Ci sono risposte ai messaggi di queste due nuotatrici?

Si chiama Carole, ha 35 anni, è francese di fede islamica. Voleva nuotare in una piscina di Emerainville (Seine-et-Marne, Francia) vestita in questo modo. Le è stato proibito. Quale messaggio riceviamo da questa vicenda?

Si chiama Federica Pellegrini, ha 19 anni, è veneta e ha mandato in brodo di giuggiole gli italiani per i suoi record ai Mondiali di nuoto di Roma. Ha sette tatuaggi e un piercing al capezzolo sinistro. Sul piede sinistro, si è fatta incidere «Niente altro che noi» per dichiarare il suo rapporto esclusivo con il fratello Alessandro. Condividete questo messaggio o vi sentite tagliati fuori?













Preferisco lavarmene le mani, non necessariamente in piscina, argomento difficile da affrontare a mani nude, senza conoscere usi e costumi, ecc.. Ma racconto qualcosa che è capitato a me, perfettamente in tema. In servizio a Fontanellato un giovedì di mercato, poche settimane or sono, mi ha avvicinato un religioso (un frate credo) additandomi una signora col burqa e dicendomi “… ma non sa che è proibito..?”. Io cascando dalle nuvole risposi; non mi pare ma mi informerò. Non è proibito, come non è proibito essere intolleranti. Comunque la signora accompagnava una carrozzina con neonato e la sua presenza non mi ha urtato nè fatto paura o dato fastidio; le parole del religioso invece francamente…
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una donna che si tuffa con una tuta fa paura ai bambini come hanno detto le brave signore di Verona?
A me da bambina facevano terrore le suore, quelle nere con quei cappelli bianchi strani tipo olandesina… quando le vedevo mi nascondevo nella gonna di mia madre, terrorizzata.
Non mi ricordo che mia madre abbia mai cercato di mandarle via dal quartiere.
Anzi, poi mi toccò andarci a scuola…
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Strano che sciacallo finga di cadere dal pero. In Italia, e da quando sono nata è così che funziona, ci si maschera SOLO per carnevale. O troverebbe normale se in un giorno qualsiasi tutti i cittadini uscissero coperti con una maschera per non farsi riconoscere? Se poi sciacallo rappresenta la legge, dovrebbe informarsi meglio sull’esclusivo significato politico di sottomissione all’uomo (e in contrasto con la nostra Costituzione) che ha l’uso di qualunque tipo di velo islamico.
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Posso rispondere?
1) Ci siamo dati delle leggi: per fare il bagno in luoghi pubblici si usa il costume, non un vestito.
2) Ci siamo dati delle leggi: per fare il bagno in luoghi pubblici si usa il costume, non lo si fa nudi.
Conclusione per entrambe: se volete vestirvi o spogliarvi a vostro piacimento per un bagno, fatelo a casa vostra, non in un luogo pubblico.
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Margie, io ricordo che a Salso, e precisamente all’Istituto Baistrocchi, prestavano servizio le suore “cappellone”, come le chiamavano. Non hanno mai fatto paura a me ed a mio fratello, anzi, eravamo noi che facevamo paura a loro, perchè gli mettevamo le castagne o i sassolini nel ripiano del cappellone inamidato. D’inverno aspettavamo, dalla terrazza, che passassero e poi con uno scopettone colpivamo i rami carichi di neve e le seppellivamo sotto una slavina gelida. Le scuole delle monache hanno lasciato su di te un marchio indelebile; in fondo le invidii, hai anche tu una certa tendenza alla vocazione monacale. Le donne islamiche che vogliono nuotare coperte da una tuta mi fanno pena, non paura e tu che le giustifichi od approvi addirittura, mi sconcerti, per non dir di peggio.
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Sciacallo, se però tu, in servizio, ti imbattessi in me che indosso qualcosa che mi cela alla vista del resto del mlndo, non interverresti minimamente? Ti pare una cosa seria che ‘ste brave donne si facciano la foto-tessera per la carta d’identità con solo gli occhi in vista, o addirittura coperte in tutto il viso? Ma che identità chiarirebbero, alla bisogna? Se io ti mostrassi una cosa del genere, ti acconteteresti, come esponente delle forze dell’ordine?
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Va bene, proviamo a distinguere; che il burqa “nasconda” anche una società sessista, discriminatoria nei confronti delle donne, quindi sicuramente ingiusta e vessatoria non è in discussione. Resta però (e sottolineo resta, manche però) che vietare alla singola persona di bagnarsi in una piscina (sostanzialmente pubblica, suppongo, almeno dopo che si è pagato il biglietto) è un fatto senz’altro discriminatorio, Insomma io provo ad immaginare come l’interessata abbia vissuto la cosa. Giuliana mi parla di leggi, e va bene. Ma a me pare occidentalmente assodato che un paese è tanto più civile quanto meno ha bisogno di sancire divieti. Tra l’altro (da “uomo di legge”) dico che non tutti se ne rendono conto ma ogni divieto in più per le amministrazioni pubbliche rischia di essere una sconfitta, per il semplice motivo che poi farlo rispettare è arduo.
Mario Mantovani
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Io proporrei allora di togliere qualsiasi divieto, dimodochè le pubbliche amministrazioni possano uscire trionfatrici ed alleggerite da pesi eccessivi per farli rispettare nella quotidianità; cominciamo magari dall’eliminare il divieto di sosta, sul quale campano tutti i Comuni italiani, maggiori, medii e minori e per perseguire e sanzionare il quale le forze dell’ordine municipali o Verdiane non si pongono dubbi, non cadono dalle nuvole, non si tormentano con interrogativi esistenziali, anzi, sono di una solerzia e di uno zelo “encomiabili”.
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Quale messaggio?
Che se nn gli sta bene alla Francese Islamica vada a fare il bagno a Gedda o a Ryad………..e ci rimanga!!!!!!!!!!!!
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I comuni campano sui divieti di sosta? Ecco dunque dimostrato che far rispettare i divieti è arduo..
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Dai Sciachi, che lo sappiamo tutti che il sanzionare i divieti di sosta in modo selvaggio è un punto di forza dell’economia di entrate dei Comuni italici. Lo so che tu, lo spero almeno, non sei una carogna, come tanti altri tuoi colleghi, o meglio colleghe culobasso e tappe, che sono delle arroganti villane ed altezzose, che non hanno nessuna capacità di valutazione e di interpretazione delle norme. Ed oltrettutto hanno sempre ragione loro, solo perchè indossano una divisa; abbigliamento che a me personalmente suscita pruriti in ogni parte del corpo. Sono infatti orgoglioso di non aver mai fatto il servizio militare; avevo scelto il servizio civile, poi mi sono fracassato su una strada della Crimea e l’unico vantaggio è stato quello di non aver subito 18 mesi di umiliazioni e di cazzate , a 25 anni, da parte di uno stronzo di caporaletto, magari anche analfabeta.
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Tanto per dare dei riferimenti.
Dopo un regio decreto degli anni trenta la cosa è regolata dalla legge 152 del 1977 e adeguamenti e inasprimenti successivi:
ART.5.
È VIETATO PRENDERE PARTE A PUBBLICHE MANIFESTAZIONI, SVOLGENTISI IN LUOGO PUBBLICO O APERTO AL PUBBLICO, FACENDO USO DI CASCHI PROTETTIVI O CON IL VOLTO IN TUTTO O IN PARTE COPERTO MEDIANTE L’IMPIEGO DI QUALUNQUE MEZZO ATTO A RENDERE DIFFICOLTOSO IL RICONOSCIMENTO DELLA PERSONA.
