Salsomaggiore, città senza cure. Intervista all’ex sindaco Adriano Grolli

Non mi sentivo a mio agio. Capita se hai appuntamento con un pesce e non sai nuotare. Adriano Grolli, 62 anni compiuti il 1° giugno, ha trascorso un quarto della sua vita in acqua. A nuotare.
Non sapevo come se la cavasse all’asciutto. Ma la serata e il luogo dell’incontro simpatizzavano per lui. Le sedie e i tavolini all’aperto erano ancora bagnati della pioggia caduta nel pomeriggio. Lui era a suo agio, mentre io mi arrabattavo nella rete di domande che mi ero portato per catturarlo. Più lesto di me, Doctorenry si tuffava e mi lanciava ciambelle di salvataggio.
Salsese come Adriano, è stato suo allievo ai corsi di nuoto, uno delle migliaia di ragazzi e ragazze addestrati nella piscina Leoni o in quelle coperte di Salsomaggiore. Grolli ha fama (fondata) di tritone in servizio effettivo permanente, un dio Nettuno, un accalappiatore di sirenette e ondine. Prima che potessi formulare una domanda sui mali di cui è afflitta la città delle acque, che lo ha avuto come sindaco dal 1995 al 2004, Doctor si era già buttato dal trampolino, invero facile, della captatio benevolentiae.

Adriano, qual è stata la tua migliore performance nella maratona di permanenza in acqua?
«Otto ore consecutive di nuoto, due anni fa; quest’anno ho dovuto accontentarmi di sei e mezzo».
E nel 1967 campione dei 400 a stile libero, ricordi il tempo?
«Credo sei minuti e tredici secondi».
Da quel che sento, mi par di capire che Grolli è passato direttamente dalle acque amniotiche del grembo materno a quelle clorate della piscina. Mi inserisco.
Avrai cominciato prestissimo.
«Mica tanto, sui dieci-undici anni. Allora non c’era questa rincorsa alla precocità come oggi».
Grolli ha camminato sulle acque di quella sua passione primigenia cominciando come bagnino estivo a Salso fino a diventare presidente della società Masternuoto di Fidenza, una cinquantina di nuotatori dai 25 anni in su.
È con l’acqua alla gola che cerco di riportare la leggenda alla realtà, dalle vasche profumate di iodio e olio solare alle acque torbide e turbolente della cara ville d’eaux.

Qual è il male di Salso?
«Quello di una città, leader del settore termale, che potrebbe esserlo ancora, ma che stenta a risolvere i problemi del termalismo».
Che sono?
«Finita la stagione delle vacche grasse, all’inizio degli anni Novanta, non si è riusciti a inaugurarne un’altra».
Riassunto per i non addetti ai lavori. Nel 1991 una legge, firmata dal ministro Franco Bassanini, stralcia le cure termali dalle spese rimborsabili, com’era stato stabilito dalla riforma sanitaria del 1978. Fino a quell’anno i lavoratori dipendenti avevano diritto a dodici giorni di congedo pagati, da aggiungere alle ferie, per cure termali mutuabili. Una reale esigenza per molti, una vera pacchia a spese dello Stato per altrettanti.
È la fine dell’ultima fase della stagione d’oro delle Terme, quella del termalismo sociale, succeduta agli anni fecondi degli ospiti di lusso, dell’allegra mondanità, dei viali pieni di bella gente, dei café chantant, delle signore rimorchiabili e di Sophia Loren che da sterile diventa fruttifera nel 1968 grazie alle irrigazioni salsesi.
Mentre a Berlino crolla il Muro e il Cremlino ammaina la bandiera con la stella rossa, a Salsomaggiore crollano i soviet del termalismo assistito. Le Partecipazioni Statali, baraccone sull’orlo del fallimento, si libera degli stabilimenti termali. I nuovi padroni sono Comune, Regione e Provincia che si trovano a dover amministrare Berzieri, Zoja, Tommasini e Baistrocchi (dello stabilimento Respighi di Tabiano lo sono sempre stati). Quando Grolli riceve il suo primo incarico, nel 1995, eredita le patate bollenti delle terme con i clienti meno che dimezzati e i vertici decapitati.

Come reagiste?
«Creammo una società per la proprietà, a maggioranza pubblica, e una per la gestione, a maggioranza privata».
Una sorta di cogestione. Funzionò l’esperimento?
