Pd Fidenza, quanti su mille ce la faranno?

Lo presero in mezzo e gli contestarono le canzonette di pochi anni prima, quando andava a cento all’ora per veder la bimba sua ye ye ye ye o implorava le ragazzine affinché si facessero mandare dalla mamma a prendere il latte.
Gli rimproverarono di essersi fatto inghiottire dal sistema e di avere cantato il Vietnam una sola volta.
Lui li ascoltava a capo chino, annuiva e ammetteva. Sì, è vero, non era rimasto fedele agli ideali di suo padre comunista che gli faceva leggere l’Unità, anche gli articoli difficili. Sì, è vero, si era buttato nelle braccia del consumismo e del capitalismo. Sì, è vero, aveva venduto milioni di 45 giri e aveva fatto i soldi.
Fu una gogna televisiva. Allora normale, oggi insopportabile. Un manipolo di capelloni processava quel lungagnone dalle mani formato badile con i capelli ignominiosamente corti. Un fuori moda totale.
L’autocritica non lo salvò dalla condanna: una decina d’anni d’esilio dalle folle acclamanti, dalle ragazzine ye ye che andavano in sollucchero quando si inginocchiava ai piedi di Laura Efrikian e si dichiarava indegno di lei.
Durò un decennio circa l’eclisse di Gianni Morandi, più o meno tutti gli anni Settanta, la decade prodigiosa dei cantautori e dei grandi concerti dei gruppi stranieri.
Che cosa fece in tutto quel tempo il ragazzo di Monghidoro che per la sua casa discografica, la Rca, era stato una gallina dalle uova d’oro? Un po’ si buttò via, per esempio con il gioco e con il divorzio da Laura, e un po’ studiò il modo di risalire la china. Non aveva neanche trent’anni, non poteva finire così.
Come fece a venirne fuori? Dando la colpa agli altri della sua repentina caduta? Continuando a ripetersi che aveva una bella voce e canzoni bellissime, peggio per il pubblico se non sapeva apprezzare l’una e le altre? Accusando Lucio Dalla, Francesco Guccini e tutti gli altri cantautori di avergli sottratto i fans con la frode andando a vendere i dischi casa per casa? Recriminando sull’iniquità del mercato discografico? Imprecando contro il fato e le divinità dell’Olimpo che l’avevano preso in antipatia? Prendendosela con i discutibilissimi gusti delle ultime leve? O con le mamme che volevano sempre la fisarmonica e basta? O con Migliacci, Zambrini ed Enriquez a corto di ispirazione?
No, prendendo dolorosamente atto che nel mondo qualcosa era cambiato. Cercando di capire come poteva stargli dietro. Ricominciando da capo. Come? Studiando.
E così il cantante idolatrato dalle mamme e dalle ragazzine, ma che non sapeva leggere uno spartito, imparò a suonare uno strumento. Non la fisarmonica e neppure la chitarra. No, uno dei più duri, obsoleti e noiosi, da orchestra sinfonica e da conservatorio: il contrabbasso.
E dai e dai, agli inizi degli anni Ottanta, attorno ai quaranta, il cantante dato per morto a trenta, risorse e fu di nuovo successo. Da allora non si è più fermato. E oggi è da tempo un classico della musica pop italiana. Con buona pace di quelli che non amano il genere e di quei lontani contestatori, probabilmente suoi ammiratori nei primissimi anni Sessanta, che lo rinnegarono e lo pensionarono all’inizio dei Settanta per seguire altri guru della canzonetta.
La parabola di Gianni Morandi, raccontata con rara perizia narrativa e bei documenti d’epoca in una recente puntata del programma di Gianni Minoli La storia siamo noi, sollecita una domanda e suggerisce una riflessione. Come tutte le parabole.
La prima. Che cosa ascolteranno oggi gli ex ammiratori di Gianni Morandi poi passati con Lucio Dalla e Francesco Guccini? Saranno stati così intransigenti anche con se stessi? Saranno rimasti fedeli ai loro ideali giovanili, nei pensieri, nelle parole e nelle opere, così come pretendevano da Morandi in quella famosa trasmissione televisiva che sapeva un po’ di processo pubblico?
La seconda. Cadere è da tutti, rialzarsi dignitosamente è di pochi. Uno su mille ce la fa. Quanti saranno i leader e i militanti della sinistra fidentina ad approfittare utilmente di un capitombolo che, pur non essendo traumatico come la caduta da cavallo di Saul sulla via di Damasco, potrebbe essere un’occasione irripetibile per riflettere e imboccare una nuova via?
Vorrei che qualcuno mi rispondesse. Se il mio cuore spera, non sarà solo una chimera.
No, non chiedo un’autocritica alla cinese, come quella cui fu sottoposto il povero Gianni. Se non c’è vera consapevolezza e autentica sofferenza, ma solo voglia di rivincita, meglio non chiamarla neanche autocritica. La quale ha le sue regole. Vecchie come la storia delle sconfitte.
Prima regola: dimenticarsi, pubblicamente e ancor più mentalmente, di quel che si è stati o si è fatto; evitare di rivangare i propri meriti (ammesso che lo fossero) e di crogiolarsi in sentimenti pericolosi come l’incomprensione e l’ingratitudine del mondo. Altre regole seguiranno.
Questo consiglio vi è stato offerto gratis, da un amico.
Non c’è bisogno di leggere Osho, Castaneda, Coelho, De Mello o altri stregoni per imparare a rinascere.
A volte bastano quattro chiacchiere all’oratorio con un prete, visto che è stagione.
Ma questa è un’altra storia. Non possiamo concludere con Celentano avendo cominciato con Morandi.
Dite che sono solo canzonette? Ci penserei due volte prima di fare la figura da pirla di Stalin la volta che chiese con sarcasmo di quante divisioni disponeva il papa.
Saranno solo canzonette, ma non metteteci alle strette.
Per farla breve, imparate da Gianni Morandi di Monghidoro come si fa autocritica.
(i. s.)













Obnubilato dal sole e dalle onde di Moneglia mi giungono flebili notizie da quel di Borgo. Tutte da verificare.
Che il vecchio direttivo del PD (quello che scelse Antonini in prima battuta) sia stato “scongelato” e che il segretario nominato sia Adriano Fava.
In tal caso è il nuovo che avanza o il vecchio che è avanzato?
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il direttivo il segretario la segreteria, sono tutte cose che si decideranno al congresso prossimo…
il segretario verrà eletto così come segreteria e direttivo…
ora è solo attivo un tavolo che organizza congresso e festa.
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Attenzione arriva Beppe Grillo !!!! per il pdmenoelle è l’uomo giusto, se gli danno la tessera, non sottovalutiamolo/atelo………..
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