IL CONTRAVVENTORE È PUNITO CON L’ARRESTO DA UNO A SEI MESI E CON L’AMMENDA DA LIRE CINQUANTAMILA A LIRE DUECENTOMILA.
Una circolare del capo della polizia del 2000 dice
Ministero dell’Interno
DIPARTIMENTO DELLA PUBBLICA SICUREZZA
DIREZIONE CENTRALE PER LA POLIZIA STRADALE, FERROVIARIA, DI FRONTIERA E POSTALE
Servizio immigrazione e Polizia di Frontiera
N. 300.C/2000/3656/A/24.159/1^Div.
Roma, 24 luglio 2000
OGGETTO: Misure atte ad impedire l’uso in pubblico di capi d’abbigliamento idonei a travisare i tratti delle persone che li indossano.
AI SIGG. QUESTORI DELLA REPUBBLICA, LORO SEDI
Con riferimento alla problematica in oggetto, in particolare nella materia dei documenti atti a comprovare l’identità personale, si è reso necessario esaminare la compatibilità tra la pertinente normativa di pubblica sicurezza e le prescrizioni di alcune religioni, tra le quali quella islamica, che impongono alle donne l’uso continuo del copricapo o del capo coperto.
L’art. 289 del Regolamento di esecuzione del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza dispone che la fotografia da applicare sulla carta d’identità debba riprodurre l’immagine a mezzo busto e senza cappello.
Con circolare del 14 marzo 1995 della Direzione Generale per l’Amministrazione Civile è stato tuttavia precisato che il divieto non fa riferimento all’esigenza che l’interessato mantenga il capo scoperto (il. volto naturalmente sì) ma si limita a proibire l’uso del cappello quale semplice accessorio eventuale dell’abbigliamento personale che potrebbe alterare la fisionomia di chi viene ritratto.
Diversa e non equiparabile a questa ipotesi è quella del caso in cui la copertura del capo con velo, turbante o altro sia imposta da motivi religiosi. In tal caso il turbante, il “chador” o anche il velo, come nel caso delle religiose, sono parte integrante degli indumenti abituali e concorrono, nel loro insieme, ad identificare chi li indossa, naturalmente purché mantenga il volto scoperto. Sono quindi ammesse, anche in base alla norma costituzionale che tutela la libertà di culto e di religione, le fotografie da inserire nei documenti di identità in cui la persona è ritratta con il capo coperto da indumenti indossati purché, ad ogni modo, i tratti del viso siano ben visibili.
I suddetti principi valgono anche per le fotografie da applicare sui permessi di soggiorno.
Tanto premesso, si invitano le SS.LL. di attenersi alle suddette disposizioni, avendo cura di verificare in maniera rigorosa che le fotografie di donne con il capo coperto, da apporre sui permessi di soggiorno, consentano comunque un’esatta identificazione delle loro titolari, anche allo scopo di evitare il rischio di un illecito utilizzo dei permessi di soggiorno.
Il Capo della Polizia
Direttore Generale della Pubblica Sicurezza
De Gennaro
Seguì una sentenza del TAR del Friuli Venezia Giulia che annullava nel 2006 un provvedimento di un sindaco che impediva l’uso del velo nella sua città: fatto questo riferito solo alla legittimità dell’atto del sindaco, ritenuto inidoneo a emettere tale ordinanza.
Poi la “Carta dei valori della cittadinanza e della integrazione” adottata con decreto del Ministro dell’interno 23 aprile 2007, prevede espressamente (punto 26) che: “In Italia non si pongono restrizioni all’abbigliamento della persona, sia pure liberamente scelto, e non lesivo della sua dignità”, ma che “non sono accettabili forme di vestiario che coprono il volto perché ciò impedisce il riconoscimento della persona e la ostacola nell’entrare in rapporto con gli altri”.
Rimane anche il parere del consiglio di stato numero 3076 nel 2008 che dichiara la solita decisione del sindaco veneto illegittima.
Al solito, c’è un poco di confusione all’italiana, anche se parrebbe chiaro che il volto deve sempre essere scoperto.
Per inciso, anche a Kabul, fine della guerra, le donne dovevano farsi fotografare a viso scoperto per motivi ovvi di sicurezza: lo facevano scortate dal marito e in modo che nessuno le vedesse quando sollevavano il burqa, ma lo facevano.
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che cosa c’entra il coprire il viso?
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Preciso e puntuale come un orologio svizzero: GRAZIE, Marco.
Stampo subito il tutto per poterlo citare, all’occasione.
Sciacallo- Si rassegni: aveva ragione il frate.
La prossima volta che incontra una donna-ombra avvolta in un sudario, invece di solidarizzare con gli aguzzini e sentirsi pure buono per questo, tenga presente che il regolamento deve essere osservato da tutti. Riporto integralmente dalla Carta dei valori trascritta da Marco: ” NON SONO ACCETTABILI forme di vestiario che COPRONO IL VOLTO, perché ciò IMPEDISCE IL RICONOSCIMENTO della persona e la ostacola nell’entrare in rapporto con gli altri”.
Nessuno deve permettersi di girare per le nostre strade a volto coperto.
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Io sono straconvinto che tutte queste richieste ipocrite, queste avances di proposte di burquini e compagnia bella, non sono altro che provocazioni costruite e congegnate ad arte dagli astuti imam ed ulema levantini, per atteggiarsi a martiri ed incompresi della barbarie occidentale. Ma quale persona dotata di raziocinio, islamica, cristiana o che altro, potrebbe seriamente mettere in atto richieste talmente in contrasto ed in opposizione non solo alle leggi locali, ma soprattutto al buon senso? Ma come si fa a credere che ci si possa immergere con palandrane e paludamenti in una piscina, ma quando mai? E all’uscita dall’acqua, che fa, la siòra, sciaguatta fino ad una cabina in una scìa di acqua grondante e si cambia d’abito? Quale cristiano chiederebbe mai di poter entrare instivalato in una moschea o che gli servano carne di porco in un ristorante in Siria o quale donna se ne girerebbe in minigonna o in shorts, ben sapendo, che so, in Iran, di scatenare folle linciatrici? Sono tutte, queste, provocazioni studiate a tavolino dai barbuti in camicia da notte!
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Siccome non trattavasi di pubbliche manifestazioni resta fermo che non è vietato. Non aggiungo altro in quanto non sono un legislatore e non sono musulmano.
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Resta fermo che è vietato. Ho scritto infatti degli inasprimenti successivi, come quello riportato qui:
Legge 8 agosto 1977, n. 533 (in Gazz. Uff., 20 agosto, n. 226).
L’ ARTICOLO 5 DELLA LEGGE 22 MAGGIO 1975, N. 152, È SOSTITUITO DAL SEGUENTE:
È VIETATO L’USO DI CASCHI PROTETTIVI, O DI QUALUNQUE ALTRO MEZZO ATTO A RENDERE DIFFICOLTOSO IL RICONOSCIMENTO DELLA PERSONA,IN LUOGO PUBBLICO O APERTO AL PUBBLICO,SENZA GIUSTIFICATO MOTIVO. È IN OGNI CASO VIETATO L’USO PREDETTO IN OCCASIONE DI MANIFESTAZIONI CHE SI SVOLGANO IN LUOGO PUBBLICO O APERTO AL PUBBLICO,TRANNE QUELLE DI CARATTERE SPORTIVO CHE TALE USO COMPORTINO.
