Chi ha una vera notizia, scagli la prima pietra
Gli unici cento giorni che hanno avuto qualche peso nella storia dell’umanità sono quelli di Napoleone. Quelli che vanno dal ritorno dell’esilio all’isola d’Elba alla definitiva sconfitta di Waterloo.
Tutti gli altri «cento giorni» contano poco. Sono invenzioni del marketing politico americano e dei loro imitatori.
In cento giorni non si ribalta il mondo e neppure una tradizione lunga sessantaquattro anni. In un simile lasso di tempo riesci a malapena a infilare le mani sotto il macigno per tentare di smuoverlo.
Però c’è chi vive di queste illusioni. Chi le crea e che le alimenta. Tra un po’ saranno passati 270 giorni dall’insediamento di Obama e non è che abbiamo visto molto. Ma da qui a dire che la sua presidenza è un fallimento ce ne corre. Restano tre anni e tre mesi, giorno più giorno meno.
La trovata dei «cento giorni» fa parte della politica spettacolo, costruita con gli slogan di chi vuol voltar pagina, di chi si umetta il dito prima di voltarla e chi no. Di chi sottrae la spugnetta imbevuta d’acqua e lascia le casse vuote. Sì, c’è sempre la lingua, se non si è essiccata a furia di promesse elettorali, ma crediamo che si tratti di pratica antigienica messa al bando dopo il virus A e autorizzabile solo da competente medico Asl.
Tra i lettori, c’è chi chiede più attenzione ai problemi locali e meno voli in mongolfiera. È da cinque anni che martelliamo su questi chiodi. E poi non c’è un argomento al giorno cui dedicare le nostre vis polemica e spes aedificandi.
La situazione ristagna, galleggiano relitti. Infierire sugli sconfitti non dà soddisfazione, anche se quel che resta delle loro malefatte sarà duro e lungo da smaltire.
Quanto ai vincitori, li stiamo tenendo d’occhio. Ma sono così noiosi che ci capita di addormentarci mentre li osserviamo. Per ora, quel che ci offrono è lo spettacolo, di per sé non esaltante dell’ordinaria amministrazione. Che è poi quel che hanno chiesto i loro elettori: una tregua. De minimis non curat praetor.
D’altra parte, anche l’informazione adulta, fonte cui ci abbeveriamo quotidianamente per trovare ispirazione e nutrimento, non è messa meglio di noi. Con la differenza che, pungolata dal vizio di andare in edicola tutti i giorni, è obbligata a mettere in pagina notizie che non sono notizie. Fatti, o presunti tali, che hanno la freschezza di Vanna Marchi e l’imprevedibilità delle fasi lunari. Più che altro ricorrenze e anniversari. Un’informazione pignola, controllata. Con la verifica delle fonti. Mai che confondano l’apertura della piscina con la chiusura del cinema Cristallo. Certo il menu è un po’ sempre quello.
A mitra spianato, i carabinieri sequestrano qualche grammo di cannabis, arrestano un campano e un abruzzese (mai un nome, al massimo l’età) e li «associano alle carceri di via Burla», mettendo così fine a indagini durate mesi, a operazioni battezzate con nomi evocativi tipo «Nessuna pietà per Ulzana». Il duo Fausto Negri e don Luigi Guglielmoni licenzia l’ennesimo libro dal titolo umile, tipo «Per Dio e per l’umanità». La Famiglia Fidentina annuncia l’uscita del Numero Unico il giorno di San Donnino. Il vescovo Carlo Mazza fa il prezzemolo e benedice a destra e a manca. Per il resto è l’outlet a dominare le pagine locali.
Dipendiamo dal villaggio dello shopping non solo per i saldi che forse non lo sono e per il lavoro precario, ma anche per lo sport, la cultura, il divertimento. Come abbiamo potuto arrivare a oggi senza tanto bendiddio? Di che cosa vivevamo prima? Vogliamo aprire un dibattito sul mecenatismo pagato dalle griffe? Sull’elargizione dei soldi privati e di quelli pubblici? Su dove andrà la cultura nel XXI secolo? Due chiacchiere così, tanto per ammazzare il tempo. Perché c’è poco da fare e da criticare.
