La guerra nella carne, il ritorno a casa dei veterani dell’Iraq

Pubblicato da Redazione il 4 settembre 2009 in Politica |

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Le cifre ufficiali parlano di 4000 morti. Ma il vero dramma sono i 50 mila feriti. Scampati e rimpatriati. Ma in che condizioni? Per esempio in quella del sergente José Pequeño (foto sopra) che ha perso il 40 per cento del suo cranio e parte del cervello, dopo un attacco a Ramadi nel 2006. Porterà per sempre la guerra nella sua carne. «All’inizio, José non sentiva dolore», dice Nelida Bagley. «Oggi ci sono cose che lo fanno piangere, e questo è allo stesso tempo spaventoso e stupendo. Non smetterò mai di parlargli. Non l’abbandonerò mai, sono sua madre».

Come lui, sono migliaia gli uomini e le donne a essere rientrati dall’Iraq mutilati, amputati, handicappati. E poi tutte quelle lesioni invisibili: il 20 per cento soffrirebbe di stress post-trauma e i tentativi di suicidi tra i veterani sarebbero un migliaio al mese. Per tre anni, il fotografo Eugene Richards è andato alla ricerca di queste vite sconvolte: i feriti, i traumatizzati, le famiglie messe di fronte alla morte di un congiunto, alla paura, alla sofferenza. Ne ha ricavato quindici reportage, presentati a Visa pour l’image, il Festival internazionale di fotogiornalismo di  Perpignan (Francia) e li ha riuniti in un libro, War is Personal, che uscirà la prossima primavera. 

 

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Dustin Hill, Illinois

Non ha più le mani, ma può comunque abbracciare il suo bambino di cinque mesi. Settembre 2004, il sergente è di pattuglia sulla pericolosa strada che conduce all’aeroporto di Baghdad. Una vettura guidata da un suicida si lancia contro il suo Humvee (High Mobility Multipurpose Wheeled Vehicle, veicolo militare di grosse dimensioni a trazione integrale in dotazione all’esercito americano). L’esplosione proietta all’esterno il soldato, che ricade in un mare di gasolio in fiamme. Hill perde le due mani, l’occhio destro, un orecchio. Un terzo del suo corpo ha ustioni di terzo grado. È uno dei rari grandi feriti a essersi ricostruito una vita normale.  A 23 anni sposa Sarah, un’amica d’infanzia, da cui ha avuto il bambino. 

 

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Shurvon Philips, Ohio

Gail Ulerie non osa più dormire, anche quando i suoi nipotini vanno a rannicchiarsi tra le sue braccia. A paura di non riuscire a sentire quando suo figlio rischia di soffocare o se ha bisogno di aiuto. Nel maggio 2005, la Humvee di Shurvon è saltata su una mina anticarro. Oltre alle fratture alle gambe,  alle amscelle e ferite al ventre, il giovane soldato, colpito alla testa, soffre di gravi strascichi cerebrali.

 

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Tomas Young, Missouri

Ferito il quarto giorno del suo arrivo in Iraq, nell’aprile 2004, è paralizzato nella parte inferiore del corpo. Quando il fotografo lo ha incontrato, Tomas aveva l’aria disorientata: accidentalmente si era fatto un’overdose di calmanti e antidolorifici. 

 

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Carlos Arredondo, Massachusetts

Suo figlio Alexander è stato ucciso in combattimento a Nadjaf, il 25 agosto 2005, il giorno in cui Carlos festeggiava i suoi 44 anni. Quando ha saputo della morte di Alex, ha perso la testa e ha tentato di suicidarsi dando fuoco alla sua auto. 

 

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Princess Samuels, Maryland

Si è esitato a lungo prima di aprire il feretro. Il sergente Samuels è morta il 15 agosto a Taji, 30 chilometri a nord di Baghdad, uccisa dal tiro nemico. Come tutte le donne soldato americane, Princess non aveva accesso alle unità combattenti. Il che non le impediva di essere terrorizzata. Arruolata solo da qualche mese, sofriva di depressione  e aveva perso molto peso. Ma non era riuscita a frsi rimpatriare. La cerimonia funebre si è svolta a Landover, nel Maryland. Princess, 22 anni, è stata sepolta con gli onori militari nel cimitero nazionale di Arlington. 

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10 Commenti

  • avatar Puke58 scrive:

    Cristo Santo ma non e’ possibile smettere di pubblicare queste foto?
    Avevo gia’ espresso il mio dissenso circa un ‘ altra foto su un servizio che parlava di incidenti stradali.
    Mi ricordo un libro visto lo scorso inverno sulla mostruosita’ della guerra, in biblioteca, con foto di feriti della prima guerra mondiale.
    UN INCUBO.
    La guerra e’ schifosa e detestabile, terribile ………..ma rimaniamo nel ” normale”.
    Non me ne voglia l’editore/moderatore.

