Il vecchio leone ha raggiunto i fratelli

Il senatore americano Edward Kennedy, che soffriva di un cancro al cervello, è morto martedì sera all’età di 77 anni. Ted Kennedy era uno dei membri più influenti del Senato degli Stati Uniti, dove rappresentava il Massachusetts per i democratici fin dal 1962. Era il patriarca di una delle più celebri dinastie politiche americane da quando erano stati assassinati i suoi due fratelli, il presidente John Kennedy nel 1963 e il senatore Robert Kennedy nel 1968.
Ted Kennedy ha vinto la maledizione ma non la malattia. L’ultimo dei fratelli Kennedy ha raggiunto Joseph, John, Robert ed Eunice due anni dopo aver ingaggiato la sua battaglia contro il cancro. Questo parlamentare rispettato da tutti resterà per sempre un simbolo democratico, figura di spicco nella lotta per migliorare il sistema sanitario americano e modello di impegno fino alla fine.

Non appena ha appreso la notizia della sua morte, il presidente Baraci Obama ha detto: «Michelle ed io abbiamo il cuore a pezzi… Un capitolo importante della nostra storia è arrivato alla fine. Il nostro Paese ha perso un grande leader, che aveva raccolto la fiaccola dei suo fratelli caduti ed era diventato il più grande senatore del nostro tempo».

Ted Kennedy mentre esce dalla clinica nel maggio del 2008.

Ted Kennedy con la figlia Kara.
SOTTO TIRO

CREDENZE POPOLARI
Nei centri commerciali,
i consumatori credono
di risparmiare.
In democrazia, gli elettori credono di contare.
QUELLO CHE NON HA GIULIANO
«Può darsi che Saviano sia banale e scriva male, ma se non piace
a Giuliano Ferrara qualcosa
di buono ce l’avrà». (Lia Celi)
SIRENE E CENTAURE NELLA GIUNTA BERNAZZOLI
«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
MONTI LEI
Vista la situazione, è normale che la rabbia Monti. (Mario Mantovani)
ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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Ne sappiamo poco di Ted Kennedy, fisicamente lontano da noi, quanto è lontana l’America. Eppure così vicino; è stato un testimone di speranza per chi si ostina a credere in un mondo migliore e più giusto. Questo uomo ha affrontato il dolore con la dignità; nei lutti di famiglia come nella malattia. Credo che la vittoria di Obama sia stata anche la sua vittoria. Perché ci dirà la Storia se Obama sarà stato un buon presidente, ma oggi la Storia ci dice che si può nascere “svantaggiati”, dal colore della pelle come da qualunque altro handicap, e contemporaneamente superare gli ostacoli e raggiungere mete “impossibili”. Ted ha voluto credere in un mondo più giusto ed ha servito la Nazione e l’Umanità. Non ci sono dubbi; siamo in tanti a piangerlo e ci mancherà.
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E’ difficile immaginare un paese libero da pregiudizi e in cui interessi
privati si sposano perfettamente con quelli pubblici . Certamente la Camelot
Kennediana in cinquanta anni di storia ne esce rafforzata ma a quale prezzo e che prezzo ; soprattutto si dovrebbe rivedere la posizione di John
kennedy e di sua moglie jacqueline lee Bouvier relativamente al novecento il rapporto matrimoniale come lo si viveva a quel tempo , non tutto il male è legato ai rapporti esterni alla famiglia
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