Ma chi ne sa più di noi, e chi la sa più lunga (e siete tantissimi), scagli la prima pietra. Vedremo di afferrarla al volo e di rilanciarla.
Attenzione però a non confondere le notizie con le chiacchiere (tipo «le dichiarazioni d’intenti» e «i programmi di massima»). Le prime sono i giornalisti che se le vanno a cercare. Le seconde sono loro a cercare gli organi d’informazione.
La Famiglia Fidentina, il vescovo, i partiti, quelli dell’outlet, le ricevitorie del lotto dove si vincono migliaia di euro, scrivono anche a noi. Ma sono lettere talmente prive di informazioni che le cestiniamo. E poi, per darvi conto di cotali e cotanti avvenimenti, la stampa adulta basta e avanza.
Sì, avevamo pensato anche noi di agitare un po’ le acque con titoli del tipo «Cantini promette il sole a San Donnino e la neve a Natale. Bella forza, c’è dietro Berlusconi, tuona l’opposizione». Abbiamo lasciato perdere. Vuoi vedere che qualcuno ci crede? A chi, a Cantini o alla minoranza? Beh, come al solito ci sarebbero gli uni e gli altri. Così abbiamo preferito non dare esca alla solita bagarre.
Ripetiamo: se qualcuno ha notizie più succose, si faccia avanti. Siamo qui apposta. (i. s.)














Ivano, quella foto del Balilla è mia e quello dal ’46 è un mio luogo. Sentirlo chiamar “covo” (da covare) mi torce lo stomaco. Nel ’46 era chiamato “Serenella”, in famiglia “salèn” da “chalet”, prima infatti era una costruzione precaria. Dimenticavo i “cento giorni”, ma non importa importante sono i restanti 1.800 circa. Saluti
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Mi permetto di segnalare la Messa delle ore 19 di qualche domenica fa, celebrata da un infuriato mons. Mazza, presso la parrocchia di S. Vitale a Salsomaggiore, alla scarna presenza dei soli Tedeschi, di 3 o 4 assessori e 18 aspiranti miss su 60; ed anche la vendita all’asta di 18 pecorelle smarrite da parte del Comune di Parma. Pare fossero elettori di non si sa bene quale corrente ideologica, da tre anni vaganti per il Parmense, alla ricerca di un Buon Pastore che le ricoverasse in un qualsivoglia ovile partitico.
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Non credo che fingere di non capire che il cambiamento in atto in tutta Europa non finirà per travolgere e sconvolgere anche noi e le nostre piccole o grandi dispute locali. C’è chi si sta preparando a risolverle per noi.
E’ QUESTO CHE VOGLIAMO?
Il cambiamento epocale che si sta consumando sotto i nostri occhi non ha precedenti e in pochi anni ci ricondurrà tutti al medioevo beduino e, volenti o nolenti, se non ci responsabilizziamo ORA e corriamo ai ripari ORA, ci presenteremo alla storia con armi spuntate e sconfitti prima ancora di cominciare a lottare.
VOGLIAMO O NO CONTINUARE AD ESSERE ARTEFICI DEL NOSTRO DESTINO?
In attesa di notizie interessanti locali, consiglio la lettura quotidiana di altre vicende che non possono lasciarci indifferenti. Se non sapete da dove cominciare, potete fare un salto quotidiano su di un blog che riporta la traduzione di articoli usciti su stampa estera e nei quali il commento è sempre di dimensioni limitate e riportato in colore diverso (rosso) http://www.scettico72 oppure http://scettico72.splinder.com
Per riempire certi vuoti, anche l’editore potrebbe riportare più spesso notizie che possono contribuire ad aumentare la nostra consapevolezza e presa di coscienza del pericolo in agguato, proprio per non dimenticare che come progetto iniziale c’era il riferimento ad una navigazione con lo sguardo rivolto verso la linea imprendibile dell’orizzonte. Che io ho interpretato come un “guardare lontano”…in tutti i sensi.
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