IL CONTRAVVENTORE È PUNITO CON L’ARRESTO DA SEI A DODICI MESI E CON L’AMMENDA DA LIRE CENTOCINQUANTAMILA A LIRE QUATTROCENTOMILA.
PER LA CONTRAVVENZIONE DI CUI AL PRESENTE ARTICOLO È FACOLTATIVO L’ARRESTO IN FLAGRANZA
CI sono anche altri emendamenti alla stessa. La sentenza di TAR e Corte dei Conti non riguarda l’applicazione di questa legge, quanto la liceità formale di un’ordinanza al proposito promulgata da un sindaco (e mi risulta comunque che sia in corso a) un appello anche su queste decisioni; b) una proposta di legge in cui, per evitare interpretazioni, si chiarisce che burqa et similia sono da considerarsi, come è secondo me ovvio quando nascondono il volto, proibiti).
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Scusatemi, ma non capisco cosa c’entri il burkini, che copre tutto il corpo, ma non il viso (altrimenti ci sarebbe il serio rischio di soffocare), con il legittimo e condivisibile divieto a nascondere la propria identità in pubblico durante pubbliche manifestazioni. Cerchiamo di non fare confusione! La ratio legis del provvedimento è chiara: si tratta di rendere riconoscibile chi commetta un reato durante una manifestazione, cosa che si inserisce nel più ampio principio di riconoscibilità della persona, che è un elemento importante della convivenza civile. Quindi, per favore, non introduciamo elementi di pseudo-femminismo per coprire la nostra paura del diverso. Non inventiamoci leggi che impongono il costume all’occidentale in piscina. Se riteniamo un elemento di libertà il diritto delle nostre donne ad andare in giro con minigonne ascellari e top al limite degli atti osceni in luogo pubblico, non possiamo imporlo come obbligo. In un Paese libero e civile ognuno può vestirsi come gli pare, entro i limiti della riconoscibilità, da un lato, e della decenza, dall’altro.
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Ha ragione Stefanini: non confondiamo le acque, manteniamole separate. Non buttiamo il burqa con l’acqua sporca. Io che sono freddoloso di natura, posso fare il bagno in una piscina pubblica con il paletot? Se può farlo la signora musulmana con lo spolverino di cui alla foto, ritengo di poterlo fare anch’io. E posso farlo con il mio toni da meccanico perché quando smonto dal lavoro non ho tempo per cambiarmi e allora preferisco fare splash così come sono? E se lo volessi fare in pigiama perché non c’è nulla di meglio di un bel tuffo per risvegliarsi d’un colpo ma purtroppo non ho la piscina mia e avrò pur diritto no a un bagno pubblico? E se volessi farlo avvolto in un caftano perché mi vergogno di mostrare al pubblico ludibrio il mio corpo tozzo? E se volessi farlo chiuso in un sacco come Houdini per vedere se riesco a slegarmi prima di affogare? Se tutti questi modi sono legittimi perché siamo multiculturali ma siamo anche laici e allora il mio gusto vale quanto il tuo credo, dai tutti in acqua. Come nel finale di Hollywood Party. Come viene, viene perché oltre alla casa delle libertà abbiamo anche la piscina delle libertà. Dite di essere aperti e democratici, ma mi sa che il permesso non me lo darete mai. Non rappresento una minoranza pressante. Però scusate, se non c’entra la legge, non c’entra neppure la religione. Io direi che la discriminante è un’altra. Avete mai sentito parlare di igiene? Chi controlla che cosa c’è sotto tutti quei vestiari, toni o burqa che siano. Chi si butta con il pannolone, chi nuota con l’assorbente, chi non si è tolto l’unto dalla tuta e chi ha gli indumenti un po’ incrostati di non si sa bene cosa. Insomma, più roba ti porti addosso e più rischi di inquinare. È sì una vasca d’acqua, la piscina, ma non per farci il bucato. Perciò invece che di leggi che con il nuoto hanno punto o poco a che vedere propongo di parlare più propriamente di regolamenti d’igiene. Dov’è la potente e onnipresente Asl in questi casi? Che fa? Che dice? Esisteranno, no, delle regole anche per questo ambito nella su complicata casistica? Esisteranno figure professionali con il compito di farle rispettare, no? Ci sarà pure una ratio igienis in questa vacatio legis che rischia di ridurre le nostre piscine in suq acquatici, ghetti dove finiranno per ritrovarsi solo quelli e quelle che, sgomitando e profittando della nostra codardia, di presunti sensi di colpa e di malintesa carità cristiana, di eccesso di politically correct e di reale menefreghismo, resteranno i veri padroni del campo. E noi? Se siamo ricchi, non abbiamo problemi. Un circolo o una piscina privata si trovano sempre. Se siamo poveri, ci compreremo la piscina gonfiabile. Come se ne vedono nei vicoli di Napoli e la Jervolino fa sequestrare perché i poveri napoletani non hanno Allah in dalla loro parte. Se poi mi venite a dire che anche una in bikini può sporcare, vi rispondo che è più facile controllare una pelle scoperta che coperta. Se mi venite a dire che offende il comune senso del pudore, come mi pare che Stefanini abbia fatto. Beh, vi rispondo che avete problemi d’incontinenza sessuale o che siete dei legulei. O entrambe le cose.
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Ragion per cui, Alessandro, manifetazioni o meno, chi gira per strada in burqa lo vada a fare dove è permesso, anzi, imposto, le bimbe nostrane in minigonna indecente restano libere, qui da noi, di farlo, ma sono ineleganti, burine, buzzurre. Nessuno però le ha mai obbligate a girare così, come nessuno obbliga le varie esisbizioniste ad indossare topless o costumi con filo di seta tra le chiappe.
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Condivido tutte le osservazioni di Weissmuller, come mi pare fondata l’ipotesi provocatoria che fa a90.
La parte più allarmante di questa notizia, più ancora delle dimensioni del costume in sè (anche se non si capisce come mai non si siano limitate ad indossare i nostri tradizionali costumi interi) è il fatto che, in loro presenza, TUTTI i non musulmani debbono adeguarsi alle loro regole, altrimenti la piscina se la possono scordare.
E’ questo che sta succedendo in alcune piscine inglesi.
E noi dobbiamo avere dei seri motivi di preoccupazione.
Non più tardi di due settimane fa, facendo zapping con il telecomando, ho assistito (penso su rai1) al discorso di un imam di Milano, il quale ha detto chiaramente: “Noi da qui non ci sposteremo mai. Adesso i nostri figli hanno quasi vent’anni, studiano, occuperanno posti di prestigio. Per ora siamo noi che dobbiamo chiedere permessi a voi, ma fra poco, saremo noi a dettare le regole”.
Dopo vent’anni che sono in Italia si sono talmente ben integrati che parlano distinguendo opportunamente tra “noi” e “voi”.
Non si può parlare contemporaneamente di integrazione e multiculturalismo, l’uno esclude l’altro. E nel multiculturalismo, lo insegna la democrazia, è destinata a prendere il sopravvento la cultura rappresentativa di più persone. A furia di concessioni, indovinate chi si sta integrando a chi?
