A Pontegrosso non si gioca a golf, ma alla grossa speculazione edilizia. E non da dilettanti

Pubblicato da Redazione il 8 luglio 2009 in Ambiente |

Golf Salso 3 (Large)

di Doctorenry

Incuriosito dalla lettura dell’articolo di Stefania Parmeggiani, pubblicato su Repubblica del 29 dicembre 2008, ho incominciato ad interessarmi da vicino alla vicenda del campo da golf di Salsomaggiore situato in località Pontegrosso.

Come saprete, l’amministrazione comunale ha deciso di vendere la struttura golfistica per ricavarne denaro fresco (circa 1 milone ottocento mila euro) da destinare all’esecuzione di una serie di opere pubbliche di primaria importanza per la città, salvo poi ritornare in possesso della struttura credo nel 2070.

L’acquirente sarebbe una societò, con radici non solo a Genova ma pure in Olanda nonché nell’isola di Man, nel canale della Manica, nota anche come paradiso fiscale.

Nonostante tutto il mio personale impegno e l’aiuto di qualche amico molto più ferrato di me in materia di diritto societario o come diavolo lo si voglia chiamare, devo confessare di non aver capito granché di quello che accadrà al campo da golf di Pontegrosso, soprattutto perché lo schema abituale di una compravendita o di una concessione è in questo caso saltato, a causa di ripetute cessazioni, fallimenti e subentri dei potenziali acquirenti e/o concessionari.

Ma andiamo per ordine. Come si ricava dall’atto notarile, l’otto maggio 1995 viene firmata in comune a Salso una convenzione tra l’allora sindaco e la società Salso Golf Club s.r.l, (Sgc) con sede a Parma, alla quale si affida la concessione per la costruzione e la gestione dell’impianto del golf. Tale convenzione è una modifica molto parziale di quella già in essere dal 1990, il cui testo risulta introvabile. Anche il notaio dovrebbe essere lo stesso.

Questa società (Sgc), secondo un’interrogazione presentata dal consigliere Roberto Corradi della Lega Nord in consiglio regionale a Bologna, costituita solo sedici giorni prima dell’atto notarile, sarebbe riconducibile a una «nota cooperativa con sede nel reggiano», che a sua volta avrebbe ceduto una piccola parte di quote ad un’altra società.

Tornando alla convenzione, in vari articoli  si «chiarisce» che a gestire la concessione deve rimanere la stessa società. Anche quando, come nell’art. 24, si ipotizza la possibilità di cessione della gestione a terzi, si dice chiaramente che la Sgc deve entrare nel capitale sociale del nuovo contraente. Questo pare non sia mai avvenuto. Anche per quanto riguarda l’art.18 in cui si dice che la gestione deve essere direttamente della Sgc o da suo «organismo interno».

In realtà, la gestione del campo da golf e i rapporti sportivi con la Federazione italiana golf sono da sempre stati nelle mani del Salsomaggiore golf & country club, associazione dilettantistica presieduta fin dal 2001 dall’architetto Ermanno Zuccheri in cui la Sgc non sarebbe mai entrata, come avrebbe dovuto essere, invece, se si fosse data applicazione all’art. 24 della convenzione di cui sopra.

Ma andiamo avanti.

L’attività golfistica a Pontegrosso non decolla e nel 2004 la «nota cooperativa con sede nel reggiano» e la società cui aveva venduto parte delle quote della Sgc, cedono la totalità delle quote a un’altra società con sede in Irlanda, la Consort international limited.  proprietari-sottoscrittori del capitale sociale risulterebbero essere altre due società con sede legale nel paradiso fiscale dell’isola di Man, che non sappiamo che fine abbiano fatto.

Siccome il nostro campo da golf, nonostante il cambio di «gestione» continua la sua grama vita, nel 2005, ai tempi della giunta di centro-destra guidata da Giuseppe Franchi, si inizia a parlare come futura concessionaria di una societa’olandese, la Tailor Made International Group  bv, il cui nome rieccheggia  quello di una delle più grandi aziende mondiali leader nella produzione di materiali per il golf: la Taylor Made.

