledì 23 settembre, le ha dedicato un ritratto (in parallelo con quello della coetanea Sofia Loren) non propriamente lusinghiero.
È per evitare discutibili interpretazioni che abbiamo preferito festeggiare BB dando a lei stessa la parola. Affinché si spieghi e si difenda. Ripescando per la bisogna un’intervista concessa non tanto tempo fa allo scrittore e giornalista, nonché suo biografo, Henry-Jean Servat, che è riuscito a farsi aprire la porta dell’inaccessibile Madrague, la villa di Saint Tropez dove Brigitte Bardot vive fin dai tempi in cui Dio creò la donna a sua immagine e somiglianza.

Henry-Jean Servat. Se volesse definirsi con un aggettivo particolare, quale sceglierebbe.
Brigitte Bardot. « Ribelle». Io sono una ribelle. Sono sempre stata una ribelle. In rivolta contro le ingiustizie incancellabili che regnano sulla terra, contro queste infelicità umane e animali che i dirigenti del nostro Paese non riescono a sradicare.
Lei, almeno, è felice?
Come vuole che lo sia, sapendo degli orrori che succedono! Sono troppo lucida per essere felice, fin troppo lucida per essere mai stata felice. Talvolta, mi cattura il suono di una chitarra, e questo è bene. Mi fra sentir meglio. Ma non dura molto. Certo, ci sono momenti, momenti brevi, troppo corti, di bellezza e di allegria, ma una grande felicità, la vera felicità, non l’ho mai conosciuta.
Ma di recente non ha avuto un momento di grande felicità?
No.
Questo significa che lei è abitata solo da sentimenti negativi?
Assolutamente no. Al contrario, sono molto impegnata, e questo non mi dà tempo di pensare a cose negative. Ho una forza che non mi abbandona. È la mia Fondazione. Grazie a essa, mi dico che ho fatto e che continuo a fare qualcosa di intelligente della mia vita, con la mia vita. Lei mi vede a casa mia, malandata, con i miei bastoni, ma io mi occupo –guarda la pila di lettere e dossier sul mio tavolo- a combattere per far sì che cessi il maltrattamento verso gli esseri viventi in generale e verso gli animali in particolare.

È un impegno continuo?
E lo sarà fino al mio ultimo soffio di vita. E mio servo del mio nome per battermi.
Lei è dunque consapevole che la celebrità cinematografica le ha dato un grosso aiuto per fare tutto ciò.
Certo. Il cinema mi ha aiutato ad arrivare fin qui. Ma è stato l’amore per gli animali a tenermi in vita. Spesso, penso che, se non mi fossi occupata di animali, sarei rimasta fottuta come Marilyn e Romy.
Ci sono ancora e sempre persone che la criticano?
Me ne frego, di questo… per non dire di peggio. Se c’è gente che non mi ama o mi deride, d’altro canto mi sento responsabile di migliaia di piccole vite di cui mi faccio carico. E so che migliaia di persone, in Francia o nel resto del mondo, mi trasmettono la lor energia, poiché ricevo migliaia di lettere un po’ dappertutto –dal Giappone, dal Brasile e da innumerevoli altri paesi. Questo mi sostiene e mi impedisce di cadere. Posso anche dirle che l’amore della gente sta crescendo. Il pubblico mi ha sempre incoraggiata e amata. E io ne ho più bisogno quanto più sono stata insozzata. E talmente ho sofferto per l’accanimento nei miei confronti.