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ci vuol niente a fare un regolamento che dia chiare disposizioni sul tipo di abbigliamento richiesto in una piscina, senza tanti giri di parole. per esempio basterebbe dire che sono proibiti tanto il cosiddetto burquini (obirkini) quanto il tango, ovvero i due estremi, e tutti capirebbero di che si parla, tanto per essere chiaro. magari ci sarà un po’ discutere sula liceità del topless, ma questo dipenderà dai singoli comuni… se non si arriva a una così semplice soluzione è per la disonestà dei politici che, con la scusa della democrazia, del multiculturalismo e del politically correct, nascondono solo la loro viltà… quelli di sinistra non vogliono perdere i voti degli elettori più esigenti e moralisti (tipo città aperta per intenderci, tanto per restare a Fidenza) e quelli di destra non vogliono sembrare troppo di destra… risultato: il lavoro sporco lo fa solo la lega, con la rozzezza imbarazzante che tutti sappiamo… fossimo tutti più onesti, ci metteremmo d’accordo e faremmo fronte uniuto contro l’invasore, cioè la minoranza islamica prevaricatrice… e loro, la piscina, se la costruirebbero nel recinto della moschea… e noi lì non gli andremmo a rompere le balle pretendendo che le loro donne si denudino… chiar? no, troppo elementare per essere possibile, bisogna complicarle le cose e perdercisi dentro… e farli ridere mentre contano i giorni che mancano alla nostra caduta… che saranno i nostri figli a pagare, come tutti gli altri debiti che gli lasciamo… ah, mi scordavo di dirvi che sono di sinistra e anche un moralista, però prima sono illuminista, lascia perdere il laico: tutti quelli che non sono preti sono laici, ma l’italiano non lo parla più nessuno qui?
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Stanno facendo ricorso, vanno dall’avvocato per protestare contro chi non gli lascia fare il bagno con il burkini, sono emigrati acculturati dice repubblica e anche con i soldi perché se no non ti viene in mente di andare dall’avvocato che per i nostri genitori l’avvocato era da non andarci mai, sia perché costava sia perché era un disonore, ma questi sono acculturati, moderni, aggressivi e ci vanno e vinceranno e ridono come hamza piccardo dell’ucoii, che dice “basta un ricorso e la multa antibikini si disintegra”, si finirà così
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Hai ragione, Mario, con la magistratura che ritroviamo non può che finire così, tutti tesi a farsi belli ed a mettersi in vetrina, alla boutique dei Calabraghe ed Accoglienti, della catena commerciale Ulrasinitra&co. Ti danno un bollino da incollare sulla tesserina del Bravo Buonista per ogni criminale e deficiente Rom, albanese, moldavo, rumeno o islamico che assolvi o che fai scarcerare. Quando arrivi a 10 punti, organizzano una festina multietnica in qualche campo-nomadi, dove, al ritorno, non trovi più traccia della tua auto e se cerchi il portafogli, ha cambiato di proprietario, insieme al cellulare. Ma è una loro tradizione, che diamine, lasciamoli fare!
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Allora perchè non facciamo così: facciamo un quartiere per gli italiani, uno per i musulmani, uno per gli africani e così via… Tutti circondati dal loro bel recinto e ognuno con le sue regole! In quello per gli italiani vietiamo alle donne di indossare copricapo di ogni genere (e mettiamo in galera le vecchiette che vanno a messa col fazzoletto in testa) e a tutti di indossare vestiti lunghi dalla testa ai piedi. Col tempo, magari, potremmo anche creare un sotto-quartiere per i meridionali, vietando nella nostra little-Padania la musica ad alto volume e ristoranti etnici come le pizzerie, magari rendendo pure obbligatorio mangiare gli anolini ogni domenica e parlare il dialetto nei luoghi pubblici! Ma non vi rendete conto che state rispondendo all’intolleranza con l’intolleranza, comportandovi anche peggio di chi impone la sharia con la forza?
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Secondo Lei, caro Alessandro, non dovremmo ribellarci a chi vuole imporre, sul nostro territorio, la shari’a? Le rammento che quelli del lasciar fare “perché noi siamo tanto buoni e bravi e aperti e multiculturali e democratici” convinti di dar loro un buon esempio di tolleranza e civiltà, appartengono alla categorìa che gli islamici stessi considerano con disprezzo “utili idioti senza dignità” con i quali si alleano fino a quando possono servire per raggiungere il loro scopo. Pensa che gli Italiani si siano liberati dal giogo dello straniero per mettere i loro discendenti sotto quello dell’islam? Non confondiamo le acque, perché noi italiani non siamo intolleranti nè razzisti quando vogliamo difendere, a casa nostra, le nostre leggi e la nostra identità e le nostre radici giudaico-cristiane. Se non sono disposti ad integrarsi con noi (che significa condividere princìpi e valori in cui credere, lingua, libertà individuali e leggi) se ne devono tornare da dove sono venuti. Le sembra una richiesta irragionevole?
Quella del burkini è una semplice provocazione, un ennesimo pretesto per dividerci e un mezzo per misurare sia la propria forza che la nostra arrendevolezza.
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Alessandro, ma perchè ti scomponi,ti sconvolgi, vai in escandescenze, ti alteri per un nonnulla e redigi, fra l’altro, delle esagerazioni ed iperboli da spettacolo di varietà d’altri tempi? Ti pare talmente strano che chi entra nella tua casa, che, per piccina ch’essa sia,a te pare una badìa, lo faccia con discrezione, urbanità e, soprattutto, con rispetto per quanto tu hai deciso che siano le regole che in essa debbano valere? Le quali, certamente, non debbono essere frutto di una mente bacata, in contrasto con il Codice Civile e Penale e la comune e vigente morale. Se tu, quando io mi affacciassi alla soglia del tuo appartamento o villa o casolare o stamberga che dir si voglia, mi invitassi a posare le mie sacre fette su delle pianelline di stoffa, come s’usava un tempo, ed io non lo facessi, che penseresti? E se tu, invitatomi a cena, mi avessi preavvertito che da te non si beve vino, dovrei andare su tutte le furie per tale mancanza, anche in base al fatto che, invece, a casa mia, trinco come Pantagruele? E se tu non usassi, per posare il tuo beneamato e sacro deretano in stand by, poltrone, divani e sedie, ma stuoie e tappeti, dovrei pretendere forse che tu ti rifornissi del mobilio e dei complementi d’arredamento che a te non vanno? Se invece tu,normalmente, a casa tua,in mia presenza o di altri ospiti, ti mettessi a scorreggiare ed a ruttare sonoramente e profumatamente, ecco che magari, allora, potrei anche essere indotto a credere che sei leggermente asociale. Ma se lo fai a casa tua, non mi rimane che congedarmi da te e rinunciare ad altri tuoi ulteriori inviti. Il nostro modo di vivere, datato di migliaia di anni, e nel quale tu sei beatamente immerso da decenni,anche se affetti di scansarlo, è fatto in un certo modo; perchè dovremmo modificarlo in base alle diverse modalità sociali, etiche, politiche, religiose, di chi entra a casa nostra? Me lo potresti, per favore, spiegare? Non penso che tu, una volta giunto in un paese islamico, esibiresti crocifissi e rosarii sul petto, non entreresti in moschee con le scarpe calzate, non andresti in giro a strappare veli e burqa perchè ti danno noia, non pretenderesti del salume a casa di islamici, annaffiato da lambrusco o birra. Non manderesti tua moglie, tua sorella, la mami o la morosa in giro in minigonna a bandana, con scollature vertiginose. In India, non ti mettersti a prendere a calci le loro vacche sacre, non faresti smorfie, sberleffi e pernacchi alle sacre scimmiette dei templi indù. Perchè? Perchè, lo spero tanto,non sei un cafone irrispettoso delle tradizioni altrui. Ed allora perchè qui noi dovremmo tollerare buzzurri e burini che calpestano le nostre e le vogliono a tutti i costi cambiare ed uniformare alle loro? I marziani, se ci sono, respirano la tenue atmosfera del loro pianeta rosso -rosso come la tua evidente ideologìa post68ina in ritardo-, mentre noi non ci riusciremmo mai; dobbiamo allora gradire che ci strappino dalla zucca lo scafandro o andremmo mai noi ad imporglielo per farli respirare meglio?
