Quella puttana che preferiva la feluca al chador

Tre donne al governo, ha promesso Ahmadinejad. Speriamo mantenga. E vedremo che autonomia e margini di manovra concederà loro. Sarebbe la prima volta da quando comandano gli ayatollah, ma non è la prima volta in Iran. La prima in assoluto fu Farrokh Roo Parsa (foto sopra), medico, fisico, promotrice del suffragio universale, eletta in parlamento nel 1963 e nominata ministro dell’Istruzione nel 1968.
Compagna di scuola della futura imperatrice Farah Diba, l sua carriera si svolse all’ombra dello scià. Destituita dalla rivoluzione khomeinista del 1979, fu imprigionata con l’accusa di «aver diffuso il vizio sulla terra e combattuto contro Dio». Cioè di aver sostenuto i diritti delle donne. Una puttana secondo lo spiccio metro di giudizio degli ayatollah.
Nella sua ultima lettera dal carcere, Farrokh Roo Parsa scrisse ai figli: «La morte è solo un attimo, niente di più. Sono pronta a ricevere la morte a braccia aperte piuttosto che vivere vergognandomi per l’obbligo di indossare il velo. Non ho intenzione di inchinarmi davanti a chi si aspetta il mio pentimento per 50 anni di impegno per l’uguaglianza tra uomo e donna. Non sono pronta ad indossare il chador e fare un passo indietro nella storia». Era nata il 22 dicembre del 1922, cadde davanti al plotone di esecuzione l’8 maggio 1980.
Ora, con la ventilata immissione di ben tre donne nell’esecutivo, che cosa vuol darci a intendere quell’imbroglione elettorale di Ahmadinejad? Che ha cambiato idea sulle donne o che sono le donne ad avere cambiato idea su se stesse e sul loro posto nella politica? Staremo a vedere. (i. s.)














Non lo sopprto, Ahmadinejad, con quella faccia animalkesca da sciacallo affamato, da jena non ridens, da lupo spelacchiato e smagrito, dai denti gialli, con quegli occhi sempre semichiusi e tirati verso il basso, alla Staffelli, a meditare sangue, morte, distruzione. Sbracato, descamisado, barbaccia grigia e sordida, inelegante, stropicciato. Lui e tutti quei barbottoni inturbantati, a progettare omicidii e genocidii in nome di un Dio-Satana, che non è quello del Corano e nemmeno quello predicato ed illustrato da nessun profeta, minore o maggiore, ma un elastico miserando tirato per ogni lato a giustificare nefandezze, una misera coperta puzzolente di pelo di cammello tisico, incapace di celare e coprire il marciume che sottende un sistema politico bieco, torvo, oinistro ed aggressivo. Non per nulla lo sciacallo iraniano ed i suoi botoli ringhiosi, pasdaran e basiji, coraggiosi solo contro donne e studenti inermi, piacciono tanto ai neonazisti ed ai negazionisti e a tutti quegli antisionisti che lo vedono volentieri, lui e le sue future atomiche, come l’uomo della Provvidenza islamica in grado di portare fianalmente e definitivamente a termine una novella Shoah sul popolo d’Israele. Sarebbe lui il vero nemico da impiccare, non quel fessacchiotto di Saddam Hussein.
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