Le sue prese di posizione sono state però radicali ed eccessive.
Forse. Ma non sono mai state prese di posizione politiche. Non ho mai militato in un partito. Io non sono che di un partito, quello degli animali, degli animali martirizzati. Disprezzati, picchiati, torturati. Detesto le persone che maltrattano gli animali. Che li mangiano e che non si preoccupano neppure di rispettare quel che mangiano e si mettono in corpo. Quando ero giovane e bella –non avevo ancora 28 anni, nel 1962- sono andata in televisione per protestare contro il modo in cui venivano abbattuti gli animali destinati alla macelleria. Ventisette anni più tardi, si pratica in Francia una macellazione rituale che è la stessa del Medio Evo, altrettanto barbara e crudele. E non capisco perché i dirigenti del mio Paese non impongano uno stordimento preliminare a questi sfortunati animali sgozzati con una lunga e lenta agonia. (Si riferisce ai rituali islamici, ndr)
Su questa vicenda, lei si è impegnata a fondo con veemenza e violenza.
Perché, lei crede che quello esercitato sugli animali non sia un trattamento inumano, veemente e violento? Io so che la mia battaglia è giusta, e, sfortunatamente per me e fortunatamente per gli animali, io dico quel che voglio dire e che bisogna dire, con la mia coerenza e la mia franchezza. Chiaramente queste stragi mi buttano a terra.

Lei vive in mezzo a orrori difficili da raccontare.
Io trascorro il mio tempo, attraverso quel che leggo, vedo e ascolto, vivendo nel dolore, nel sangue, nella morte. Ne esco fiaccata e scoraggiata. A volte mi cedono i nervi. Non sopporto che gli esseri umani , sedicenti miei simili, se ne freghino della sofferenza animale.
Significa che vi disinteressate delle disgrazie umane?
So che ci sono degli imbecilli che non capiscono e che mi rimproverano questo, come se le persone avessero un cuore per amare gli animali e un cuore per amare gli uomini. Io amo tutto ciò che vive e tutto ciò che soffre. Ho scelto la mia battaglia, e non impedisco a nessuno di scegliere la propria, differente dalla mia. Dunque, a ciascuno la sua battaglia.

Ai tempi della sua gloria cinematografica, avrebbe mai immaginato di trasformarsi in una donna impegnata in questo tipo di lotte?
Amavo già gli animali. Fin da piccola avrei voluto vivere in una fattoria, circondata da animali salvati dalla malattia e dalla morte. Questa cosa mi ha sempre occupata e preoccupata. In seguito, non pensavo affatto a quello che sarebbe stato il mio avvenire, non ne ero affatto consapevole. Facevo quel che avevo voglia di fare, ero quel che avevo voglia di essere. Non facevo le cose apposta. Sapevo però che volevo fare qualcosa della mia vita, non accontentarmi di avere successo nella vita, ma soprattutto di fare bene la mia vita.
(da Madame Figaro del 17 settembre 2009)
L’album della giovinezza spensierata




















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SOTTO TIRO
I LIBERI MURATORI DEL PDL
«A Modena, in vista del congresso, in poche settimane sono arrivati 3200 nuovi iscritti, possibile che Modena così ne abbia quasi 6000 e Bologna solo 4500? Logico che sia andata a spulciare. Eb-bene, ben 600 tessere, cioè il 20% del pacchetto arrivato all’ultimo momento appartengono a persone provenienti da alcune zone della Campania e della Calabria ad alta caratterizzazione mafiosa. Prendiamo il caso del comune di San Cesario, dove conosciamo bene chi sono i nostri elettori. Come è possibile che di colpo gli iscritti al Pdl siano raddoppiati? Gente mai vista a un convegno, a una manifestazione, a un’elezione. E guarda caso tutti i tesserati provengono dalla stessa zona d’Italia (...) Non è un segreto che la provincia di Modena sia un territorio di grande interesse per alcuni dei principali clan camorristici, specie quelli con interessi legati al business dell’edilizia. (…) Sì, ho denunciato al segretario il rischio di infiltrazioni della camorra nel Pdl di Modena». (Isabella Bertolini, deputata del Pdl, da un articolo di Italia Oggi del 10 febbraio 2012)Cerca
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E’ l’essere vivente e spero ancora per tanti anni, che simboleggia uno stile di vita anche nell’avere sposato battaglie molto importanti. E’ unica, soprattutto vera!!!
La vera selvaggia francese.
Grande Brigitte!!!
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