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    • avatar Valentina scrive:

      Perché smettere… Per nascondere la verità? La pubblicazione di queste foto contribuisce ad incrementare la consapevolezza della bestialità della guerra. Noi giovani non Possiamo rimanere inerti e disinteresserai da tali realtà. Grazie per le foto!!!

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  • gentile Redazione,
    la guerra, non è normale, le foto pubblicate sono crude? violente? sono reali!
    la guerra è cruda e violenta, è reale.
    hanno cercato di farci credere che ora esistono le bombe intelligenti, le guerre con pochi effetti collaterali.
    non è vero! civili e militari muoiono!civili e militari rimango feriti nel corpo e nella psiche!
    per qualcuno, forse è meglio si sapere che la guerra è sporca ma nel contempo beandosi gli occhi con quiz o reality in televisione.
    Redazione, se la Vostra scelta di pubblicare foto reali è un monito a non dimenticare…… sono d’accordo con Voi.
    Raffaele Pizzati

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  • avatar sandra scrive:

    ci sono tante normalità caro Puke.
    La normalità di chi proprio ora si sta dibattendo in una malattia degenerativa che poco a poco distruggerà ogni suo residuo di vita
    e la normalità di chi taglia i fondi alla ricerca
    la normalità dei bambini che muoiono di fame e di aids
    e la normalità di chi (è notizia di oggi) non versa gli aiuti promessi (Italia)
    per quella madre la normalità è per ogni giorno della sua vita tenere fra le braccia quel figlio
    poi c’è la normalità tua
    che sei giustamente impressionato
    e chiedi che le immagini vengano cancellate
    A me fa un po’ impressione anche la tua normalità.

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  • avatar Editore scrive:

    Capisco il fastidio di Puke, capisco che la foto del soldato menomato tra le braccia della madre urti la sua sensibilità (chi può restare indifferente?), e accetto la sua tirata d’orecchi. Se ci si abitua a certe immagini, c’è il rischio che ci si abitui all’orrore. Che il sangue e gli sbudellamenti dei telegiornali diventino una pietanza come le altre all’ora di cena. Capisco, ma non credo sii possa arrivare a questo. Mi spaventano molto di più i videogiochi che abituano i ragazzi ad accettare il razzismo e la caccia al diverso. I film che inducono alla violenza o possono suggerire il suicidio perché tanto si può risorgere nella sequenza successiva, come in quell’horror appena visto. Succede anche questo, da quando i bambini non riescono più a distinguere la vita dalla televisione. Sono banalità già dette e ridette, ma sono banalità vere. Che non bisogna avere paura a ripetere.
    Per farla breve: no alla violenza artificiosa e artificiale, sì a quella vera. Per ragioni educative. Le violenze, le morti e le stragi prodotte dalla guerra bisogna farle vedere. Nessuna pietà. Non si tratta di non avere pietà per le vittime o i loro familiari ma per i guerrafondai e gli ipocriti che sono all’origine di tutto. E che ci ricattano con questa storia della pietà per le vittime. Non bisogna avere pietà di chi, ministro o generale, pretende di darci a intendere che si può fare la guerra senza i morti. Come se la guerra fosse la prosecuzione delle Olimpiadi con altre armi. L’aspetto più vergognoso delle guerre, da qualche tempo in qua, è quel lessico di stampo politico-militare che impone di chiamarle «missioni di pace». Un becero eufemismo smentito ogni giorno da bombardamenti e stragi.
    Non c’è guerra che sia giustificabile. Neppure quelle difensive, comincio a credere. Figuriamoci quelle che coprono interessi economici o strategici, quelle fatte per «esportare la democrazia». Dunque sia guerra alla guerra mostrandone l’orrore. Si veda di che cosa è fatta. Ai tempi della guerra del Vietnam, i principali nemici dei marines non furono i vietcong ma i giornalisti, i fotoreporter, gli operatori televisivi che inondarono l’America di immagini e resoconti terribili a leggersi e a vedersi. Da allora non si fa più. Vietato dal ministero della guerra. I giornalisti sono solo embedded. In nome del pudore, della pietà per le famiglie, della privacy e altre balle, i morti vengono tenuti nascosti. È il Pentagono a non volere che si sappia di che cosa è fatta la guerra. Non le famiglie. È stato il Pentagono a opporsi alla pubblicazione delle foto del sergente morente in Afghanistan un paio di giorni fa. Le foto, poi pubblicate, non sono particolarmente impressionanti. Quella più drammatica, scattata con il teleobiettivo, quindi in campo molto lungo, è sfocata al limite del comprensibile. Non mostra tutto l’orrore della guerra, eppure anche quel poco non è tollerabile per chi la guerra la predica, la organizza e ci fa affari. Il Pentagono non vuole neppure che si veda il ritorno a casa delle bare. Come i francesi che non vogliono che si veda il sadico ingozzamento delle oche da cui si ricava il prelibato foie gras. Solo che qui è un po’ più grave e le prelibatezze che si ricavano da una guerra deliziano pochissimi, che per giunta non la fanno.
    Per tutte queste ragioni, caro Puke, abbiamo pubblicato. Lo ha capito bene Raffaele Pizzati. E spero tu ci possa mandare assolti.
    Mentre non abbiamo pubblicato immagini della «Vida loca», il film del fotografo e regista Christian Poveda di recente ucciso in Salvador. Quelle immagini, che pure si riferiscono al fenomeno gravissimo della guerra tra bande di latinos, avrebbero più scioccato e sconcertato che indignato. E non avremmo saputo bene con chi prendercela, a chi imputare quella violenza giovanile distruttiva e autodistruttiva. O meglio, sarebbe stato un discorso troppo lungo, mentre le sole foto avrebbero indotto qualcuno a tacciarci di sensazionalismo. Il che non è nei nostri scopi.
    Comunque, è stato utile conoscere le vostre reazioni. Continuate così. Ne terremo conto. Grazie

