Linciaggio, uno spettacolo tipicamente americano

Il 7 agosto 1930, una folla di diverse migliaia di persone assalta la prigione di Marion (Indiana) con un’idea fissa: «Accoppare quei maledetti Negri». Le porte non resistono a lungo. Un detenuto nero, Thomas Shipp, è picchiato a morte, poi il suo corpo è esposto alla finestra della prigione perché tutti possano vederlo. Un altro è colpito, mutilato. Infine, i due uomini sono appesi a un albero.
Un fotografo immortala la scena: Lawrence Beitler, che ha uno studio in città, stampa cartoline in vendita a 50 centesimi l’una. Ne vende parecchie migliaia. Raffigurano due corpi insanguinati, appesi a un albero, al di sopra di una folla visibilmente eccitata dallo spettacolo. In primo piano, un uomo posa puntando il dito contro uno dei «Negri», A fianco, due ragazze afferrano dei souvenir: pezzi di tessuto scuro strappati ai pantaloni di un impiccato. Altri preferiscono portarsi via una ciocca di capelli come trofeo di caccia.
Questa cartolina insopportabile, accuratamente incorniciata con un ciuffo di capelli crespi, fa parte di una mostra istruttiva e agghiacciante, «Without Sanctuary», presentata quest’estate agli Incontri della fotografia di Arles. Settanta documenti, in maggioranza cartoline, ma anche manifesti e ritagli di giornali, che rievocano il linciaggio dei Neri negli Stati Uniti.
Tra il 1882 e il 1968, almeno 5 mila persone furono uccise in questo modo, perlopiù negli Stati razzisti del Sud. Le cartoline degli impiccati restituiscono a queste cifre il loro concreto orrore. La quasi totalità di queste foto scattate sul posto sono state realizzate non per denunciare i linciaggi, ma per esaltarli. Le cartoline erano vendute liberamente nelle tabaccherie ai turisti e agli abitanti, nonché conservate negli album di famiglia.
Nella pattumiera
Questa collezione è stata messa insieme da un antiquario della Florida, James Allen. Negli anni Ottanta, un cliente imbarazzato gli vende uno scrittoio «con dentro una cosa interessante». Scopre così una cartolina che mostra un uomo appeso a un albero, Leo Frank. «Ho fatto delle ricerche», spiega Allen. «Poco a poco ho trovato altre cartoline. Ma nessuna istituzione era interessata. E nessuno voleva sentirne parlare». L’antiquario pubblica annunci sui giornali, convince degli eredi a vendergli cartoline. «In generale, la gente le scopriva alla morte e si affrettavano a gettarli nella spazzatura».
James Allen espone le foto per la prima volta a New York nel 2000. Ma gli ci vorranno diversi anni prima di poterle mettere in mostra nel Sud degli Stati Uniti, dove pavide istituzioni non osano mettersi contro i mecenati locali. La sua collezione è appena stata acquistata dal Centro per i diritti civili e umani di Atlanta, dove sarà esposta in maniera permanente.
In queste immagini, l’aspetto maggiormente intollerabile è, ancor più della violenza dei fatti, l’indulgenza sociale che li ha accompagnati. Sulle foto, si vedono tra la folla bambini, donne, persone della buona società non più commossi che se avessero impiccato un cane. Né gli spettatori né i responsabili sono mai mascherati.
Il linciaggio è uno spettacolo che deve d’altra parte durare il più a lungo possibile: una foto terribile mostra il rogo su cui morì Jesse Washington, 17 anni, nel 1916. Sospettato di aver assassinato il suo datore di lavoro, questo ritardato mentale e a lungo torturato: lo picchiano, gli tagliano le dita. Poi lo bruciano. A fuoco lento.
I linciaggi sono compiuti al di fuori di ogni ambito giudiziario, talvolta senza motivo. La diceria di un delitto, appurato o meno, è sufficiente a scatenarli. E tuttavia sono ampiamente tollerati, quando non annunciati dalla stampa. Nella mostra, un articolo del Corriere di Memphis, nel 1921, avverte i lettori: «Questa sera, possibile linciaggio da tre a sei Negri». Le forze di polizia, complici o sopraffatte, non intervengono. Quanto ai linciatori, non sono preoccupati: le inchieste non portano mai a niente, dato che gli autori sono invariabilmente definiti come «un gruppo d’uomini non identificati».