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Signori, vorrei fosse chiaro a tutti che la nostra cultura, la cultura occidentale, fin dai tempi dei romani si basa sul rispetto del diverso e sulla sua integrazione, con l’accoglienza di ciò che di meglio ci viene da fuori, al punto da arrivare ad accoglierlo tra le sue basi (v. le radici giudaico-cristiane che ci vengono dalla Palestina). Nei secoli l’occidente ha cambiato forma di governo, lingua e divinità, ma tutti riusciamo a cogliere in questi cambiamenti un fil rouge che chiamiamo appunto civiltà occidentale. Ciò detto, secondo me dobbiamo essere fieri del modello che nei secoli abbiamo creato, un modello che ha sempre chiari i suoi valori che si riassumono nella centralità (se vogliamo, la sacralità) della persona umana. Questo rispetto per la libertà del singolo è il più grande risultato che la nostra civiltà ha raggiunto e non trova pari nel resto del mondo, come sappiamo. Se vogliamo difendere la nostra civiltà, dobbiamo difendere questo principio e i valori che da esso derivano (datevi una letta alla Costituzione e ne avrete parecchi esempi).Quindi, se qualche imam che si crede più furbo degli altri pensa di usarli per imporre le proprie idee a noi, si sbaglia, perchè secondo il nostro diritto, non può imporre il velo neppure a sua moglie. Ma se sua moglie invece volesse indossarlo, o volesse indossare un burkini, perché ritiene così facendo di fare il volere del proprio Dio, noi non possiamo impedirglielo (così come non possiamo impedire a un medico di fare obiezione di coscienza di fronte a un aborto), perché se lo facessimo andremmo contro il primo valore della nostra stessa civiltà. Non è facile, lo so, ma se non vogliamo che qualcuno un giorno ci venga a dire come vestirci, noi oggi non dobbiamo fare lo stesso con lui. Venendo al concreto, se vedo in piscina una ragazza col burkini, non mi sento offeso nè scandalizzato. Se voi lo siete, provate a girare lo sguardo verso una delle 100 ragazze in bikini che le stanno intorno e tutti i pensieri funesti si scioglieranno come neve al sole!
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Non è affatto vero che la nostra civiltà occidentale abbia sempre rispettato l’Altro da sè ed abbia sempre cercato di integrarlo nel seno delle sue istituzioni e strutture, tant’è che i Greci chiamavano “barbari”, con un termine onomatopeico, tutti gli altri popoli che, secondo loro, balbettavano la loro nobile lingua. I Romani, molto pratici e pragmatici, non stavano tanto a sottilizzare su usi, costumi, fedi e tradizioni, purchè i popoli sottomessi tali se ne restassero, buoni e zitti, altrimenti erano botte da orbi. I cattolicissimi spagnoli hanno massacrato gli islamici e gli ebrei iberici per secoli ed hanno illuminato con i roghi dell’Inquisizione tutta l’Europa per interminabili anni. I protestanti hanno fatto lo stesso con i cattolici, ci sono state guerre di religione infami, bestiali e distruttive. Trasportati oltremare i loro valori, i cattolicissimi spagnoli hanno estinto le etnìe di interi continenti, seguiti a ruota da inglesi, olandesi , francesi e belgi. Gli americani hanno sterminato i nativi e massacrato gli schiavi neri. Qualche timido accenno alla tolleranza ha iniziato a metter fuori i baffi dall’uscio della storia solo intorno alla metà del ’700, con l’Illuminismo, contraddicendosi poi abbondantemente con la seconda ondata di colonizzazione europea e con due guerre mondiali, che sono costate una 50ina di milioni di morti, in nome dell’odio per il vicino di casa o addirittura per certi condomini, come gli ebrei. Non è finita qui la storia dell’intolleranza occidentale e non finirà mai. Siamo tuti razzisti, abbiamo tutti paura l’uno dell’altro, dbverso o simile a noi, dato che sappiamo a che razza apparteniamo,quella umana, la peggiore del pianeta, se non del Creato intiero.
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Maometto ha solo CONSIGLIATO di “fare scendere un velo sulle spalle” per non indurre in tentazione gli uomini alla vista dei capelli o del seno-a seconda dell’interpretazione-, ma da questo a parlare di far piacere al proprio dio portando burka o burkini, ne corre di acqua sotto i ponti. Nessun tipo di velo è obbligatorio. La prova è che negli stessi paesi islamici tante donne non lo usano. Da noi è usato con ostentazione come simbolo di appartenenza ad una comunità, quella islamica, e in questo modo le donne islamiche sono ben felici di sottolineare la propria diversità dalle cagne infedeli. Se Lei accetta qualsiasi forma subdola di discriminazione rispetto a noi, questa sì raccomandata dal corano, non è vero che condivide i principi della Costituzione.
In altre parole, tirare in ballo il volere di allah per indossare il velo, il burka o il burkini, è una balla gigantesca confezionata per i creduloni.
Le faccio notare che finalmente alcuni musulmani hanno cominciato ad ammettere l’incompatibilità dell’islam con la democrazia. Il fatto che non abbiano alcuna intenzione di abbandonare l’islam o il nostro paese, come pensa di risolvere il problema dell’esistenza contemporanea di due legislazioni diametralmente opposte? Rinunciando alla nostra, o permettendo che sul nostro territorio si calpestino i più elementari diritti in nome del multiculturalismo?- e multiculturalismo non è integrazione-
Più che rispetto per la libertà del singolo, nel caso del burkini parlerei di un diverso comune senso del pudore tra padroni di casa e ospiti, e, proprio come ha fatto notare a90, quando un ospite non condivide le usanze del padrone di casa, deve solo levare le tende e togliere il disturbo.
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a90 afferma in sostanza che la democrazia non è fatta per gli esseri umani, men che meno per gli occidentali come noi. E, per lui, va bene così! Dato che siamo intolleranti per natura, gettiamoci a capo fitto nel razzismo più becero, tanto passi avanti non ne possiamo fare! Homo homini lupus heri hodie et semper! Giuliana afferma che la democrazia non è adatta ai musulmani, che quindi devono levare le tende in nome di un diverso (e più profondo) senso del pudore che a noi ospiti occidentali, che amiamo le nostre belle donne mezze nude, dà fastidio. Per non parlare del velo, ostentazione di diversità, più o meno come un italiano che va in Francia con la maglietta della Nazionale! Che se ne vadano, quei copritori di cosce! A noi piacciono le nostre belle veline sceme come oche che fanno la doccia dopo il TG5! Ragazzi, solo su una cosa siete d’accordo: a voi le cose stanno bene così come stanno, a voi piace un mondo abitato da uomini-bestia che si scannano per l’interpretazione della parola di Dio e in cui ognuno ritiene di essere migliore del proprio prossimo che, essendo nel torto, dev’esere messo a tacere. Complimentoni! P.S.: Giuliana, per dirla tutta, nemmeno il Cristianesimo così come lo conosciamo è compatibile con la democrazia: provi a dire al Papa che vuole fare un referendum sulla fecondazione assistita e vediamo che bel contraddittorio ne esce!
