Dai Albertina, schierati anche tu e non se ne parli più

Pubblicato da Redazione il 1 settembre 2009 in Politica |

Albertina_Soliani_carcere_San_Francesco

Un picchetto d’onore di guardie penitenziarie accoglie la senatrice Albertina Soliani in visita al carcere di Parma il 15 agosto 2009.

Albertina non con chi stare. Non sa dove stare. Tra Pierluigi, Dario e Ignazio la senatrice Soliani da Boretto non sa decidersi. Comprendo il suo dissidio interiore e, in un certo senso, lo condivido. Perché sono la prima a provarlo.

Un giorno apro il giornale e sono d’accordo con Franceschini che le canta chiara più a Berlusconi che a Di Pietro. Poi guardo le facce di alcuni suoi sostenitori, come Piero Fassino e mi viene male. Parlo con i sostenitori del Pragmatico Piacentino e quasi quasi mi convincono dicendomi che ha fatto questo e quest’altro quand’era ministro e che ha fatto risparmiare tanti soldi agli italiani povera e brava gente. Ma dietro di lui intravedo l’ombra lunga di Massimo D’Alema sempre pronto all’accordo con Berlusconi contro il quale non ha mai sfoderato niente di più che qualche sarcasmo e allora fuggo a gambe levate.

Pensavo che Ignazio fosse senza macchia e senza paura, la seconda gli difetta senz’altro, gli schizzetti che gli addebitano sono cacarelle di mosca al confronto degli zaini traboccanti di letame sulle spalle di certi sherpa al seguito dei beneamati leader, però non so. Un famoso cardiochirurgo alla guida di un partito? Mah! Possibile che non resti null’altro che la rianimazione?

Mi piace la Rosi, ma sta con il Bersani che sta con D’Alema, che a sua volta sta con altri tre o quattro tipacci. Poi leggo che il presidente della Campania Antonio Bassolino ha accolto il mancato gradimento di Franceschini nei suoi confronti con queste brutali parole: «Anche le pulci hanno la tosse». Caspita ma questo è linguaggio da boss napoletani mica da ex compagni del Pci quando mi credevo che fossero tutti amici in quel partito. Se questo è il livello del dibattito interno, mi chiedo come faranno gli sconfitti ad allinearsi con il vincitore se prima lo hanno ammorbidito con simili legnate.   

Beh, se c’è una che si rende conto di questo clima non propriamente profumato è l’Albertina. In un momento politico così grave, ha detto all’inaugurazione della festa provinciale del Partito democratico a Ravadese (Parma), «più che una discussione sulla leadership sarebbe stato importante avere un pensiero forte e unitario, presentarsi al Paese con una proposta collettiva». Purtroppo il precongresso sta andando in tutt’altra direzione. Oltre che alle randellate siamo a quella conta cui lei si sottrae. Perciò le conclusioni della senatrice sono a dir poco meste. «Non vedo questa forza né questo pensiero in nessuno dei candidati e, visti i presupposti, temo che il congresso non sarà all’altezza della sfida». Questo non è pessimismo, è di più. Nel lessico della destra si chiama disfattismo.

Se Albertina ha gettato la spugna ancor prima di ingaggiare battaglia, avrà le sue buone ragioni. Quelle dette e quelle che conosce solo lei e, per carità di patria, non dichiara. Ed sempre per spirito di corpo che si affida a una dichiarazione che sa di slogan e di atto di fede, più che di ragionamento politico: «Io mi schiero con il Pd». Facile a dirsi. Ma chi lo fa il Pd? E qui si ricomincia da capo. Dai Albertina, schierati anche tu e che non se ne parli più. (m. m.)

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