Il diavolo ancora una volta ci mette lo zampino in quanto la Tailor Made International Group  bv dopo aver tentato operazioni più o meno simili a quella di Salso anche in Francia Spagna e Germania sarebbe fallita tra il 2007 ed il 2008. Salvo il ramo italiano, la Taylor Made Italia, con sede a Genova, che sarebbe riconducibile a persone vicine alla  società fallita.

Comunque nel 2006, evidentemente consci di tutto ciò che stava per accadere, i proprietari della società olandese che marcia verso il fallimento, avrebbero creato un’ulteriore società, la Conopri, cui il comune di Salso trasferisce la concessione un tempo detenuta dalla Sgc.

Nel maggio dello scorso anno, l’associazione dilettantisca Salsomaggiore Golf & Country Club si scioglie un’assemblea straordinaria cui partecipano solo cinque dei suoi centotrentaquattro soci, tra i quali, oltre al presidente arch. Ermanno Zuccheri, figura il notaio che aveva redatto la convenzione tra il comune di Salso e la Sgc tredici anni prima, nel maggio 1995.

Sempre lo scorso anno, una nuova società, la Salsomaggiore Golf Club, associazione dilettantistica spa, il cui capitale è suddiviso tra Conopri e un’altra società facente sempre in qualche modo capo alla fallita Tailor Made International group bv, si sostituisce alla cessata Salsomaggiore Golf & Country Club nei rapporti con la Federazione Italiana Golf. Conservando però come presidente il suddetto architetto.

Infine, al termine del 2008, l’amministrazione comunale delibera di vendere terreni e strutture del campo da golf a Conopri, che in cambio del famoso milioneottocentomila euro ottiene una variante urbanistica con la possibilità di realizzare 101 (centouno) unità abitative (poi ridotte a una novantina) entro i confini del terreno di gioco.

E ora, riemergendo da cotanta palude societaria, facciamo alcune considerazioni.

La prima è alla portata di tutti coloro che con una certa frequenza si trovano a transitare nei paraggi del campo da golf di Pontegrosso. Fuori dai denti, possiamo con tranquillità affermare, dopo quasi quindici anni dalla sua apertura, che l’impianto non funziona. Cioè non attira il numero di giocatori necessario ad assicurarne non dico la redditività ma neppure la sopravvivenza.

E questo ce lo dice non solo l’esperienza di chi transita nei paraggi ma pure gli ultimi dati disponibili (relativi al 2007) sul fatturato del campo da golf: gli incassi di quell’anno, relativi alle presenze di golfisti sul campo, assommerebbero a  circa 120 mila euro. Pari, più o meno, a una media di sei giocatori al giorno distribuiti su tutti i giorni di apertura dell’impianto. E facile capire come con simili introiti non sia possible ammortizzare neppure i costi di gestione.

Qualche anno fa, prima della liberalizzazione del tesseramento che ha portato a un cospicuo aumento del numero dei golfisti italiani, la Federazione Italiana Golf stimava che il numero medio di giocatori per ciascun impianto italiano fosse di circa trentotto al giorno. Ovvero sei volte tanto che a Salsomaggiore.

Se tutti questi dati fossero confermati, diventerebbe difficile pensare che tutte le unità abitative previste all’interno della struttura golfistica possano essere davvero vendute e che gli acquirenti possano portare all’autosufficienza economica la società destinata a gestire l’impianto.

Non è pertanto difficile prevedere che l’impresa rischia di trasformarsi in un boomerang per l’amministrazione comunale e i cittadini tutti: quasi 50mila metri cubi (se non ho capito male, visto che secondo la Federazione Italiana Golf, al Nord Italia, in collina, le pertinenze di un campo da golf sarebbero in media 5mila metri cubi ) di nuove costruzioni, cioè una bella cementificazione in piena regola, ma con  il campo da golf sempre in agonia.

Insomma, l’ennesimo tentativo mal riuscito di far uscire Salso dalla crisi, attuato dall’ennesima amministrazione comunale pasticciona.

Insomma, niente di diverso da quanto avvenuto con la lottizzazione in zona palazzetto dello sport, che ha distrutto un paio di colline per far posto ad orribili palazzoni o a quella dietro Villa Paradiso, con la schiera di villette mai del tutto terminate e quasi tutte ancora disabitate. Si sprecano terreni collinari e scorci panoramnici, si sfigura il paesaggio, per non concludere nulla.