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Alessandro, fino a prova contraria, in Italia, Stato e Chiesa sono due poteri sovrani e indipendenti che riescono ad esistere separatamente e ciascuno nel proprio ambito perché i rapporti tra di loro sono stati regolati con accordi accettati da ambo le parti. In comune e quale punto di partenza sulla quale possono impostare un dialogo che permetta ad entrambi di arricchirsi, c’è la condivisione di quei valori che TUTTI -sia atei che credenti che appartenenti a qualsiasi fede religiosa, eccetto l’islam- riconosciamo come patrimonio individuale di ogni essere umano e che consideriamo NON NEGOZIABILI. E’ a proposito del riconoscimento di questi valori che non dobbiamo arretrare neppure di un millimetro. E non perché lo dica la Chiesa Cattolica, ma per il fatto che sono quelli che abbiamo posto a fondamento della nostra società.
Nelle società musulmane potere laico e religioso coincidono. Se credono che allah abbia dato ordine di ammazzare ebrei, cristiani ed apostati perché questo è ciò che spetta a chi non si sottomette alla sua volontà, non si pongono assolutamente il problema della sacralità della vita e della libertà di ogni essere umano. Se all’uomo viene riconosciuto qualche diritto, è solo in quanto islamico (cioè in quanto appartiene alla umma, come ha precisato Marco del Freo in un suo post) e non perché è un essere umano. Parliamo tanto dell’importanza di una società laica, poi non riconosciamo il progetto perverso di chi, dopo aver sollevato questioni, anche sciocche, che ci aiutino a scannarci tra di noi e dividerci, alla fine avrà rosicchiato terreno alla nostra democrazia, aiutandola ad autodistruggersi per lasciare spazio alla loro teocrazia. Ricordi che tra i due litignanti è il terzo che gode.
E Lei ha un assoluto e urgente bisogno di chiarirsi le idee riguardo l’islam.
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Tu non sai proprio leggere, interpreti tutto con il filtro distorcente della tua ideologìa e mi attribuisci sciocchezze ed assurdità che è offensivo concepire ed assegnare ad una persona dotata del minimo indispensabile di intelletto e di cultura. La cosa mi procura molto fastidio. Citami dove mai avrei affermato che la democrazia non èvatta per l’uomo, tanto meno se è poi occidentale: ho bensì sottolineato che la strada per giungere ad essa, o meglio, sempre ad essa vicini ma mai veramente dentro di essa, è stata ben ripida, irta di ostacoli, due passi avanti ed uno indietro, con nefande smentite non più di 90 anni addietro, ed è disseminata di oltraggi a quanto la demorazia afferma,da parte dei più superbiosi ed altezzosi affermatori di questo sitema politico-sociale, vedi ad es. USA, GB, Francia. Ed inoltre io non sono affato un idiota accomodante per cui le cose stanno bene come sono; da dove hai dedotto un’offesa così triviale? Uomo-bestia sarà qualcun altro di tua conoscenza, non certo io! Inoltre, tra le ragazze calpestate dall’Islam e le imbecilli nostrane con tette e culo al vento, mi pare che ci siano, da una parte come dall’altra, numerosissimi esemplari di donne, tra cui penso anche le tue strette parenti , che non sono nè schiave dei voleri maschilisti e machisti, nè succubi di mode che applaudono a chi scopre più cmq. della propria epidermide per ragioni commerciali. Sono invece completamente d’accordo con te quando mi affermi che non è certo un modello di democrazia la nostra Chiesa apostolica, cattolica e romana, uno dei più biechi esempi di teocrazia assoluta, granitica ed adamantina, assolutamente non scalfibile da nulla e da nessuno in saecula saeculorum, amen.
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Giuliana a90 e qualche altro, siete adulti, avete esperienza, avete probabilmente una certa età, chi ve lo fa fare di discutere con il giovane Stefanini? Non è che non capisce o legge male. Fa finta. Deve far coincidere il suo pensiero con quello del suo partito (il pd) e allora si arrampica sugli specchi. Sta facendo esercizi a spese vostre, siete i suoi sparring partner. Che ve ne frega? Lasciatelo perdere.Siete i suoi genitori e lo state preparando per qualche esame?
Questa non è più una discussione in corpore vili, è la riaffermazione caparbia delle proprie posizioni. In ogni caso, non so chi di voi due, giuliana o A90, si difende dall’islam in nome della chiesa e questo è il punto debole, anzi marcio della questione, di tutta la questione. Mai venuto il sospetto che ci si possa difendere da soli, senza dio, con le sedimentazioni della propria cultura, che è sì giudaico-cristiana, ma anche illuminista e socialista, razionalista…??? Lasciate fuori Dio, fate come se non esistesse, giusto per rispetto a noi che non crediamo. Siamo grati agli arabi di averci dato i numeri, ma la sharia no grazie. Ergo: parliamo dell’islam qui e ora, non di quello di averroe e avicenna di cui non c’è più traccia in giro e di sicuro non è stato fatto tesoro nei paesi islamici, né in arabia saudita né in indonesia. Un consiglio: invece di girare a vuoto, parlando in astratto, producete fatti e documenti, se no vuol dire che avete tutti tempo da perdere e cercate solo di impressionare l’uditorio facendovi nominare primi della classe… puah!!!!
Poi stefanini dovrebbe imparare a non storpiare l’opinione altrui o a irriderlo per averla vinta con facilità… sono metodi che non portano lontano né lui né il suo partito… c’è un altro sito, più affine alle sue opinioni, dove lavorano i suoi amici, a cui collabora anche lui, che potrebbe dargli migliore ospitalità… ha forse scritto a questo perché quell’altro in questi giorni è chiuso? Crisi d’astinenza? Non riaprono più???
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No, Ajolfi, non finge, lo fa convinto di eseguire operazioni corrette, questa è la cosa grave. Che ci sia poi uin filtro mentale o audiovisivo impiantato con microchip nella sua nuca, è anche possibile, ma non ne siamo sicuri. Bisognerebbe interpellare magari il dott. Montanari. A me piace discutere, specie con i giovani, anche con Alessandro, èperchè possiedono un’irruenza da purosangue non ancora sellati. A me l’Islam non va non in quanto crkstiano ed in nome della Chiesa, ma in quanto essere raziocinante e dotato di libero arbitrio e di principii etici naturali, ancor prima che emananti dal Decalogo giudaico-cristiano. Ed appunto lo rifiuto in nome della mia cultura classica occidentale, greco-latina-cristiana, che il Rinascimento ha rinnovellato con nuovi e fecondi apporti, su fino all’Illuminismo ed al socialismo, che tu, Sergio, ricordi, facendo cosa buona, equa, giusta e salutare. Non ho ambizioni di farmi riconoscere da niente e da nessuno come primo della classe, essendo da decenni un fuoriclasse, non mi serve una claque, come a qualcun altro. Alex poi irride e distorce perchè così lo hanno evidentemente abituato a fare per educazione politica e sociale, familiare ed individuale. Ciao, Ajolfi, mi ricordo sempre di te, ci conosciamno da 40 anni perlomeno!
