Le macerie del comunismo cinese 2

Una sposa cinese con uno strascico lungo 2162 metri in un parco di Jilin, il 6 agosto. Zhao Peng, lo sposo, e la sua famiglia hanno passato quasi due mesi a cucire insieme le diverse parti, ordinate appositamente in una sartoria con l’obiettivo di battere l’attuale record di 1579 metri.
Il fallimento del progetto comunista non è solo economico. È soprattutto antropologico e morale: impossibile creare l’uomo nuovo di Che Guevara e correggerne i vizi che non sono borghesi ma innati. Per dirla con Kant, «dal legno storto di cui è fatto l’uomo non si può fabbricare nulla che sia veramente dritto».
I primi a dolersi di questa disfatta dovrebbero essere i cristiani, che invece paiono non prendersela a cuore più di tanto.
È da duemila anni che hanno capito tutto. Si accontentano di contare e contarsi. Salvano le apparenze, mettono da parte qualche soldino e aspettano la ricompensa che verrà. Ma verrà?













Da decenni sono arrivato alla conclusione che i cinesi non siano umani, ma frutto di ibridazione con razze aliene; non discuto se poi siano usciti migliori o peggiori dei terrestri, ma sicuramente non sono di questo pianeta. “Klatù barada niktò!” come diceva quell’alieno del cult-movie “Ultimatum alla Terra” del 1951
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Difficile prendere seriamente il commento di a90 e non considerarlo frutto della canicola che fiacca il pensiero anche se il clima alle ore 20 di oggi è mite. Quello che posso dire è che la cultura cinese è straordinaria e ne siamo stati anche tributari, con fatica vista la lontananza e il filtro delle altre culture di mezzo. Per dovere familiare e curiosità intellettuale ho letto e cercato di capire, per passione ho cercato di entrare nelle loro espressioni artistiche compresa la scrittura e la poesia, quest’ultima avvicinata con la “traduzione” diretta di un migliaio di poesie del periodo Tang (800 d. C.). Quel che temo tuttavia è che la miscela di comunismo prima e riferimenti occidentali poi, distrugga le radici questa spendida civiltà. Unica speranza è che, come successo in passato con portatori di civiltà molto meno raffinate (unni, mongoli e manciù) la Cina riesca ad “assorbire” questi stimoli esterni. A livello ambientale, urbanistico ed architettonico i danni saranno comunque enormi ed irreversibili, macerie.
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Ambrogio, noto che il tuo pensiero è invece rimasto a livelli eccezionali, canicola o gatticola che tenga. Era infati di una difficoktà disumana e sovrumana decifrare e scandagliare il mio commento, per arrivare a capire quanto di serio esso potesse contenere. Confermo comunque che il pensiero cinese, la loro cultura, arte e letteratura sono lontani da noi anni-luce, persino nelle piccole cose quotidiane, come l’arte culinaria. a parte il loro totale indifferenza per la sorte di specie protette, sterminate per ragioni di medicina alternativa dalle connotazioni assurde ed inquietanti, come il tenere dei poveri orsi in gabbie styrettissime, con un catatere infilzato nella bile, finchè morte non sopravvenga.Del resto, Ambrogio, tu mi dovresti spiegare, con quel tuo pensiero sempre vigile ad ogni clima, come si possano gustare, nidi di rondine impastati dalla saliva di quei volatili, pinne di pescecane, zampe d’orso, più altri schifosi manicaretti a base di cervella di siommia, carne di serpente e di cane. Io preferisco lasagne, ravioli, salumi, parmigiamo-reggiano – che loro schifano, “pelchè puccia tanto”, come asseriscono!- tortelli di erbette, di zucca, di patate, innaffiati da lambrusco e simili. Sì, Ambrogio, il mondo è bello perchè è vario, ma non è detto che la varietà implichi semore la qualità; lo so, noi mangiamo salumi derivati da carne di porcello. Ma a parte le ragioni del suino, non mi vorrai paragonare Coda-a-ricciolo con un cane, eh? Inoltre, Ambrogio, il mio commento era teso provocare una risposta del tuo tipo, la quale contierne una verità che era quella cui volevo seriamente giungere. E cioè che con il maoismo e quel pastrocchio attuale di capital-comunismo i cinesi hanno troncato le radici antiche della loro cultura, stanno vivendo in un vuoto storico ed in un caos esistenziale paurosi. I loro governanti lavorano unicamente su quell’avito ed ancestrale disprezzo per l’occidentale, che data perlomeno dai tempi delle infami guerre dell’oppio 800esche e dalla rivplta dei Boxers, e li spingono alla conquista, per ora solo economico-finanziaria, dei Paesi dei “diavoli bianchi”, senza badare ai mezzi. Chi peede la sua identità ed i legami con il passato diventa sempre più un povero alienato.Un’ultima domanda: hai per caso mai visto un immigrato cinese in compagnia di un locale? Io no; forse a Parma, qualche studente universitario, a livello culturale di un certo spessore. Trovo la poesia cinese, in genere, assolutamente inferiore alla nostra di tutti i tempi; mi pare sempre frutto di pensieri e sentimenti infantili, così come quella giapponese.
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Ci sono mille e più cose disgustose nel cibo degli altri per noi popolo del parmigiano-reggiano che siamo un quarto della padania, del culatello ancor meno. Anche il nostro comunismo di torta fritta è molto migliore di quello cinese cucinato al vapore.
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Ieri, ad una festa popolare, cui mi sono degnato di partecipare e cui ho accondisceso di mescolarmi, a Fornio, animata e riempita da tanti begli agricoli ed agricole sgasolanti in un dialetto inimitabile, ho gustato, alla facce dei cinesi, torta fritta, spalla cotta, grigliata mista; ho sgarrato un po’ nello scolarmi un bicchierone di birra, invece del lambrusco, lo so. Ma era birra della DDR, molto buona, DOCG, controllata dalla Stasi. Le bimbe che sculettavano per i tavoli e le panche e che danzavano salsa e rumba, lietamente e splendidamente decoravano della loro beltà corposa e concreta la serata, dal clima mite e senza zanzare per l’aere. C’eri anche tu, Ambrogio?
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Se è per questo, a90, il pensiero cinese sarà lontano anni luce da noi, ma può essere interessante proprio per questo conoscerlo.
Il tuo, invece, è lontano anni-luce e basta
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Il tuo poi non è nè distante nè vicino; io almeno,proprio, non lo vedo assolutamente.
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