Treni d’agosto/1, la rabbia e la vergogna

Poca gente sugli interregionali, sedili luridi e aria condizionata guasta in quasi tutte le carrozze. Molti i viaggiatori sbracati, all’altezza della situazione. Quattro gatti di pendolari e una marea di stranieri.
Quando i freni cominciano a fumare e puzzare, praticamente un giorno sì e uno no, tutti giù a vedere che succede. Sono i freni. Bisogna aspettare che sbolliscano. I cosiddetti migranti ridono. Se vengono da ex colonie britanniche magari scuotono la testa. Da loro forse va un po’ meglio. Si aspetta che passino la puzza e il fumo e poi di nuovo a bordo esortati dai fischietti dei conduttori con le camicie di acrilico madide di sudore sotto le ascelle. Puzzano anche loro. Le camice dei ferrovieri. Sia maledetta Trenitalia che non ha soldi per darci treni decenti e uniformi di cotone ai dipendenti.
C’è un caldo tale che ti impedisce di leggere e persino di sonnecchiare. Resta lo svago di ritrarre i propri compagni di sventura. Che almeno stanno vivendo un’avventura tutta italiana. Beati loro che domani saranno altrove, su un aereo, all’estero, su una spiaggia o a lavorare. Sì meglio lavorare che viaggiare con Trenitalia. Ma quando Trenitalia serve per andare a lavorare? Il cane si morde la coda. E quello nella sporta scodinzola al suo padrone, che lo carezza e gli sorride. Anche loro, felici ed eleganti, sono di passaggio. Anche loro domani non saranno su questo sudicio treno. Non riusciamo a immaginare da dove vengano o dove vadano. La bruttezza e la tristezza delle cose uccidono la fantasia. (Adriano Marelli)




















Raramente viaggio in treno, di solito lo faccio in auto, con autista, naturalmente. Le ultime esperienze sono quelle di un viaggio in Eurostar a Roma e di un breve tragitto Padova-Venezia. Sul primo una stronzetta si era seduta in un posto non prenotato, davanti a me; dopo 10 minuti in cui la fissavo con sguardo di odio omicida, si è alzata indispettita ed ha occupato abusivamente un altro posto, sicura che tanto nessuno le avrebbe detto o fatto nulla. Siamo in Italia, il paese della tolleranza indifferente, agnostica ed idiota. Sul Venezia-Padova, una siòra molto chic ben coiffèe e meglio ancora abbigliata, con scarpe elegantissime ai piedacci, se le è tolte, di fianco a me e ha posto le fette puzzolenti di Taleggio e deformate dai calli sul sedile anteriore. Le avrei tagliato la gola, ‘sta formaggiaia! E’ passato il controllore, muto come un mafioso, è andato oltre.
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Vi suggerisco di fotografare il sudiciume…
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