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Ajolfi, dall’alto della tua conoscenza, saprai sicuro cos’è la maieutica. Ebbene. è questa che ho usato con i miei più esperti interlocutori. Ho dovuto storpiare, ma non così tanto, le loro opinioni perché non mi piaceva la piega che stavano prendendo. a90, scrivendo “Non è finita qui la storia dell’intolleranza occidentale e non finirà mai. Siamo tuti razzisti, abbiamo tutti paura l’uno dell’altro, dbverso o simile a noi, dato che sappiamo a che razza apparteniamo,quella umana, la peggiore del pianeta, se non del Creato intiero” si stava gettando un po’ troppo nel qualunquismo nichilista che non fa bene a nessuno. E anche Giuliana stava diventando troppo drastica, non motivava più. Invece così siamo arrivati al punto: ho dovuto calcare la mano e ve ne chiedo scusa, ma ne è valsa la pena. Vedete, io credo fermamente nella più netta divisione tra Stato e religione. Come dice Giuliana,in Italia Stato e Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani (art. 7 Cost.). Lo stesso principio deve valere per le altre religioni, i rapporti con le quali sono regolati sulla base di intese con le relative rappresentanze (art.8). La divisione tra Stato e Chiesa è un portato dell’Illuminismo, movimento che ha reso la nostra società quella che è e che ci ha fatto fare, a mio parere, un salto in avanti rispetto alle altre realtà, non solo a quella islamica, ma anche le altre culture asiatiche. Da lì deriva la valorizzazione della persona, l’affermazione dei diritti del singolo e, dunque, lo Stato di Diritto. Come dice Giuliana, su questi principi non dobbiamo arretrare di un millimetro e chi non li accetta, può trasferirsi in una qualunque delle tante teocrazie che ci sono a questo mondo, dall’Iran alla Città del Vaticano. Ciò detto, per lo stesso principio, dobbiamo invece accogliere chi ha fatto suo il valore della divisione tra Stato e Chiesa e, a nostra volta, dobbiamo stare attenti a non confondere le due realtà, pericolo che vale tanto per l’islam quanto per il cristianesimo. Perché ogni religione si basa su certezze, su dogmi (è la sua funzione sociale dare certezze), mentre la politica, la democrazia, deve comporre interessi contrastanti per tenere unita la società. Così la religione, con i suoi assiomi, negherà sempre ciò che con essi contrasta e cercherà di monopolizzare la società, di omologarla al suo ideale. In poche parole, la religione è monopolista, mentre la democrazia è per natura pluralista. E, quindi, la religione non deve motivare nulla di ciò che dice, mentre la democrazia deve motivare tutto. Provate voi a spiegare il diritto all’autodeterminazione del singolo a uno che vi dà torto perché così dice la sua chiesa: sarà ben difficile fargli cambiare idea! Tornando a noi, non è vero che solo l’islam rifiuti il pluralismo: tutte le religioni per loro natura lo fanno. E’ vero che rifiuta la distinzione tra Stato e chiesa, ma abbiamo avuto prove recenti che questo è un vizio comune a molti. Io ho fiducia (ingenuo, direte voi) che, come ci sono molti cattolici che, nonostante tutto, abbracciano questo valore, ci possano essere altrettanti islamici che lo fanno. Sta a noi, attraverso l’accoglienza nella nostra comunità statale, mai la sottomissione, rompere quel legame d’identità tra appartenenza religiosa e cittadinanza il cui superamento porterà ad una vera integrazione.
P.S.: Ajolfi, forse è il caso che accetti che un giovane possa pensare con la propria testa e non perché si deve adeguare alla moda o al pensiero del partito di cui fa parte che, tra l’altro, non è chiaro nemmeno a me. Io ho aderito al PD perché credo di avere idee progressiste e penso che quello sia il mio posto, l’unico in cui possa affermare queste mie idee. Infine, voglio sia chiaro che io non collaboro né l’ho mai fatto con Piazza Fidenza, non so chi mandi avanti quel blog, anche se i miei sospetti li ho, e, visto che scrivo da più di un anno su Nave Corsara, non vedo perché dovrei cambiare proprio ora
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Al solito, per sapere di che cosa si parla, riporto per la discussione un articolo della dichiarazione Islamica dei diritti dell’uomo. E’ in inglese perchè così è stata comunicata nel 1981 ai popoli non arabi.
Universal Islamic Declaration of Human Rights
21 Dhul Qaidah 1401 19 September 1981
IV Right to Justice
e) It is the right and duty of every Muslim to refuse to obey any command which is contrary to the Law, no matter by whom it may be issued.
testualmente tradotto l’articolo in questione dice “è diritto e dovere di ogni Musulmano di rifiutare di obbedire a qualsiasi ordine che sia contrario alla Legge (il Corano, ndr), non importa da chiunque possa essere impartito”.
D’altronde il Corano cui la dichiarazione fa riferimento dice tra l’altro, nella versione dell’UCOII rivista da Piccardo:
Sura VI
115 La Parola del tuo Signore è veritiera e giusta ed esauriente. Nessuno può cambiare le Sue parole. Egli ascolta e sa
Sura VIII
67 Non si addice ad un profeta prendere prigionieri finché non avrà completamente soggiogato la terra .Voi cercate il bene terreno, mentre Allah vuole [darvi] quello dell’altra vita. Allah è eccelso, saggio
Sura IX
29 Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati.
Sura XXXIII
60 Se gli ipocriti, coloro che hanno un morbo nel cuore e coloro che spargono la sedizione non smettono, ti faremo scendere in guerra contro di loro e rimarranno ben poco nelle tue vicinanze.
61 Maledetti! Ovunque li si troverà saranno presi e messi a morte.
62 Questa è stata la consuetudine di Allah nei confronti di coloro che vissero precedentemente. Non troverai alcun cambiamento nella consuetudine di Allah .
Sura LX
13 O credenti, non prendetevi per alleati gente contro la quale Allah è adirato e che non hanno la speranza dell’altra vita, come i miscredenti che disperano [di rivedere] la gente delle tombe.
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My dear and young Alexander, ancora ti ripeto che non sai leggere e continui ad interpretare il pensiero altrui alla luce esclusiva del tuo “particulare”, come diceva il Guicciardini. Il fatto che io, come è del resto chiaro e lampante da 5 milioni di anni, riconosca che la nostra razza è la peggioe del Creato, assassina e cannibale dei propri figli e fratelli, è un fatto incontrovertibile. Da qui ad accomodarsi nelle posizioni di qualunquista e nichilista, ne corre parecchio, però, ed io non sono affatto appartenente nè all’una specie nè all’altra. Pensa che ne era convinto anche un certo Gesù Cristo, che però, fiducioso ed ottimista, si è immolato per darci un input a migliorare. Forse la persona citata ti sta sullo stomaco ed esula dalle figure che tu ti poni a modello, ne chiedo umilmente venia. Le fedi ed i loro dogmi non hanno priorio una funzione sociale, ponendosi fini ultraterreni, al contrario della politica, dell’economia e della sociologìa. “il mio Regno non è di questo mondo”, ripeteva inascoltato Cristo ed il cristiano vuole operare non contro certe società, ma dentro di esse e per esse; le religioni orientali spingono al distacco totale da ciò che è terreno. L’unica religione in cui lotta politica, conquista, guerra “santa”, fede e quotidianità vanno di pari passo è l’Islam. La nostra fede non è monopolista, ma riguarda l’uomo nella sua totalità ed interezza, fatta di fisicità e di spiritualità, con privilegio per quest’ulitma, ma senza dimenticare la prima: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, perchè sacco vuoto non sta in piedi. Le ideologìe si propongono fini terreni e non altro, forse a volte come propedeutici, ma non sempre, della felicità nell’Aldilà. Inoltre noi tutti siamo dotati del famoso libero arbitrio, per cui autonomamente compoiamo scepote etiche e di comportamento individuale e sociale
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Mario- Ha sollevato il problema gravissimo e subdolo del ricorso alle vie legali. Avremo, mi auguro, occasione di riparlarne in modo più esteso, in quanto le denunce per diffamazione sono quelle che più spaventano i giornalisti e spesso la paura che le notizie date possano essere utilizzate contro di loro li costringe a non potersi esprimere liberamente o al silenzio. E’ sufficiente raccontare la verità sull’islam o sulla vita di maometto per correre seri pericoli anche nella nostra vecchia e sonnacchiosa Europa, come è successo a Geert Wilders a causa del suo documentario.