Strani frutti
Nella mostra, qualche documento riguarda gli sforzi degli avversari dei linciaggi. L’Associazione per l’emancipazione della gente di colore (Naacp) censiva i fatti, pubblicava manifesti. Si dava da fare per svegliare le coscienze e per imporre una legislazione antilinciaggio. Invano: il Senato conservatore bloccava ogni proposta di legge in questa direzione. Al punto che nel 2005, in seguito al successo clamoroso riscosso dalla mostra «Without Sanctuary», la Camera dei deputati ha presentato le scuse ufficiali ai discendenti delle vittime del linciaggio.
Rincresce che l’esposizione, per quanto efficace, soffra di una totale mancanza di pedagogia. Le didascalie sono tradotte su fogli volanti, ma senza contesto storico, senza cronistoria, senza spiegazioni. Non tutti sanno che la ballata Strange Fruit del 1939 cantata da Billie Holiday è un omaggio agli impiccati (sono loro gli «strani frutti» che pendono dagli alberi, ndt). E se i casi di Leo Frank e Emmet Till sono ormai celebri negli Stati Uniti, non dicono nulla al pubblico francese. Su un simile tema, lo shock delle cartoline non è sufficiente.
(Claire Guillot, Le Monde, 16 agosto 2009)
«Without Sanctuary», Rencontres d’Arles, chiostro Saint-Trophime. Fino al 13 settembre, tutti i giorni dalle 10 alle 19. Forfait per tutte le mostre: da 21 a 35 euro. Catalogo edizioni Twin Palms (in inglese), 212 p. 48 euro.













Gli USA sono effetivamente la patria d’origine e d’elezione del linciaggio, come dimostrato dall’etimologia del termine. Contraddicendo ancor oggi i principii della Dichiarazione d’Indipendenza e della loro Costituzione, negli USA vige una forma di apartheid, molto larvata negli Stati del Nord, molto meno in quelli del Sud, vedi l’ultimo esempio di come vennero soccorsi i cittadini della Louisiana e di New Orleans, dopo il disatro dell’uragano Kathrina. I nativi americani, presenti nei territori USA da diecine di migliaia di anni, furono riconosciuti cittadini americani solo nel 1924 e languono in riserve nefande ed infami, i neri sono ancora oggi visti come il fumo negli occhi e nel Sud devono stare ben attenti a come si comportano. E’ diffusa la mentalità WASP -White, Anglo-Saxon, Protestant -o, peggio, quella del Ku Klux Klan, non solo contro i neri, ma rivolta a boicottare ebrei, ispanici, immigrati italiani e slavi, cattolici, amerindi. Ricordo l’indignazione provata nel seguire il film “Mississippi burning” ed i fatti di Little Rock o della persecuzione contro M. L. King ed i suoi seguaci. Mi piace poi pensare che tanti di quei ragazzini allegri e giulivi, nella foto, ed i loro figli combatteranno per “liberare” l’Europa dai razzisti nazisti, poi in Corea ed in Vietnam contro i mostri comunisti e poi vorranno esportare la democrazia in tutto il mondo, ultimi Iraq ed Afghanistan, facendo largo utilizzo dei discendenti dei negracci linciati in varie fogge e modalità; come carne da cannone vanno bene anche loro!.
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Fantastico!
io mi interesso della Germania nazista,a livello amatoriale, con critiche negativissime di chi mi circonda; poi mi guardo attorno e vedo che gli stessi colonizzatori europei con gli schiavi africani, tutti futuri americani contro Germania nazista, Vietkong comunisti e Mussulmani iracheni, a loro volta (usando stereotipi) hanno fatto il loro 3° Reich, subito dopo la 2^ guerra, contro le pantere nere,non che Iraq e quant’altro, hanno proprio raccolto l’eredità ariana già insita dal periodo coloniale: non mi sorprenderei se la statua della “libertà” si atteggiasse al saluto nazista (in verità latino), con il “my battle” (ovvero il “mein kampf” americano). Ah, non ricordo bene, i nordisti per quale motivo hanno combattuto contro i sudisti, se alla fine si sono comportati come loro con i nativi americani? cos’è che unisce veramente tutti questi stati? Chissà che non migliori qualcosa con il primo presidente “negro”…
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A due mesi e mezzo di distanza salta fuori questo nazista-negazionista e voi lo pubblicate?
