Lunghe ali di fuoco han coperto la luna sopra di me

Pubblicato da Redazione il 22 agosto 2009 in Politica |

serraccchiani_bernazzoli

Anche Vincenzo Bernazzoli, per fare l’en plein al suo comizio conclusivo, ha dovuto avvalersi dell’appeal di Debora Serracchiani. 

Ascoltate Debora, piddini di poca fiducia in voi stessi e schiena sempre curva. Si parla della festa dei democratici a Genova e Lino Paganelli, storico organizzatore delle feste dell’Unità e ora dei Democratici, fa una battuta: «Berlusconi non è stato invitato perché questa è una festa, non un festino».

Scattano come un sol uomo tutti i salariati di Mister B., che non aspettavano altro per attaccare briga e scatenare la cagnara. Esigono smentite, straparlano di scuse ufficiali. Se no, diserzione. «E chi se ne frega», replica con scientifica freddezza il senatore Ignazio Marino.

Franco Frattini, raggiunge la vetta del sublime e del ridicolo: «Non si può dileggiare il premier in maniera così oltraggiosa».

Debora Serracchiani, l’Ambra Angiolini senza auricolare dei quarantenni Pd, reagisce con parole chiare e di sacrosante: «Ci ha abituato da tempo alle sue battute per una volta che le facciamo noi, non se la prenda».

D’istinto quoto Marino, però debbo riconoscere che la risposta della deputata europea è più sottile e minacciosa. Contiene infatti un avvertimento: guarda che se fai il furbo ti renderemo pan per focaccia.

A parte la preferenza per la risposta di Marino o della Serracchiani, che senso ha questo pseudogalateo, ormai in voga da anni, di invitare gli avversari alla propria festa? È il format Porta a porta e talk show televisivo in genere che fa scuola anche nella cultura di sinistra? È per dimostrare ancora una volta, l’ennesima, che siete democratici fatti, finiti e abilitati?

Cari amici del Partito democratico, non trovate che questo ecumenismo da fiera del levante, mentre non siete capaci di tolleranza al vostro interno e alla vostra sinistra, sia offensivo per chi vi sta a guardare con una certa attenzione mista ad apprensione?

La reazione della Serracchiani genera simpatia e consenso, attira. I sofistici diplomatismi di un Pierluigi Bersani, che in un’intervista a Tempi, settimanale vicino a Comunione e Liberazione, invita a guardarsi  dell’«antiberlusconismo sciocco» e va al Meeting di Rimini a fare la cura di applausi dei ciellini, disorientano, irritano e non producono un voto in più.

Morale della favola, quando distribuirete le poltrone del nuovo organigramma, non caricate Debby di incarichi tanto altisonanti quanti vuoti. Affidatele semmai la responsabilità nazionale per la comunicazione e datele carta bianca. 

Per chi fosse troppo giovane, il titolo lassù è una citazione di una famosa canzone di Fausto Leali. Dato che l’età di questo blues bianco e della deputata europea più o meno coincidono (del 1968 l’uno, del 1970 l’altra), opiniamo che i genitori di Debby si siano ispirata al primo per battezzare la seconda. Niente di riprovevole, per carità, il dubbio è sempre sull’«acca» (h) finale: ci vuole o non ci vuole? Nella canzone di Fausto Leali, sì. Nel nome della Serracchiani, no. Debora, o mia Deborah, ascoltami… Meglio ancora: ascoltatela. Debby, non la canzone. (m. m.) 
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1 Commento

  • avatar a90 scrive:

    Non trovo Debora o Deborah molto sexy, anzi, proprio per niente. Ha le orecchie da vulcaniano, forse a furia di origliare per poi riferire a chi di dovere, il labbro inferiore pendulo, affine quello che fu il difetto genetico proprio degli Asburgo, al cui casato apparteneva pure la duchessa Maria Luigia, l’occhio un po’ lustro per i troppi aperitivi sorseggiati prima di sedere alla destra di Dio Padre Onnipotente. Il look fa molto novizia in attesa di pronunciare i voti definitivi e mi ricorda la vicenda della monaca di Monza. Egidio dov’è?

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