Oltre a ciò, dalla lettura attenta di tutto questo bailamme societario si ricava qualche altro motivo di riflessione e di sconforto.

Infatti, in rete, ben prima della deliberazione con cui l’amministrazione comunale stabiliva la vendita del campo da golf compariva la pubblicità delle nuove abitazioni che si sarebbero costruite sul campo.

Il progettista? Naturalmente il presidente della nuova società Salsomaggiore Golf Club spa Associazione dilettantistica arch. Ermanno Zuccheri (una scritta in piccolo in basso a destra riporta denominazione e indirizzo dello studio di progettazione).

Nel sito del campo da golf di Salsomaggiore, un link rinvia a un solo hotel salsese gestito da colei che fu presidentessa dell’Adast, l’associazione degli albergatori di Salso e Tabiano.

Un’ulteriore prova del fatto che gli interessi di qualcuno non sono mai gli interessi di tutti. E non è di tutti neppure l’amministrazione che facilita gli interessi di qualcuno.

Le foto qui di seguito, scattate nella zona del campo da golf di Salsomaggiore, testimoniano della natura franosa del terreno, geologicamente non idoneo a sopportare il peso di tante costruzioni come quelle previste dalla variante delle 101 villette.

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65 Commenti

  • avatar Franco64 scrive:

    A proposito dell’uliveto che vorreste fare, vorrei fare una domanda!! Sarebbe di tutta la comunità, comprensi i profitti derivati dalla ventita di tutti i prodotti legati allo stesso o solo di un privato/i ??
    Dato che la Valle e’ di tutti ALLORA olive e olio GRATIS PER TUTTI !!!!
    E POI dato che si parla di salvaguardare GIUSTAMENTE il microclima e la tipicità della valle PERCHÉ NON FARE ANCHE UNA COLTIVAZIONE DI ANANAS TIPICI DELLA VALLE DI CONTIGNACO ?
    DISTINTI SALUTI

    Il gratis è morto tanti anni fa insieme alla ospitalità e: Magari Ananas certamente no! Ma una bella distesa di “cetrioli ricurvi ” come quella rimessa in voga dalla Commissione Europea e prontamente ripresa dalla Ciurma di Nave Corsara:
    Se ne può parlare non pensate anche voi ?.

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  • avatar elena scrive:

    La federazione, da noi interpellata presso gli uffici romani in quella (novembre) e in diverse altre occasioni successive e dimostratasi sempre disponibilissima, propositiva e attenta al suo ruolo di tutela di interssi pubblici come ogni organismo sportivo, al momento nulla disse di sapere della questione immobiliare legata al campo di Contignaco e decise di inviare un suo incaricato (che discusse della cosa, come di dovere, con il presidente federale dottor Chimenti avendone nulla osta preventivo).
    Consiglierei una lettura più accurata delle risposte, infondo non siamo all’asilo.
    Suggerirei altresì un’attenta analisi costi-benefici del fatturato diretto ed indotto generato dal campo da golf dalla sua nascita ad oggi paragonato ad un’altrettanto accurata analisi costi-benefici della eventuale coltivazione di parte della valle ad oliveto nella stessa durata di tempo. Forse il sorriso sparirebbe da qualche volto quasi magicamente.

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  • avatar DIOSY PAOLO scrive:

    In qualità di consigliere regionale della Federazione Italiana Golf, essendo stato nominato in relazione al mio intervento, unitamente al dott. De Luca, in sostituzione del Presidente Lombardini, volevo precisare che esso è stato fatto solo ed unicamente per verificare se potessero esserci delle incongruenze con una eventuale lottizzazione ed il campo da golf stesso.
    Qualora infatti la costruzione di unità abitative andasse a variare la condizione di giocabilità del campo stesso di Salso, allora cambierebbero i parametri stabiliti dalla FIG stessa e, a quel punto, si dovrebbe intervenire per ridefinirli.
    Per quanto riguarda, invece, la possibilità di edificare attorno al campo di gioco unità abitative, per portare nuova e più linfa umana al campo stesso ,di questo io stesso e la FIG, come precisato anche dal Presidente Lombardini, stiamo ben sopra ed al di fuori le parti, non dovendo stabilire chi e come attuare questo progetto.
    Mi sembrava giusto e doveroso rispondere alle tante voci che ogni giorno coinvolgono la FIG in questo dibattito, nel quale la FIG stessa ha solo il diritto di tutelare il presidente Zuccheri come suo affiliato alla FIG stessa, ma che non ha nulla a che vedere col discorso immmobiliare dal quale non trae nessun vantaggio.
    Sarebbe forse auspicabile un incontro tra le varie realtà della zona, Comune di Salso e organi direttivi del circolo stesso per dipanare una matassa che porterebbe veramente un nuovo impulso a tutta la valle.
    Grazie e distinti saluti
    Paolo Diosy