“io mi interesso della Germania nazista,a livello amatoriale”: questa frase vuol dire solo che lui è un innamorato del nazista sotto mentite spoglie. E fa di tutte le crudeltà un fascio per dire: vedete? noi nazisti non siamo peggiori degli altri… fori fascisti e nazisti dalla nave… buttiamoli agli squali
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Hai ragione, Giacomo, anche noi la pensiamo così. Però crediamo anche che non si possa battere i negazionisti con le leggi o i veti. Tenerli a bada, sì; fargli fare la figura dei perseguitati, no. E sul sito il miglior sbarramento alle infiltrazioni antidemocratiche sono la vigilanza dei lettori-commentatori e la rotta senza sbandamenti della Nave. Così è.
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Il titolo non mi pare proprio esatto, visto che ATTUALMENTE, nei paesi musulmani si applica la pena di morte per lapidazione e impiccagione, quest’ultima attuata issando con le gru i corpi dei poveri sventurati. E la loro tradizione, trasmessa invariata nel corso dei secoli -a parte l’uso delle gru-, permette spettacoli analoghi molto di frequente.
C’è differenza tra linciaggio e lapidazione?
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Certo e mi meraviglio che non la colga. Premesso che si tratta, in entrambi i casi, di atti orripilanti e disumani, il linciaggio è determinato dall’azione spontanea di una folla (magari con la tacita connivenza delle autorità) che agisce al di fuori della legge e in contrasto con essa, mentre la lapidazione è l’esecuzione della sentenza di un tribunale, quindi compiuta nel «rispetto» della legge. Le due azioni, lo ripeto: entrambe esecrabili, possono essere confuse se ci si fa prende dell’emotività. Bisogna essere più freddi quando si scrive. Se no, si rischia di essere emotivi come i vituperati forcaioli e lapidatori. Le faccio notare, infine, ma questa è un’opinione tutta personale, che lei ha l’abitudine, abbastanza fastidiosa durante una disputa, di spostare sempre l’asse del dibattito. Si parla di Birmania? E lei obietta: sì però anche altrove… Si imputa qualcosa all’America che fu (o forse ancora è)? E lei subito mette le mani avanti: eh, però anche i musulmani lapidano… Più che discutere attenendosi con rigore al tema questo mi pare piuttosto un farsi la gibigianna con gli specchi: accecati, si cerca di accecare l’altro. Non mi metterei mai a discutere con lei, se non fosse questione di vita o di morte. Per fortuna, quel momento non è ancora venuto. La saluto. (ivano sartori)
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Grazie per la precisazione.
La foto mi ha riportato ad immagini viste di recente. E’ vero che mi intrufolo con argomenti che all’apparenza non c’entrano, ma mentre sui fatti datati non possiamo fare nulla per rimediare, possiamo almeno sperare che questi errori ci servano da lezione per ribellarci a delle ingiustizie che avvengono attualmente.
Per me è interessante conoscere la sua opinione e poi, ma questa non è una novità, mi piace molto leggere quanto scrive.
Cercherò di stare più attenta a non andare fuori tema.
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Senza commentare le banalità del male contenute nel post iniziale a commento della mostra (certo che ci sono stati i linciaggi in America: par di ricordare però che oggi ci sia anche un presidente nero, sempre per rimanere banali) vorrei intervenire per dare un paio di informazioni, visto che il caldo mi tiene in casa.
Prima di tutto una precisazione etimologica. Dalla Treccani online:
“linciàggio s. m. [dal fr. lynchage; v. linciare]. – Esecuzione sommaria, operata di proprio moto da parte di privati cittadini, senza previa condanna giudiziaria, di delinquenti colti in flagrante o comunque di individui ritenuti, secondo la comune opinione, colpevoli…”
L’origine della parola italiana è dunque francese.
