Hey, Willy se ne è andato

La copertina di Pistola (2008), l’ultimo album di Willy DeVille.
A 56 anni, nella notte tra giovedì e venerdì, è morto il cantante e chitarrista americano Willy DeVille, il pirata del bayou. Willy era prima di tutto una faccia, una via di mezzo tra don Diego de la Vega, alias Zorro, il capo apache Kocis e Keith Richards, che fu uno dei più convinti sostenitori del suo primo disco, Cabretta.
La sua criniera era sempre impeccabile, portava orecchini di turchese, indossava gilet ricamati. Aveva una voce da crooner che cantava mariachi. Tutto il suo essere e il suo apparire erano una miscela di suoni e di gusti. Aveva fatto la sua prima comparso sulla scena del punk newyorchese alla fine degli anni Settanta come leader di un gruppo allora alquanto improbabile, Mink de Ville. La loro musica mescolava rock latino, blues e ritmi cajun. I primi successi arrivarono con i singles Spanish Stroll e Cadillac Walk. Nel 1980, Le Chat bleu, omaggio a Edith Piaf, alla Francia che adorava e a Parigi, dove registrò l’album.
Cinque anni più tardi, con Italian Shoes, Willy Deville si stacca dalla sua band. Uscito nel 1987, prodotto da Marc Knopfler dei Dire Straits, il suo primo album da solista, Miracle, beneficia ddel film di Rob Reiner La storia fantastica la cui colonna sonora contiene la canzone Storybook Love.
Ma è nel 1992 che Willy Deville, che da un paio d’anni vive in Louisiana, cala il suo asso, una ripresa con sonorità di ballata ispanica di Hey Joe di Jimi Hendrix, un brano dal fascino ipnotico e sensuale che ancora oggi oscura l’originale.
Il seguito, la carriera di questo Capitan Uncino del rock si farà più esitante. Crown Jane Alley, il suo penultimo album, e Pistola, del 2008, hanno deluso sia i fan che la critica.
La sua epatite e un cancro non gli hanno lasciato il tempo di riscattarsi.