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  • avatar Franco Bifani scrive:

    Franco64, non vorrei però che, dati i tempi che corrono, all’olio d’oliva di Pontegrosso, qualcuno mischiasse in abbondanza olio di ricino e lo propinasse subdolamente agli avversari politici, lì al ristorante annesso al Golf Club, dopo aver corotto il cuoco o l’aiutocuoco: spaghetti aglio, olio di ricino e peperoncino! Non ti dico poi che razza di concimazione dell’uliveto rischieremmo mai!

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  • avatar antonio scrive:

    A Me il sorriso lo fa venire la sua analisi costi-benefici tra un campo da golf e un uliveto!!!! e poi i vostri sarebbero interessi pubblici? anche lei come il Sig Del Freo e’ proprietaria di qualche agriturismo della zona??? Salute..!!!!!!!!!!!!!!..Si legga bene quello che il sig Giuffredi ha scritto!!!! quelli sono interessi pubblici …non i vostri!!!!!!!!

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  • avatar Sagliano Giacomo scrive:

    Prof . non bisogna corrompere nessuno!!! sono il piatto forte dello chef!!!!
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    VI RINGRAZIO DEL CONFRONTO …. IO ABBANDONO LA NAVE !!!!!

    SALUTI A TUTTI

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  • avatar marco del freo scrive:

    Crediamo che l’intervento perfetto nei modi e nei contenuti del dottor Diosy chiuda il discorso e conforti tutti coloro che, come noi dell Biblioteca del Viaggiatore, alla Federazione si sono fin dall’inizio rivolti per avere lumi e informazioni concernenti il mondo del golf.
    Non possiamo quindi che ringraziarlo una volta di più per l’aiuto che lui (e tutti coloro da noi interpellati in Federazione) stanno fornendo a chi ha a cuore lo sport, la valle e, perchè no, il turismo così come il benessere di chi in valle vive e lavora.
    Questo è l’atteggiamento che abbiamo avuto sempre e che continuiamo ad avere, basandoci su regole fondamentali e purtroppo spesso neglette del giornalismo, a me personalmente ancora assai care: avere onestà intellettuale, informarsi prima di comunicare, verificare le fonti, separare fatti da opinioni, conoscere il contesto in cui i fatti avvengono e chi le opinioni le esprime, evitare le omissioni, rettificare gli errori, assumersi le responsabilità.
    Ma forse questo non è giornalismo, è semplice civismo.
    Grazie ancora, dottor Diosy e a presto rivederci. Mi lasci concludere con la battuta di un amico passato qualche giorno fa dalla Biblioteca: “speriamo si torni presto ai fatti reali, distinguendo mazze e palline da cazzuole e cemento, sport da affari.”

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  • avatar elena scrive:

    Antonio non stiamo parlando del un campo da golf Golf-Club-Courmayeur-et-Grandes-Jorasses……ma di quello di Pontegrosso. Ha per caso a disposizione il fatturato dello stesso da quando è nato ad oggi?
    Personalmente non ho interessi personali né fonti dirette di reddito legate ad alcuna attività alla Valle di Contignaco. Forse invece a lei una villetta farebbe comodo?

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  • avatar Franco Bifani scrive:

    Giacomo, non se ne vada, ma perchè vuole abbandonare la Nave? È così bello potersi liberamente confrontare almeno virtualmente, in modo civile; ognuno dice la sua, basta stare entro certi limiti. Ogni tanto poi un po’ di provocazione tiene alta l’audience! Giacomo, continui a scrivere le Sue opinioni, per favore, non abbandoni la nave, non scenda a livello dei topi che mollano il veliero in caso di imminente naufragio.