Per quanto riguarda poi l’uso dei soldati di colore come carne da cannone, bisognerebbe, al solito, informarsi senza limitarsi a credere a ciò che il cinema racconta, altrimenti finisce che pensiamo a Michael Moore come a uno storico. A parte i battaglioni di Buffalo Soldiers utilizzati in combattimento durante la guerra di secessione e le guerre indiane, i soldati neri soffrirono di una segregazione che li portò a NON poter combattere. Nonostante molti di essi partecipassero per esempio alla famosa carica dei Rough Riders di Roosvelt, nessuna citazione del loro impegno rimase nella storia ufficiale del conflitto con la Spagna. Nella prima Guerra Mondiale non ci sono state unità combattenti organizzate di colore, se non si considerano gli Harlem Hellfighters aggregati però all’esercito Francese. Nella Guerra di Spagna la Brigata Lincoln, antifascista, ebbe nelle sue file un centinaio di volontari di colore. Durante la seconda guerra mondiale la segregazione nelle forze armate era un fatto e solo un ristretto numero di aviatori di colore, la Tuskegee Airmen, ebbe occasione di combattere nella prima fase della guerra, in Africa. Solo nel dicembre del 1945, dopo le perdite subite nelle Bulges e nelle Ardenne, i neri fino ad allora utilizzati solo con compiti di servizio (e accettati nelle forze armate secondo una percentuale a quella della loro popolazione sul totale, circa il 6 per cento), vennero accettati nei corpi di combattimento e in prima linea, pugnando tanto bene da ricevere anche gli elogi di Patton, non propriamente un esempio di correttezza politica. Solo durante la guerra di Corea, però, la segregazione almeno nei fatti terminò davvero grazie alla defenestrazione di Mac Arthur e alla volontà di integrazione del generale Ridgway. Oltre ai piloti si ebbero unità di colore in combattimento e finalmente medaglie conferite: la prima, nel 1950, a Charles Bussey.
Quindi, per quel che riguarda la carne da cannone, pare proprio che fino almeno alla Corea essa fosse principalmente bianca, almeno nelle forze armate statunitensi.
Per quel che riguarda Katrina, nel caso si volesse insistere sul solito “colpadiBush”, vale la pena di ricordare che il presidente degli Stati Uniti non può fare intervenire le Forze Armate all’interno del paese se non su esplicita richiesta dei Governatori. Il Governatore della Luisiana, Bianco, del partito democratico, non solo richiese troppo tardi l’intervento dell’esercito (che ebbe immediatamente quando si decise), non solo non utilizzò subito la Guardia nazionale dello stato alle sue dipendenze, ma, solo due giorni prima dell’uragano, tranquillizzò in televisione la popolazione, nonostante i federali e i centri di controllo le avessero consigliato di ordinare subito l’evacuazione che richiedeva 48 ore di tempo per essere terminata. Di seguito, in inglese, il resoconto dei fatti riportato per NBC dalla giornalista Lisa Myers, in cui si cita anche un’ammissione in diretta della governatrice democratica:
Lisa Myers: “It was Governor Blanco’s first big disaster, and on that Saturday, less than 48 hours before Katrina hit, she reassured the state.”
Governor Kathleen Blanco (D-LA): “I believe that we are really prepared. That’s the one thing that I’ve always been able to brag about.”
Myers: “Though experts had warned it would take 48 hours to evacuate New Orleans, Blanco did not order a mandatory evacuation that Saturday.”
Blanco: “And we’re going to pray that the impact will soften.”
Myers: “She and the mayor waited until Sunday, only 20 hours before Katrina came ashore, to order a mandatory evacuation, the first of what disaster experts and Louisiana insiders say were serious mistakes by the governor.”
State Senator Donald Cravins (D-LA): “It certainly appeared that there was a lot of indecisiveness exhibited by the governor in the early stages of the disaster.”
Myers: “A key criticism, the governor’s slowness in requesting federal troops. She told the President she needed help, but it wasn’t until Wednesday that she specifically asked for 40,000 troops. That day, in a whispered conversation with her staff caught on camera, the governor appears to second-guess herself.”
Blanco: “I really need to call for the military.”