«Fu emesso un bando per trovare il partner privato, tra il 2003 e il 2004. Se ne presentò solo uno, che poi fece marcia indietro».
Si chiamava Vitawell e non godeva di buona letteratura, nel settore. Il suo ritiro non fu un male, ma il marasma cominciò lì, in quella fase di transizione che non passava.
Perché nessuno rispose?
«Era un bando molto garantista, sbilanciato a favore dell’ente pubblico. Avrebbe dovuto essere più leggero».
E perché non lo fu?
«Subimmo le pressioni di Rifondazione comunista, nostra alleata in giunta».
Può bastare a spiegare il fallimento di un bando che recava in calce le autorevoli firme dei presidenti Vasco Errani (Regione) e Andrea Borri (Provincia) insieme a quella del sindaco Adriano Grolli? Nelle coalizioni di sinistra, si sa, va sempre a finire così. E la causa deve essere semplice da spiegare al popolo, tipo il capro espiatorio.
Fatto sta che da allora sui muri virtuali di Salsomaggiore e nelle carte del comune continua a essere scritto «Ricerca di socio privato» così come sulle pareti dei saloon nel Far West c’erano le facce dei ricercati con la scritta «Cercasi, vivo o morto».
Il partner vivo non è stato trovato né da Giuseppe Franchi durante il suo breve mandato (2004-2006), né da Massimo Tedeschi, cui mancano meno di due anni alla scadenza e tra Wtc, fontane, zampilli e rifacimento della piazza davanti al Berzieri, pare in tutt’altre faccende affaccendato.

Tedeschi non vuol privatizzare?
«Adesso ha ritirato fuori il progetto che aveva preparato la mia amministrazione, ma il suo problema è un altro».
Quale?
«Non ha capito la specificità di Salsomaggiore, non ha capito che le Terme sono la spina dorsale dell’economia salsese. Noi eravamo ossessionati dal termalismo, lui non si rende conto della sua importanza e quando parla di rilancio non pensa alle Terme ma ai parchi acquatici. La leva degli investimenti sono le terme, non altro».
Sarà perché ne sa poco che si è circondato di tanti consiglieri?
«Tedeschi è un mistico della dottrina del management. Crede troppo ai manager, è circondato da una pletora di consulenti, dirigenti, portaborse, tutta gente che gli ha preso la mano. Molti vengono dalla sanità e non dal termalismo, come Roberto Rubbiani, l’attuale direttore generale delle Terme che prima lavorava all’Usl di Modena, tutto un altro ramo. Costoro, invece che essere indirizzati dalla politica, sono loro a indirizzare gli amministratori».
Avete provato a spiegarglielo, a Tedeschi?
«Nei giorni del rimpasto, io, Alessandro Benvenuti e Matteo Orlandi, tutti di Sinistra e Libertà (circa il 5 per cento in provincia e attorno al 4 per cento a Salsomaggiore alle ultime elezioni, ndr) abbiamo incontrato Tedeschi. Con lui c’erano Francesco Zanaga e Paolo Canepari. Non ci aspettavamo grandi cose però speravamo che si potesse parlare di politica e facesse proposte sui temi su cui siamo più preparati, cioè turismo e termalismo».
E invece?
«Fu vago, disse che doveva parlarne con altri, non si sbilanciò, forse ci studiò. Forse pensò: chelur ien mat».
Con il risultato che pochi giorni dopo sfilò dal trio Matteo Orlandi, disegnandolo prima alla presidenza del consiglio comunale e poi affidandogli la carica di assessore, senza dire niente agli altri due del trio.
Le reazione dei due furono diverse. Benvenute ebbe un vivace scambio di opinioni con il sindaco, mentre Grolli attaccò Orlandi dalle colonne dell’Informazione di Parma.

Hai mai più visto o sentito Matteo Orlandi da allora?
«No, non gli ho più parlato».
Come giudichi il suo comportamento?
«Ha vanificato i nostri modesti obiettivi. Ha puntellato di fatto un monocolore Pd, un partito allo sbando».
Perché?
«Non si riuniscono, sono senza segretario da sei mesi, non esistono come forza di mediazione tra gli iscritti e la città e l’amministrazione. Non hanno il polso della situazione, hanno smesso di fare politica, navigano a vista».
Cresciuto alla severa scuola del Pci, arrivato fino ai Ds, mai tesserato al Pd, Grolli sa di che parla. Sa la differenza tra il glorioso passato e il mesto presente.