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  • avatar antonio scrive:

    Certo che la villetta mi farebbe MOLTO comodo !!!!! Ma lei cosa ne sa del golf dei suoi introiti etc????? Sicuramente lei e’ una di quelle persone che parla (a vanvera) del nostro golf club e neanche sa’ dove si trova o da dove si entra!!!! ma mi faccia il piacere .. RIPETO se vuol fare un paragone COSTI BENEFICI allora lo faccia sul progetto di rilancio del golf e i suoi PROGETTO DEGLI uliveti …(COSI’ E’ CORRETTO ) (PARAGONE TRA DUE PROGETTI DI SVILUPPO!!!!!)
    !!! E’ FACILE FARE UNA GARA TRA UNA FERRARI E UNA MACCHINA DEL FUTURO!!!

    POI LE RIPETO SE VERAMENTE LE STA A CUORE LA VALLE SEGUA LA LINEA DEL SIG GIUFFREDI ….ALTRIMENTI NON E’ CREDIBILE CHE NON ABBIA DEGLI INTERESSI

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  • avatar elena scrive:

    Non ha colto la mia provocazione…..mi spiace, ora gliela spiego meglio:
    Se vuole, visto che lei è sicuramente meglio informato, li metta lei i numeri relativi al fatturato del campo da golf negli ultimi 20 anni. La provocazione era proprio nel paragone tra questi numeri e quelli risultanti dall’indotto generato dalla coltivazione di una simile estensione a oliveto destinato a produrre un’olio di qualità come ad esempio a Brisighella.
    Personalmente credo che il golf vada sviluppato e non azzerato o sostituito. Ciò che mi differenzia da lei è il fatto che io veda un’alternativa alla speculazione edilizia. Un’alternativa che si chiama sviluppo turistico eco compatibile. Lei ci sta chiedendo se uno progetto alternativo di sviluppo è possibile? Mi lasci risponderle democraticamente come il Presidente Obama: YES WE CAN. Capisco che il linguaggio democratico la infastidisca, dato che difficilmente accetta la possibilità che qualcuno la pensi diversamente da lei. Sappia però che noi del Progetto Bellalavalle non facciamo chiacchiere ma progetti e proposte basate su fatti ed esperienze e sappiamo documentarli con la competenza di tutti quegli organi che ci stanno sostenendo. Ci segua o se preferisce stia alla finestra, noi preferiamo essere protagonisti del nostro futuro e non delegarlo a pseudo società estere plurifallite.

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  • avatar antonio scrive:

    **ELENA***

    Sino ad ora i vostri sforzi non si sono concentrati sul divulgare e “far comprendere ” il progetto “Ulivi”, ma soltanto sul denigrare attaccare il compo da golf , e la societa’ che gestisce… e non puo’ dire che non e’ cosi’ !!!! addirittura avete fatto pubblicare articoli nel quali si parlava che il campo era franato, che il campo avrebbe perso l’omologazione , avete parlato 100 e passa ville addirittura (cosa che se una persona ha un po’ di buon senso capirebbe che per fare tali costruzioni non basterebbe tutto il campo )avete parlato d i Colate di cemento come se arrivasseso 1000 camion carichi di calcestruzzo e cominciassero a scaricare sulla terra !!! …
    Avete mai avuto un contatto con la Proprieta’ del golf per arrivare ad un punto di incontro ??? Rispondo io …. NO!
    Avete mai avuto un confronto con la societa’ del golf ? NO!
    Il Pesidente Zuccheri vi ha invitato piu’ volte per toccare con mano la realtà del Golf .Vi siete mai presentati ? NO!!!!
    Se volete gli uliveti chi vi impedisce di farli ?? !!!! fateli sulle vostre proprieta’ e se non avete i terreni …comprateli !!!
    Per quanto riguarda “il linuaggio dmocratico ” no mi infastidisce minimamente altrimenti non starei neanche a discutere con lei
    Saluti Elena

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  • avatar sbagliatino scrive:

    Ma questo Antonio che ringhia continuamente, invece di discutere pacatamente e portare le proprie argomentazioni in modo civile, chi e’?
    Il cane da guardia del campo da golf?