Unidentified female aide: “Yes, you do. Yes, you do.”
Blanco: “And I should have started that in the first call.”
Myers: “Another key mistake, experts say, Blanco’s lateness in getting the Louisiana National Guard, which she commands, on the streets to try to establish security.”
Jane Bullock, Former Clinton FEMA Official: “It would have been better if it had happened sooner.”
Visto infine che il nostro ranch si chiama da vent’anni Rancho Comancho, mi viene poi anche da ricordare che le popolazioni native americane, secondo teorie ormai universalmente accettate come “beringiche”, giunsero nel Nord America solo tra i 15 e i 12 mila anni fa attraversando Bering, allora una sorta di ponte tra continenti. Di nuovo, questo nulla toglie alle ingiustizie di cui essi nativi sono stati e sono oggetti, ma i fatti, almeno quelli da tutti riconosciuti come tali, varrebbe la pena rispettarli come tali.
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Marco, vedo che i miei commenti -ti ringrazio per averli definiti “banali”, dall’alto della tua scienza, infusa sul tuo capo di unto e bisunto dal Signore, dallo Spirito Paraclito, incomparabile, eccelsa, insuperabile , singolarmente precisa e particolareggiata, soprattutto di notizie accessorie e non necessarie. E’ chiaro che io mi riferivo alle guerre più recenti, dalla Corea in avanti, delle altre ben sapevo che neppure per andare a morire si consideravano utili i neri. La parola “linciagoio” ha subito un passaggio linguistico in francese, ma non è originaria delle Gallie, caro Marco.Essa nasce dal fatto che due biechi yankees di fine ’700, contemporanei fra loro, non si sa bene se in particolare Charles o William Lynch, erano abituati a fucilare ed impiccare senza processi. Gli antenati degli amerindi sono arrivati in America intorno al 40mila a.C.; la tesi che tu porti avanti è stata surclassata da scoprte recenti di reperti ossei, impronte e manufatti risalenti a quell’epoca, e fra l’altro già in Messico. I coetanei ed i discendenti degli estensori della Dichiarazione d’Indipendenza, un gran bla bla e sproloquio redazionale e basta, li hanno sterminati nei modi più abbietti. I poveri neri sono stati strappati dalla patria a milioni, venduti e trattati come bestiame. Ancora poco tempo fa, esistevano in parecchie famiglie WASP del Sud, pistole denominate Saturday Night Special, con cui i genitori uscivano, appunto il sabato, per scorribande alla caccia di neri da linciare, mentre la prole ubriaca e strafatta di droga copulava come conigli nelle magioni lasciate vuote da papi e mami assassini. Gli americani non mi vannno, sono in genere cafoni, ignoranti, masticatori di chewing-gum, burini e buzzurri, ineleganti, mangiano schifezze innominabili che li fanno diventar obesi come mongolfiere flaccide. Sono bachettoni, puritani, moralisti falsi, che osano scandalizzarsi degli shorts di Michelle Obama, invece di pensare ai genocidii ed etnocidii perpetrati dai loro parenti prossimi. Basta vedere dietro a quali sports da bisonti si perdono: rodei, rugby, football americano, dove si esibiscono montagne di carne a spintonarsi, a darsi spallate, a rompersi le ossa, accompagnati dai coretti fasulli e dai gridolini idioti delle loro cheerleaders in mutande. Credono di essere incaricati, per l’eternità, dal loro God, di esportare democrazia per tutto il globo, la loro,però, non quella vera e sacrosanta.
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Secondo la Treccani, unta o non unta, l’etimologia è quella da me citata. Per chi invece vuole interessarsi alla storia, varie sono le versioni, che risalgono anche alla Vecchia Europa di fine ’400. Se ne trova traccia per esempio, qui http://www.famousamericans.net/charleslynch/ : dove, tra l’altro, si ribadisce come il termine riguardi l’uccisione senza processo, a prescindere dal colore della vittima, come del resto il citato della Treccani di cui sopra. Il fatto che la pratica immonda sia stata utilizzata dai razzisti americani contro i neri non cambia il significato corretto del termine nè la storia del suo ingresso nella etimologia italiana.