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  • avatar Puke58 scrive:

    Il rischio vero e’ cara Sandra che ci si abitui alla violenza vera della guerra, bene lo ha capito l’Editore.
    La mia non e’ una normalita ‘ borghese ,sono figlio di proletari, ma gli incubi lasciamoli alla notte .

    Mi terrorizza immaginare lo strazio della madre che , temo, sia lasciata sola nel suo terribile dramma , come spesso avviene negli Usa.

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  • avatar Raiden scrive:

    La guerra fa schifo!!! migliaia di ragazzi morti e menomati!!! Avevano tutti una famiglia, delle fidanzate e adesso non hanno più nulla!!! La cosa che mi fa più schifo sono i politici che se ne fregano, pensano soltanto ai loro interessi quando questi ragazzi devono convivere ogni giorno col fatto che non saranno mai più quelli di un tempo!!! Ma come si fa a restare indifferenti di fronte a queste foto? La realtà fa davvero male…. Tomas Young è il Ron Kovic della nostra generazione.

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  • avatar smeriglietto scrive:

    salve, ho trovato questa pagina per caso cercando la stessa serie di foto che viste su “l’espresso” mi hanno sconvolto ,in particolare quella di princess samuels (ultima in basso) come l’immagine di una ragazza giovanissima (soli 22 anni) possa impressionare al pari delle altre foto che ritraggono soggetti menomati,ustionati e paralizzati.
    ora non vorrei cadere nella retorica del solito discorso iper-pacifista e di quanto sia sbagliata la guerra a priori…ma dico che con la fine della leva obbligatoria, chi va in guerra è pienamente cosciente del proprio destino, chi mette a rischio la propria vita per un gruzzolo di dollari dovrebbe preventivare anche la peggiore delle ipotesi,soprattutto di questi tempi che con la necessità di rimpiazzare chi non è così stupido da rischiare la vita per nulla e la “scusa” delle pari opportunità,mandano in guerra anche le donne

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  • avatar david pegni scrive:

    La società punisce i deboli,le persone fragili,i “vigliacchi” e li trasforma in cani feroci,come quelli degli incontri clandestini,poi però finito il lavoro “feroce” i cani e gli uomini sono ormai stravolti e resi pazzi dalla guerra…non c’è altra via che sopprimerli o scacciarli dal contesto umano…Notare bene che il “contesto umano” e la società civile dopo questo comportamento aberrante ne escono puliti e continuano zelanti nello scempio di tanti innocenti.”Semper Fidelis”,il motto dei marines,ma sempre fedeli a cosa?e soprattutto contro chi e perchè?

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  • Usa: un reduce di guerra suicida ogni 80 minuti

    (ANSA) – NEW YORK, 16 APR – Per le forze armate americane, c’è un nemico più pericoloso dei talebani e di Al Qaida: il suicidio. Ogni 80 minuti, un veterano delle guerre in Afghanistan e Iraq si toglie la vita, con un rapporto di uno a 25 rispetto ai caduti sui campi di battaglia. In pratica, si tratta di 6.500 casi in un anno, più del totale dei militari Usa uccisi dagli insorti dall’inizio dei due conflitti, oltre dieci anni fa. Lo denuncia un editoriale del New York Times.

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