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  • avatar elena scrive:

    Saluti a lei Antonio. Non solo non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare ma anche peggior cieco di chi sa leggere ma non legge. Con interlocutori simili il confronto è solo tempo perso.
    VIVE LA DIFFERENCE

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  • avatar FLOHR scrive:

    CRISI IMMOBILIARE 2009

    INVESTIRE IN CAMPAGNA? UN PESSIMO AFFARE

    A mio avviso il mercato, ora morto, può riprendersi solo se i prezzi calano ulteriormente. Chi mette in vendita ai prezzi assurdi di 2 o 3 anni fa , IN REALTà NON VUOLE VENDERE, non ha bisogno di vendere: ASPETTA IL POLLO, IL FESSO DA SPENNARE.
    Una casa è vendibile solo se il venditore richiede un PREZZO DI RIVENDIBILITà, ovvero se a quel prezzo, al prezzo al quale compra, il compratore riuscirà a sua volta a rivendere l’immobile.
    Mi sembra che i casi più eclatanti di IRRIVENDIBILITà presenti sul mercato siano quelli delle case di campagna, cascine, casolari, coloniche, rustici ecc. OGGI ASSOLUTAMENTE INVENDIBILI, specie se restaurate.
    I prezzi delle country house REALMENTE IN VENDITA stanno crollando verticalmente.
    Posto al riguardo un articolo, per intero perché l’edizione di settembre del mensile che lo ha pubblicato non è più on line, che ben illustra la situazione delle country house dell’italia centrale e meridionale, e la dunkerque dell’ italian dream delle country house in Italy ingenuamente, molto ingenuamente, comprate dagli Inglesi.

    “ Country house : Inglesi in fuga.