“LYNCH, Charles, soldier, born in Virginia; died near Staunton, Campbell County, Virginia, about 1785. He was the colonel of a regiment of riflemen that behaved with gallantry at Guilford. The term “lynch law” is said to have been derived from his practice of executing without trial the members of a band of Tory marauders that infested the newly settled country. Another account derives the term from the summary methods taken by a planter named John Lynch to rid the region of outlaws and escaped slaves who took refuge in the Dismal Swamp. This may have been Colonel Charles’s brother John, who founded the town of Lynchburg. Va., and who is said by some authorities to have been the original “Judge Lynch”: while others trace the phrase back to one Lynch who was sent to America to punish pirates about 1687, or to the mayor of Galway, Ireland, who in 1493 executed his own son for murder. A tradition of the Drake family of North Carolina ascribes the phrase to the precipitate hanging, to prevent a rescue, of a Tory named Major Beard on Lynch creek in Franklin county, North Carolina When it was found that the Tories were not in pursuit, the captors went through the forms of a court-martial, and hanged the lifeless body in execution of its decree.–His son, Charles, born in Virginia; died near Natchez, Mississippi, 16 February, 1853, was governor of Mississippi from 1835 till 1837.
Secondo l’Enciclopedia Britannica, unta o non unta e non sola, i dubbi sul periodo di accesso umano al continente nordamericano sono ben pochi: “It is relatively certain that they were Asiatic peoples who originated in northeastern Siberia and crossed the Bering Strait (perhaps when it was a land bridge) into Alaska and then gradually dispersed throughout the Americas. The glaciations of the Pleistocene Epoch (1,600,000 to 10,000 years ago) coincided with the evolution of modern humans, and ice sheets blocked ingress into North America for extended periods of time… The latest possible date now seems to be 20,000 years ago, with some pioneers filtering in during a recession in the Wisconsin glaciation.” Ovvero, fino a 10 mila anni fa, è difficile ipotizzare un passaggio del Bering se non da parte di esploratori. D’altronde, in una conferenza di cui mi parla un amico nativo d’oltre oceano, le uniche novità interessanti su cui si discute ultimamente sono sul “da dove” venissero i primi abitanti delle Americhe, non “da quando”. Dal sito educativo dello Smithsonian, dunque, un riferimento del 2006 alla possibilità che i nativi delle Americhe discendano invece da popoli europei “…a lecture by Dennis Stanford, who discussed where the first inhabitants of North America truly originated from. It had been assumed for decades that the first Americans crossed the Bering Straight from Asia into Alaska some 15,000 years ago, eventually inhabiting much of North and South America. Stanford, however, discussed a new theory that he and his colleague Bruce Bradley have pushed for in recent years. Perhaps the first people of the Western Hemisphere did not originate from Asia at all, but from Western Europe. ”
Infine, secondo la National Rifle Association, unta e non unta e certamente non liberal, il bando delle Saturday Night Special che si cerca di far passare in alcuni stati americani è addirittura razzista, ma non perchè impedisce ai cattivi bianchi di far fuori i neri con UNA pistola. Non esiste infatti UNA SNS: esistono molte Junk Guns, le armi spazzatura, da poco e poco precise, acquistate per lo più da ragazzini neri, portoricani e “white trash”, per usare un termine politicamente scorretto a indicare i poveri bianchi emarginati. Secondo la NRA (che usa, vero, anche capziosamente il concetto “di diritto di portare armi”) un bando di queste pistole da poveri creerebbe un vero e proprio danno costituzionale alle minoranze povere che, impossibilitate a comprare pistole costose, vedrebbero così limitato il proprio, di nuovo, “diritto di portare armi”. C’è anche un sito che parla solo di questo tema (anche se immagino che forse NRA abbia uno zampino nella cosa, è interessante vedere le reali origini del termine, http://www.saturdaynightspecial.org/ ).
Valutare le fonti è una delle basi del giornalismo: in questo ultimo caso, però, addirittura Wikipedia concorda… “In 2003, the NAACP filed suit against 45 gun manufacturers for creating what it called a “public nuisance” through the “negligent marketing” of handguns, which included models commonly described as Saturday Night Specials. The suit alleged that handgun manufacturers and distributors were guilty of marketing guns in a way that encouraged violence in black and Hispanic neighborhoods.”
