Le macerie del comunismo russo

Lungo 119 metri, lo yacht del russo Andreï Melnichenko, 36 anni, ostenta una silhouette futurista disegnata dall’architetto Philippe Starck. Il milionario sta trascorrendo le vacanze estive nelle acque del Montenegro, nei pressi di Sveti Stefan.
Il fallimento del progetto comunista non è solo economico. È soprattutto antropologico e morale: impossibile creare l’uomo nuovo di Che Guevara e correggerne i vizi che non sono borghesi ma innati. Per dirla con Kant, «dal legno storto di cui è fatto l’uomo non si può fabbricare nulla che sia veramente dritto».
I primi a dolersi di questa disfatta dovrebbero essere i cristiani, che invece paiono non prendersela a cuore più di tanto.
È da duemila anni che hanno capito tutto. Si accontentano di contare e contarsi. Salvano le apparenze, mettono da parte qualche soldino e aspettano la ricompensa che verrà. Ma verrà?













Quella immensa barcarola è orribile, esteticamente; solo in Russia potevano immaginare e costruire, in stile post-stalinista, un obbrobrio del genere. Sembra uscito da un film della serie 007 degli anni ’60, pare un bidone per la monnezza indifferenziata. nei cantieri italiani un vaso da notte del genere lo avrebbero demolito subito per farci dei bagni pubblici a smaltimento chimico.
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sarà, a me non dispiace
certo questo non è il suo “profilo” migliore
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stà di fatto che se pur criticate qsto yacht di lusso che valle la bellezza di 122mli di dollari…nessuno d noi puo permettersela quindi zitti e subite…
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