    Gli Italiani sono stufi del caos urbano, delle città riempitesi di immigrati clandestini, di spacciatori, prostitute, locali notturni della criminalità, di furti, scippi, stupri, estorsioni, ovvero di quell’inferno, quell’incubo in cui sono state colpevolmente trasformate le nostre aree urbane.
    Il rapido deterioramento della qualità della vita nelle città ha spinto negli anni passati molte famiglie a esplorare le campagne in cerca di oasi di tranquillità e sicurezza. Ma la speranza di trovare una migliore vivibilità nelle campagne si è rivelata illusoria: soprattutto nelle zone rurali prossime a strade provinciali, a discariche e tralicci o a zone industriali il degrado è simile se non superiore a quello cittadino, con una popolazione locale composta prevalentemente da clandestini magrebini e da Rumeni, e da qualche agricoltore in pensione, troppo vecchio per cambiar casa e scapparsene via.
    Tuttavia se oggi ci si allontana dalle provinciali e ci si addentra nelle campagne e nei piccoli borghi più sperduti si ha una duplice sorpresa: i casolari più isolati e inaccessibili sono stati comprati nello scorso decennio da Inglesi, e, guarda caso, ora questi Inglesi stanno vendendo in massa.
    La moda che negli anni scorsi sembrava irrefrenabile, per cui i sudditi di Sua Maestà Britannica correvano a comprare a prezzi assurdi le più scassate e scatafossate bicocche per restaurarle e corredarle di piscina, è finita. Ed è finita decisamente male per gli Inglesi, che ora devono rivendere case scomodissime e costose, case che nessun Italiano vuole, almeno a quei prezzi.
    La trascorsa decennale epopea delle case di campagna comprate dagli Inglesi è tutta da ridere, roba da commedia all’italiana. Beandosi della sterlina allora forte, i Britanni compravano quasi a occhi chiusi cascine, rustici, i cosiddetti casolari tipici umbri, marchigiani, pugliesi. Tali umide, maleodoranti e malferme catapecchie erano state abbandonate negli anni ’60 e ’70 dai nostri agricoltori i quali, godendo di tutti i benefici e i privilegi creditizi e fiscali loro concessi a piene mani dalla Bonomiana in cambio del consenso elettorale alla Democrazia Cristiana, si erano fabbricati moderni edifici, autentiche ville e palazzi dotati di ogni confort. Questi contadini, così beneficiati dal (nostro) pubblico denaro, non immaginavano certo di essere colpiti da un’altra imprevedibile fortuna: la moda inglese dell’italian dream, il sogno italiano della country house nel Bel Paese.
    L’Italiano è furbo, ha l’occhio lungo, il contadino in particolare, scarpe grosse e cervello fino, con alle spalle una secolare tradizione di ruberie al padrone, agli antichi proprietari terrieri (quelli, per intenderci, che avevano appoggiato il fascismo, poi nel dopoguerra sterminati dalla DC a favore dei contadini stessi).
    Ebbene, il furbo vergaro italico, magari col figlio geometra o mediatore, ha colto al volo e ben sfruttato l’ingenua moda britannica: capanne e ruderi di tufo o di altro materiale scadente, in luoghi scomodissimi, lontani da ogni tipo di servizi, che prima degli Inglesi nessuno voleva nemmeno in regalo, venduti per centinaia di milioni di lire a eccitati (“excited”!) sudditi britannici. Poi le famiglie contadine festeggiavano l’insperato affare crapulando in oceanici banchetti ai quali venivano invitati parenti e amici, e, ovviamente, i “chicken” britannici ben spennati.
    Ma l’affare non finiva lì: il neoacquistato rudere doveva essere ristrutturato. Tutti conosciamo lo scarso fairplay italico quando si tratta di differenziare i prezzi per turisti stranieri dai prezzi per Italiani: nelle campagne tale differenziazione è stata elevata all’ennesima potenza. All’ingenuo acquirente, reso ancor più fidente da abbondanti “lunch” e da tanta falsa accoglienza iniziale, venivano consigliati per i lavori il cugino geometra, il cognato muratore, il genero idraulico, la nipote titolare dell’agenzia per le pratiche burocratiche, l’amico rivenditore di materiali per l’edilizia. Case del valore finale reale di 100.000 – 200.000 euro venivano a costare 400.000, 500.000, 600.000 euro. Una pacchia, una vera manna per i nostri campagnoli che, giustamente, ne approfittavano, in base al principio: “Finché si trovano i polli…”.
    Poi arrivò l’anno domini 2008, l’anno dei subprime, del crollo del mercato immobiliare negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dei fallimenti a raffica di banche e assicurazioni inglesi, del governo britannico che per turare le falle nel sistema creditizio si svenava e stampava sterline come se fossero volantini pubblicitari. E la sterlina contro l’euro crollava, crollava, sempre più in basso, sempre più in fondo: 1.7, 1.4, 1.3, 1.1 … E gli Inglesi residenti nelle bicocche con piscina restaurate a caro prezzo, che avevano redditi in sterline, convertivano quelle sterline in sempre meno euro, e cominciavano a chiedersi: “Ma non ci converrà ritornarcene in Gran Bretagna (“go back home”), visto che qui in Italia con le nostre sterline svalutate non ci compriamo più nulla?”. Oltretutto i Britanni si erano nel frattempo stufati di coltivare stentate erbette e verdurine per le talpe, di scorazzare inutilmente coi loro fuoristrada con targa gialla e guida a destra per le nostre campagne, belle sì, ma prive di servizi, di vita sociale tra gente sopportabile, di comodità, così desolate durante le lunghe invernate, e, in fin dei conti, noiose da inedia. Si erano stancati di attendere l’ispirazione artistica raccogliendo in continuazione col retino insetti, formiche, vermi di mosche e altra campagnola sporcizia galleggiante nell’acqua delle loro piscine. Si erano accorti che l’Italia, la vagheggiata Italia, l’ italian dream , più che un sogno era un incubo di clandestini, malavita, tasse, burocrazia, servizi pubblici scadentissimi, rapine e stupri in villa…
    E allora hanno pensato: “Ma se vendiamo questo nostro casolare tipico toscano umbro marchigiano che abbiamo pagato centinaia di migliaia di euro, e convertiamo queste centinaia di migliaia di euro in sterline, poi con tutte queste sterline in Inghilterra torniamo a vivere da signori”. Ed ecco allora gli Inglesi affollare le nostre agenzie immobiliari, ecco i mediatori riempire bacheche, siti internet e giornaletti immobiliari di casolari tipici ristrutturati con piscina in vendita… ma, ma….
    Ma nessuno compra.
    Nessun Italiano con famiglia, con figli e/o anziani, può andare a vivere in quelle lande isolate e sperdute, vicino a qualche spopolato paesetto di vecchi, senza servizi, senza scuole, senza ospedali. Nessun Italiano è disposto poi, anche se libero dalle necessità di una famiglia, a pagare un immobile tre, quattro, cinque volte il suo reale valore. Anche perché l’acquirente italiano, sempre con l’occhio lungo, pensa: “Ma un domani, se dovrò rivendermi questa bicocca in campagna, quale fesso me la comprerà?”. Senza contare infine che sul valore delle aree rurali incombe il 2013, l’anno in cui, in ossequio ad accordi liberisti di commercio mondiale già siglati, tesi a favorire le esportazioni agricole di paesi emergenti, l’Europa toglierà agli agricoltori quei sussidi che finora ne avevano permesso la sopravvivenza, con conseguente futuro deprezzamento e cambio di destinazione (a pascolo) dei terreni.
    Devo dire che il riconosciuto senso pratico, il tradizionale empirismo britannico, sta inducendo i venditori inglesi a una corsa al ribasso dei prezzi, spesso in concorrenza tra connazionali. In questo i Britannici si stanno dimostrando più realisti e lungimiranti di quei vergari nostrani ai quali il casolare tipico, il rustico, è rimasto ancora invenduto, e che continuano a chiedere prezzi superiori ai 100.000 euro, non comprendendo che, finita la moda degli Inglesi, il mero valore di cubatura delle loro catapecchie è di 10.000 – 20.000 euro al massimo. E per questi 10.000 – 20.000 euro devono ringraziare certe demenziali e antilibertarie normative statali e regionali che impediscono tirannicamente al cittadino la libertà primaria di costruire sulla sua proprietà, sulla sua terra, o lo taglieggiano imponendogli oneri di fantomatiche urbanizzazioni e altre tasse assurde. In mancanza di tali leggi vessatorie e predatorie, in un regime di libero mercato, il valore delle dette bicocche sarebbe negativo: il costo della loro demolizione.
    Rimangono pur tuttavia come acquirenti dei casolari tipici i Magrebini e i Rumeni, a prezzi ovviamente magrebini e rumeni. “