Non credi al futuro del Pd?
«No, è arrivato fuori tempo massimo e al contempo senza idee chiare».
Che cosa avresti voluto al posto dei vecchi Ds e dell’attuale Pd?
«Avrei voluto che il Pci si trasformasse in un vero partito socialista, come quello francese o le socialdemocrazie svedese e tedesca; insomma, che evolvesse dalle sue radici, non che procedesse a questo innesto contro natura. D’altra parte nel Pci io appartenevo alla corrente di Amendola e Napolitano, che allora si chiamava migliorista, cioè riformista».
Che cosa ti è rimasto dell’insegnamento comunista?
«L’idea della politica come servizio, per me poi è sempre stata anche una passione».
Invece che cos’è diventata?
«Personalismo e carriera, prevalgono le ambizioni private».
Possibile che la sinistra salsese non sia in grado di esprimere un proprio candidato sindaco, che debba ricorrere all’esterno?
«Certo che potremmo fare con le nostre forze. Io, per esempio vedrei bene Guido Conforti: è stato nel Pci, ora è nel Pd, è consigliere comunale a Noceto. Alle sue spalle ha un’esperienza manageriale nel movimento cooperativo e ora lavora in Confindustria; ha un curriculum molto ricco, sia dal punto di vista politico che professionale. Però facendo il suo nome non vorrei bruciarlo».

E allora mettiamo un altro po’ di benzina sulla pira di Matteo Orlandi.
Fino al 1° settembre di quest’anno Grolli è stato docente di scienze e matematica, nonché vicepreside in un liceo di Fiorenzuola. Gli propongo di dare la pagella a Orlandi, un voto dallo 0 al 10 a ognuna delle possibili «maschere» del giovane politico salsese. Ci sta.
Questo il risultato degli scrutini di fine estate ai tavolini bagnati di un bar all’aperto di piazza Garibaldi. Mentre su in municipio andava in scena l’eterno spettacolo della politica seria e seriosa, giù in strada giocavamo a promosso e bocciato.
Che cos’è Orlandi?
a. Un voltagabbana (x)
b. Un ambizioso: 6
c. Un ingenuo: 3
d. Un cavaliere senza macchia e senza paura: 2
e. Un ballerino: 8
f. Un senza arte né parte molto tenace e determinato: senza elementi di giudizio.
g. Una faccia di tolla: no comment.
Poi arriva sferzante il giudizio che riassume tutti i voti: «Non sono abbastanza incazzato per definirlo. Forse è soltanto un giovane che si comporta da vecchio».
(Ivano Sartori e Doctorenry)

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Complimenti per l’intervista a Grolli, ma soprattutto complimenti a Grolli – nostro ex-sindaco – forse l’ultimo politico serio a Salso.
A dire il vero alla fine del mandato si era notata un po’ di “stanchezza” nella sua azione di governo, ma – gradirei una conferma – forse dipendeva dal comportamento degli alleati..!!!???
Gia’, negli anni, il PCI,PDS,PD,DS di Salso ci ha portato vertici ondivaghi, con uno zoccolo duro di iscritti che non guarda in faccia nessuno e vota ad occhi chiusi.
In questo modo si è fatta franare la giunta di Franchi, grazie a qualche noto “saltatore” di ostacoli, e poi si è voluto a tutti i costi Tedeschi, che oggi pare non sia piu’ ben visto nemmeno a Fidenza.
E’ ora che ritornino persone come Grolli, appassionati della politica ma senza i paraocchi, che sappiano dire e fare quello che c’e’ da dire e da fare.
Poco interessa, a noi che abbiamo la fortuna dei Consigli Comunali su TvSalso, che tutti quelli della sinistra prendano la parola per dichiarare che voteranno sempre a favore; ci serve gente che lavori seriamente, senza pensare troppo alle fontane ed ai parchi acquatici, ma alla soluzione dei problemi legati al termalismo.