Questo, per i fatti.
Semper Fi.
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Giuliana sembra piu’ una ” tifosa” , politicamente parlando , che una appassionata di politica…………con quel che ne consegue .
A volte mi pare , leggendola, di essere al bar il lunedi mattina:
La Vs squadra ha fatto schifo ieri.
Si pero’ anche la vostra.
Il vs allenatore nn ne capisce di calcio.
Si e il Vs che ha sbagliato formazione?
Senza offesa nhe!
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Marco, se ti evitavi le citazioni dotte in inglese, risparmiavi tanto tempo più utile ad essere impiegato in modi meno “banali” che non far sfoggio di cultura proprio dinnanzi a me, che ho collezionato lauree, specializzazioni a masters a non finire presso le più prestigiose Accademie ed Alma Mater del globo terracque, tra cui anche quella di Timbuctù. Ciò che hai citato è saputo e risaputo e riporta il pensiero di quegli etnologi furbacchioni mod. WASP, smithsoniani e da Enciclopedia Britannica, che vorrebbero anticipare il più possibile la migrazione asiatica verso le Americhe, non potendo negare che sia avvenuta qualche anno prima dell’arrivo dei biondi Vikinghi o dei debosciati e cattolicissimi criminali spagnoli. Cavalli Sforza ed altri ipotizzano che i protoamerindi siano giunti ad ondate, com’è del resto logico, ad iniziare dal 40mila a. C. Intorno a quell’epoca si mossero anche asiatici verso il Sudest asiatico insulare e, verso l’Oceania, anche popolazioni nere ivi residenti, tant’ è che sono di quell’epoca i più antichi reperti anche in Australia, Melanesia e Polinesia. I soliti furbacchioni WASP tentano poi perlomeno di insistere sull’ipotesi di trasmigrazioni di caucasoidi Ainu, che ci furono, probabilmente, ma i cui discendenti furono assorbiti dai successivi apporti di paleoasiatici siberiani con occhetti a mandorla. Comunnque, siccome nè io nè tanto meno tu, siamo dei paleoantropologi, stiamo buoni e bravi per quanto riguarda le varie ipotesi ancora fumose, incerte e variegate. Qui si parlava d’altro, altro che etimologìe francesi o inglesi! Confermo comunque che la tua insistenza sulla derivazione francese è chiaramente erronea. E’ come dire che Patata è di origine spagnola e non haitiana, o cher Cioccolato e Mais sono sempre iberici e non aztechi o che Arsenale è dal dialetto veneto e non dall’arabo; tant’è che in tedesco Linciaggio si dice Lynchjustiz, ossia giustizia di Lynch, che non era francese e tu lo sai bene.
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A Marco ricordo un altra abitudine democratica americana, il tiro al Presidente. Nel coprso di 150 anni ne hanno accoppati quattro -Lincoln, Garfield, McKinley e Kennedy- ed hanno tentato di far fuori Reagan. Questo forse in base ai dettati della Dichiarazione famosa di Indipendenza per cui, se un capo di governo non fa il bravo bimbo in casa e lo scolaro diligente in classe, è legittimo elimnarlo.
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Ma tutti questi copia e incolla sono obbligatori ? Non potevate fare un link per chi voleva controllare ? Dunque, il tiro è dimostrare che quando li hanno massacrati eran lì da poco, mentre invece eran lì da tanto e avevano costituito delle civiltà avanzate che gli spagnoli e gli altri hanno distrutto per portare al re gli ori. Così la superiorità asserita con la forza è l’origine della popolazione americana, che persevera col principio a tutt’oggi, dopo aver fatto carneficine in patria e in giro per il mondo. Questo la accomuna alle civiltà patriarcali europee che eran sempre in guerra, dai greci ai romani e via andando. E anche con la chiesa che asserendo la superiorità della dottrina ha compiuto famose stragi e istigato guerre.
L’istinto sanguinario dell’uomo che ha trovato e trova giustificazioni per potersi saziare. Al momento io mi sazio di sanguinacci suini e testa in cassetta.
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