Quando il gioco si fa duro, anche un vescovo, un ex magistrato e un medico vanno bene
Dipendenti della Spx di Sala Baganza manifestano a Parma davanti alla sede dell’Upi (Unione parmense industriali).
Il vescovo di Parma scrive una lettera pastorale contro il lavoro precario che rende incerto l’avvenire dei giovani e non permette loro di mettere su famiglia.
Antonio Di Pietro incontra i dipendenti della Spx di Sala Baganza, un terzo dei quali rischia il licenziamento, e promette che porterà il loro caso in Parlamento.
Il vice presidente dell’assemblea legislativa Regione Emilia Romagna, Luigi Giuseppe Villani, sollecita la giunta regionale a intervenire presso le banche per ottenere un prestito di tre milioni di euro, indispensabile per poter pagare gli stipendi dei dipendenti delle Terme di Salsomaggiore e Tabiano. Un’intercessione legittima, visto che la Regione, insieme a Comune e Provincia, è il loro datore di (non) lavoro.
Per quanto tu li possa sfogliare distrattamente e persino con aria di sufficienza, i giornali locali ti costringono a guardarli quando parlano di queste cose. Perché ti parlano della crisi con un linguaggio concreto e minaccioso. Ti parlano di una crisi che è dietro casa tua. Che ti sta arrivando addosso.
Non ti parlano solo della temutissima crisi planetaria che erode i risparmi, fa rinculare il potere d’acquisto e forse non ti permetterà di pagare le rate del mutuo per la casa, ma della crisi che colpisce il tuo congiunto, una persona del quartiere, il figlio di amici che continua a sbattere la testa contro la barriera invisibile ma invalicabile dell’ingresso nel lavoro.
In queste notizie che ci soffiano sul collo ci sono dentro un parente che lavora alle Terme di Salso o alla Spx di Sala Baganza. Ci sono tuo figlio e tua figlia che vivono ancora con te per non andare a fondo con la miseria che prendono per il lavoro a termine all’outlet. A trent’anni (i venti di una volta) si vorrebbe fare da soli. È una crisi che si mangia l’orgoglio e le speranze dei giovani sotto i tuoi occhi.
Per non disperare ti chiedi sempre dove siano gli anticorpi, le soluzioni, le vie di fuga. Non ti fidi degli economisti, degli esperti, delle promesse dei politici. Di questi analisti da altalena che un giorno ti dicono che la crisi è passata, quello successivo che sta per passare, anzi no: è tornata e non se ne andrà tanto presto.
E allora chi ci fa qualcosa? Chi può farci qualcosa?
Un vescovo, un ex magistrato che si è inventato un partito, un medico che è il ras del Pdl nell’Emilia occidentale. Non sappiamo se basti. Non sappiamo se siano le persone giuste. Di primo acchito ci verrebbe da dire che sono figure incongrue. Il sociale non è il loro mestiere. E poi, ripensandoci: perché no? Chi, se non loro o altri ancora, visto che è saltato tutto il sistema tradizionale, compresa la difesa dei lavoratori in difficoltà da parte della sinistra? Anzi, una certa sinistra aveva dato per morta la classe operaia, alla stregua di Dio e del varietà.
Un tempo, al posto di Villani, Di Pietro e Monsignor Solmi, c’erano il Pci, i sindacati, i movimenti, partiti e partitini di sinistra. Il sindacato la sua parte la fa ancora, ci pare e ci dicono. Ma i partiti di sinistra sembrano assenti dalla scena delle lotte sociali. Certo, hanno altro da fare e più urgente. Il Pd, per esempio, al momento è molto preso dalla conta interna con relative scaramucce. Sta un po’ a guardarsi l’ombelico, è la fase infantile, gli passerà.
E allora ben vengano un vescovo, un ex magistrato e un medico part time.
Almeno i giornali ne parlano e magari fanno sì che qualcuno si vergogni per la propria assenza. Chi è senza peccato non scagli la prima pietra. Basteranno i peccatori con la coda di paglia, a lapidarci. (i. s.)

Antonio Di Pietro a Sala Baganza, dove ha incontrato i lavoratori della Spx.

Un cartello esposto dai lavoratori della Spx.














“..Il vice presidente dell’assemblea legislativa Regione Emilia Romagna, Luigi Giuseppe Villani, sollecita la giunta regionale a intervenire presso le banche per ottenere un prestito di tre milioni di euro, indispensabile per poter pagare gli stipendi dei dipendenti delle Terme di Salsomaggiore e Tabiano. Un’intercessione legittima, visto che la Regione, insieme a Comune e Provincia, è il loro datore di (non) lavoro…”
e il cons.Orlandini,visto che è stato eletto nella città termale, perchè non fa altrettanto in Provincia? o forse non sa che il terzo socio delle terme è l’ente Provincia? è proprio vero “passata la festa, gabbato lu Santo”
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Ah, beh, se la chiesa si accorge finalmente che non esiste solo il problema della verginità (o del divorzio…); sia lodato il signore.
Mica sempre sia lodato..
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Aggiungici anche quei poveracci che lavorano alla Battistero. Io ho due figlie con tanto di diploma, che però non serve loro niente o quasi, perchè nè loro nè io siamo ammanigliati a qualcuno dei ras locali della politichetta da cortile. Quelli che, se li conosci e li servi a dovere, donano ai loro clientes le briciole dei loro lauti pasti, distribuendo posti di lavoro, in cui poter stare a scaldare col deretano una comoda poltrona, grattandosela, la panza, da mane a sera. In Italia non servono laureee o diplomi, se non sono sostenuti dagli efficaci sostegni di feudatari,valvassori e valvassini del potere politico ed economico.
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L’Economia è chiamata la “triste scienza”. Originariamente si occupava di ricchezza, del come produrre ricchezza del paese o della nazione e quindi delle elite imprenditoriali e quindi la definizione andava bene. Poi la prima grande crisi economica e, in Europa, la spinta delle istanze socialiste si è occupata del problema della distribuzione della ricchezza. Ma certamente i fattori che hanno giocato per creare il benessere diffuso nei paesi occidentali nella seconda metà del secolo scorso, sono dovuti più che alle scoperte degli “economisti” da variabili diverse ed indipendenti. Per arrivare all’oggi, come si sta affrontando la crisi in Italia (e non solo in Italia)? Incentivando il settore delle costruzioni e prendendo provvedimenti di rientro dei capitali. Quindi non provvedimenti direttamente a favore dell’occupazione nel settore industriale ormai abbandonato alla cieca “globalizzazione”. Edilizia e costruzioni infrastrutturali vogliono dire un tipo di lavoro che gli italiani hanno in larga misura abbandonato e un tipo di prodotto che non crea altro prodotto, spesso è solo la cassaforte di cemento di sterili investimenti speculativi. Ma se oggi gli “economisti” che contano sono quelli impegnati a fornire sostegno alla politica, e quindi inaffidabili, può darsi non ci resti che pregare, ed in questo i vescovi sono maestri, o affidarci direttamente ai politici ma questi ormai sono primedonne e si ricordano degli operai quando, come succede da noi, vanno all’opposizione. Sindacati e sinistra sembrano un poco fuori dai giochi, da anni pensano ad altro e le ricette vecchie servono poco.
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