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Anche grolli ha la memoria corta
Chiedo ospitalità al vostro blog per chiedere spiegazioni su alcune imprecisioni o .. dimenticanze che il nostro ex sindaco ha e non ha detto durante l’intervista. Non sapendo se le imprecisioni derivano dall’intervistato o dagli intervistatori chiedo anticipatamente scusa con l’interessato
1: «Creammo una società per la proprietà, a maggioranza pubblica, e una per la gestione, a maggioranza privata».
non sono mai state create due società una a maggioranza pubblica per la proprietà e una a maggioranza privata per la gestione ,ma solamente una e ad esclusivo capitale pubblico … MAGARI .. l’avesse fatto allora , ascoltando la voce di alcuni imprenditori … forse …non ci troveremmo in queste condizioni. La invito a rileggersi gli atti della Conferenza locale sul turismo del 2000
2: Fu emesso un bando per trovare il partner privato, tra il 2003 e il 2004. Se ne presentò solo uno, che poi fece marcia indietro»
In occasione del bando di privatizzazione gli albergatori di Tabiano supplicarono il sindaco di non procedere per quella direzione e soprattutto a non formulare un unico bando , ma, di farne 2 uno per Salso e uno per Tabiano
Se l’avesse fatto …forse almeno per Tabiano avrebbe trovato un acquirente negli albergatori in partnership con istituti di credito e altri
Forse ha dimenticato che le nostre tesi furono prima supportate da uno studio commissionato dalla nostra associazione a una società specializzata a livello nazionale e poi sfociarono in un ricorso al Capo dello Stato contro il Comune .
Il nefasto bando di privatizzazione fortunatamente fallì .
Ho ancora oggi la presunzione di poter dire di aver contribuito al fallimento e a distanza di qualche anno (io ) rifarei le stesse cose .
Leggo in questi giorni le tragedie di Fiuggi, Montecatini ,Acqui ecc e mi immagino che avremmo potuto essere nelle stessa drammatica situazione, ma attenzione ,ci siamo comunque molto vicini ,l’unificazione delle aziende ha aperto la strada all’assalto dei Pirati
3: Certo che l’attuale sindaco non si è fatto mancar niente quanto a consulenti e consiglieri esperti e non , ma lei….. ricorda ancora i nomi di Rita Amabile , Giglioli , Mambriani , Cacchioli ,Bertelli Ernest-Yung ecc. ??
ricordo ancora le nostre animate discussioni con un po’ di nostalgia e una cosa le devo comunque riconoscere ,la sua disponibilità al dialogo,anche molto aspro con tutta la città , la sua serietà e la sua onestà non sono mai mancate
Ora , anche lei si è ricreduto ed è diventato un sostenitore delle nostre tesi
« (Tedeschi ) Non ha capito la specificità di Salsomaggiore, non ha capito che le Terme sono la spina dorsale dell’economia salsese. Noi eravamo ossessionati dal termalismo, lui non si rende conto della sua importanza e quando parla di rilancio non pensa alle Terme ma ai parchi acquatici. La leva degli investimenti sono le terme, non altro».
e visto che le Terme prenderanno la strada del privato nel modo peggiore e subdolo cerchiamo insieme di salvare almeno le miniere dall’assalto alla diligenza
Supporti con il suo gruppo in consiglio la tesi di istituire un consorzio pubblico \ privato delle miniere . solamente così si potranno trovare imprenditori che credendo nella città investano senza sottostare al monopolio dei nuovi “Padroni delle Acque “
A disposizione per ogni chiarimento
Ringrazio per l’ospitalità
da Tabiano
Roberto Montevecchi
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Che dire, dopo aver letto l’ottima intervista al grandissimo Adriano? Che, almeno per quel che ho visto quando insieme si sono fatte cose e non chiacchiere, è sempre stato un (pesce) gatto che i topi li mangiava. Possibile che ci sia ancora chi si cura del colore dei (pesci) gatto, quando i topi ballano, invitano amici da fuori e fanno festa ovunque e a tutte le ore?
A Salso, in fin dei conti, una gattara la si potrebbe ancora mettere assieme, per i cinque/dieci anni almeno che servono per poter tornare al lusso dei colori.
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Sono sempre più sbigottita. Ciclo, riciclo, triciclo…ci sta di tutto, tanto, peggio di così non potrebbe andare. O forse sì. Rispolveriamo la memoria a chi, forse commosso per aver rivisto un vecchio amico, sfugge il particolare che un sindaco in carica per due legislature consecutive ha avuto un bel discreto numero di anni per tentare di risollevare le sorti di un paese. (All’ex sindaco Franchi è sempre stato rimproverato di non aver ottenuto risultati positivi in soli diciotto mesi)
A me sembra che abbia contribuito benissimo ad affossarlo.
La svendita del patrimonio termale è iniziata con l’ex sindaco Grolli il quale ha la pesante responsabilità di avere ceduto il settore acqua e gas, l’unico che garantiva un introito costante e sicuro nelle casse delle Terme.