Sergio- Colgo il suo invito a produrre fatti e documenti.
FATTI- Per chi desideri conoscere in modo veloce e continuamente aggiornato quanto succede nel pianeta islam, e in questa Europa sulla via dell’islamizzazione, penso che un blog di agevole consultazione, in quanto fornisce le traduzioni (anche se non sempre sono il massimo) e cita la fonte, sia quello dei due giovani Vituccio e Francesca, che si impegnano tantissimo. http://scettico72.splinder.com
DOCUMENTI- Chi è interessato ad avvicinarsi alla conoscenza dell’islam in modo serio e senza pregiudizi, può leggere quanto ha scritto e/o tradotto il dottor Paolo Valerio Mantellini, materiale che mette a disposizione di tutti lasciando libertà di stampare ad uso personale o divulgativo. Io ci sono arrivata cercando con Google Paolo Mantellini. I primi tre siti dell’elenco, che poi si richiamano fra di loro, sono quelli a cui mi riferisco (“Chi sono”, Islam questo sconosciuto”, Main site map”). E’ interessante, nella sezione articoli, quello intitolato “Angeli o diavoli? Le contraddizioni dell’islam” presentato ad una conferenza tenuta a Milano nel maggio di quest’anno, la cui lettura consiglio a tutti per una migliore conoscenza dei nostri nuovi vicini di casa.
Tornando all’argomento principale, vorrei fare un aggiornamento.
Najat Rezki, la mediatrice culturale che si è presentata a Verona con il burkini, è la stessa che l’anno scorso si è presentata con il volto coperto in un museo civico a Venezia. In entrambi i casi, per pubblicizzare meglio il tutto, è stata lei a rivolgersi direttamente alla stampa anche se nega che le sue siano provocazioni. Ora descrive il suo costume: “Il mio burkini è azzurro, un tre pezzi normalissimo: pantaloni, giacchetta e copricapo. E’ confezionato con gli stessi materiali degli altri costumi, 70% tra acrilico e nylon, perfetto per entrare in piscina. Nessuna controindicazione. In piscina? Certo che ci torno.” Della serie: il problema è vostro. Dovrete abituarvici.
E noi ci abitueremo.
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a90, ho letto il tuo sfogo nel commento a un altro articolo e ti invito a ripensarci. Troppe volte ho fatto la mosca bianca su questo sito e sono stato di conseguenza attaccato, anche a livello personale. Ma ho preferito non curarmi di chi, non avendo argomenti, sa solo attaccare e urlare, credendosi una spanna sopra gli altri. Fa’ così anche tu, non smettere di difendere le tue idee. A questo proposito volevo continuare il dibattito spiegandoti quello che intendo per funzione sociale della religione. La religione è una creazione dell’uomo. Fin dall’alba dei tempi il suo scopo è quello di dare risposte certe alle domande cui l’uomo non aveva i mezzi per rispondere (cosa provoca i fulmini? cosa succede dopo la morte?…). Serve dunque a dare sicurezza a un essere insicuro come l’uomo. Questo vale anche per le religioni rivelate, come la nostra o l’islam, il cui insegnamento si basa su dogmi, assiomi, verità assolute, giuste e incontestabili. Bada, la mia è solo un’analisi del tipo di messaggio che porta la religione, non del suo contenuto. Da parte mia, anzi, ritengo che il messaggio di Cristo (che, per inciso, reputo centrale nella mia vita), con la rivoluzione del perdono e il comandamento “ama il prossimo tuo come te stesso”, si discosti da questo modello. Il problema è che, nei secoli, i seguaci di Cristo e, peggio, i suoi rappresentati in terra, hanno tradito il suo insegnamento, facendo del cristianesimo una religione dogmatica come le altre, in questo senso monopolizzante, che mal si sposa col pluralismo della società democratica. E lo stesso vale per l’islam. Anzi, a dar retta alle inquietanti sure citate da Del Freo, pare che anche il suo messaggio originale vada in questo senso. Anche se, per dirla tutta, il rapporto con la legge dell’uomo era lo stesso anche per i cattolici italiani fino all’enciclica Rerum novarum, visto che la Non possumus proibiva loro di partecipare alla vita politica del loro Paese, colpevole di aver privato il papa del suo potere temporale. E anche oggi assistiamo al triste spettacolo di politici che adducono motivazioni religiose per opporsi a leggi e sentenze dello Stato. La teoria della libera Chiesa in libero Stato si è sviluppata in Paesi cristiani per contrastare una tendenza che è comune a tutte le religioni, quella cioè di imporre il proprio messaggio che non ha bisogno di essere motivato, è giusto perché viene da Dio e Dio è giusto. Punto. Se col cristianesimo si è, più o meno, trovato un equilibrio, se non altro perché i cristiani e gli Illuministi erano persone con le stesse radici, se non le stesse persone, ora viene il difficile. Il primo valore della nostra società è il pluralismo democratico, che va difeso contro ogni tentativo arrogante di imporre agli altri la proprie opinioni. Le leggi, a partire dalla Costituzione, ci difendono da questo rischio. Francamente non vedo altre soluzioni all’accoglienza delle persone di fede islamica. Se siamo così sicuri della superiorità del nostro modello di società, dobbiamo saper trasmettere questa nostra convinzione anche a chi proviene da altre realtà. Altrimenti, qualcuno mi dica senza remore qual è la soluzione alternativa-
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Se siamo così sicuri della superiorità del nostro modello di società, dobbiamo saper trasmettere questa nostra convinzione anche a chi proviene da altre realtà.
hai ragione bastano poche leggi che vietino i poteri religiosi…semplicissimo!
puoi praticare la tua religione fra le mura di casa tua oppure nei luoghi preposti (chiese; templi; moschee o monasteri) e lasci stare i luoghi di interesse pubblico, sportivo e culturale.
e per quel che riguarda i politici che parlano di valori religiosi……anche loro…..FUORI DALLA PISCINAAA!!!!!
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trovo che sia giusto!
finalmente un paese che difende veramente i diritti delle donne.
…aiuto che pena…
quello che mi da più da fare è che qualcuno creda che il tiranno sia la francia!
l’islam costringe le donne a imbacuccarsi come delle mummie, ma io dico, vi sembra il caso?
quello sarebbe un costume da bagno?
chiunque abbia la minima nozione di nuoto sa che con un abito del genere si può nuotare ben poco… ma soprattutto… perchè sta donna non ha il diritto a scoprire la sua pelle?
perchè la francia (finalmente) vieta certi retaggi (che qualcuno si ostina a chiamare “cultura”) a favore delle donne (islamiche e non) e questo gesto viene subito male inteso?!?
è ora di mettere la stessa legge anche in ITALIA!!!
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