    (Articolo di Filippo Matteucci su ItaliaReale di Settembre)

    I miei consigli per gli acquisti di case di abitazione sono i seguenti, pochi ma sicuri:
    comprate solo a un PREZZO DI RIVENDIBILITA’, cioè assicuratevi che vi sia la concreta possibilità di rivendere la casa almeno allo stesso prezzo che state pagando,
    evitate gli acquisti di moda (dal finto borgo marinaro al romantico-rurale-agreste): andate invece sul sicuramente rivendibile,
    evitate come la peste le case di campagna, cascine, casolari, coloniche, rustici, casali, ex agriturismi (per lo più falliti…) ecc. OGGI ASSOLUTAMENTE INVENDIBILI, specie se restaurate,
    comprate invece al centro, o nelle zone di immediata o prossima espansione urbanistica,
    comprate nelle città capoluogo di provincia o nelle cittadine turistico-balneari più richieste,
    comprate case costruite negli anni ’60 e ’70: hanno una qualità costruttiva migliore e stanze più grandi rispetto alle nuove costruzioni pur costando un po’ meno, non hanno bisogno di grandi ristrutturazioni e sono più vivibili di certi loculi-alveari a caro prezzo,
    guardate allo spazio a disposizione: più ce n’è e meglio è, corti, giardini, parcheggi, garage (meglio se doppi), e non alle finiture o alla jacuzzi o alla robotica&domotica (dà solo problemi),
    riscaldamento rigorosamente autonomo,
    se avete sufficiente capitale, compratevi case singole con corte e giardino, vivrete meglio…. altrimenti studiatevi il regolamento di condominio: più divieti (di comportamenti da cafoni) ci sono, più il condominio e l’immobile sono di sicura qualità,
    fate attenzione a tralicci, ripetitori radiotelevisivi e di telefonia cellulare, discariche, piste di motocross, strade e linee ferroviarie trafficate: se sono presenti vicino all’immobile difficilmente lo rivenderete senza rimetterci,
    massima attenzione alla stabilità dell’immobile e del terreno su cui è edificato: i soldi per una perizia privata (sicuramente più affidabile di quelle pubbliche…) del vostro geologo di fiducia non saranno mai spesi meglio.

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