Sarebbe ingiusto, poi, dimenticare tutta la serie di regali che dobbiamo alla sua amministrazione, a partire dalla nomina di un inutile direttore generale (tale inconcludente quanto profumatamente retribuita Rita Amabile) per proseguire con la cementificazione selvaggia delle nostre colline (il famoso periurbano che lui e la Mecarelli hanno, a modo loro, valorizzato-e si vede-) compresa l’area Guantara, area palazzetto dello sport, area ingresso di Salso sopra Campore; lo scempio a danno dell’ex cinema Centrale e della via Milano; l’abbattimento di molti alberi in via A. Costa e viale Vittoria, insieme all’abbattimento di tutti gli alberi in viale Berenini sud e loro sostituzione con un numero dimezzato di alberi a crescita talmente lenta che faranno ombra ai figli dei miei pronipoti.
Ci sono poi state le preoccupanti rilevazione dell’Arpa sull’inquinamento atmosferico, debitamente ed opportunamente ignorate.
Non è tutto, ma se c’è ancora chi lo definisce buon sindaco…resto veramente allibita.
Un’altra cosa. Non lasciatevi fuorviare dall’apparente educazione e gentilezza. So per certo che quando indossa la veste ufficiale è in grado di rappresentare benissimo la meschinità dell’arroganza al potere. Parlo della mia esperienza personale (di quella di altri, che pure conosco, non mi permetterei mai di parlare). La Gazzetta di Parma aveva pubblicato, in occasione dello scempio di via Milano, alcune mie lettere di protesta contro il cattivo e poco lungimirante operato dell’amministrazione, sorda ai ripetuti solleciti di noi cittadini. Una in particolare, dal tono ironico, aveva colpito nel segno facendolo imbufalire. Infatti, il caro Grolli, sapete che cosa ha fatto? Ha risposto, sempre tramite la Gazzetta, con una serie di improperi e offese cercando di colpirmi solo sul piano personale. Poi, per essere sicuro che io leggessi la sua vergognosa risposta, me ne ha inviato fotocopia tramite lettera intestata del comune. Ci conosciamo fin dai tempi delle scuole medie e proprio per questo non avevo mai e poi mai fatto diretto riferimento alla figura del sindaco. Non immaginavo che fosse una persona tanto meschina.
(Conservo ancora tutta la documentazione di quel periodo)
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http://doctorenry.blogspot.com/2009/09/il-soldatino-orlandi.html
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Io mi ricordo di un Grolli piccino, ma che bello era e bruno e di gentile aspetto, a girare sui bordi della psicina Leoni, seguito dagli aneliti concupiscenti di ragazzine svenevoli al passaggio di questo bagnino, indefesso nuotatore dagli occhi glauchi e dalle labbra carnose, che fendeva le acque della vasca come un delfino salsese. Poi l’ho perso di vista, lui si è intruppato a sinistra, io allora avevo qualche simpatia per la destra MSI. Poi l’ho rincontrato e l’ho trovato semplice e cordiale, almeno con me, così come l’altra creatura dell’Anna Mainardi, Lino Gilioli.
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Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti, citandomi, a seguito dell’intervista a Nave Corsara.
Tutti meritano attenzione e considerazione.
Purtroppo non sono un blogger molto esperto. Pertanto mi limiterò ad alcune precisazioni, citando gli interlocutori.
A Giuliana dico: non entro nel merito del giudizio sulle mie attività di sindaco in quanto è normale vi siano punti di vista alternativi al mio a questo riguardo.
Voglio solamente precisare che le polemiche offensive sul piano personale da me sostenute nei suoi confronti, da parte mia non volevano essere tali.
Forse ho commesso un delitto preterintenzionale (si dice così..?) per eccesso di legittima difesa…
A Roberto Montevecchi dico: le sue considerazioni sono degne di riflessione non solo da parte mia, ma anche da quella politica, amministrativa e delle organizzazioni di categoria.
Soprattutto in merito al tema del consorzio delle miniere…
Tralascio per brevità (e senso del pudore) di fare l’analisi comparata dei richiamati consulenti ed esperti impegnati dalla mia amministrazione nei confronti di quelle successive, sulla base del curriculum degli stessi e dei compensi percepiti.
Non vorrei dare, dopo il confronto rispetto ai tempi attuali, l’impressione di uno che spara sulla Croce Rossa.
Adriano Grolli
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