Per un pugno di schede
di Franco Bifani
Nella serata di lunedì, Sankt Donninburg, un villaggio di confine tra Placent City e Parmaville, dopo alcune ore di sospensione angosciante, da thriller hitchkockiano, in un’aria tesa e lucida come una lastra di vetro della locale vetreria Bormioli, accompagnato da una colonna sonora morriconiana, ecco prorompere, per li poggi e le ville, il fragoroso impeto dei risultati delle elezioni.

Nel tardo pomeriggio di lunedì 22 giugno, in piazza Garibaldi, un oggetto non identificato ha attirato parecchi curiosi. Nell’impatto, l’ufo, proveniente forse da via Vito Aimi, ha seminato il panico e provocato diverse vittime.
Nella lotta tra le due potenti fazioni dei rossi Rojo e dei verdazzurri Baxter per il controllo del paese e nonostante l’intervento di pistoleri solitari, silenti, onesti e malinconici, i Baxter hanno trionfato. Fidenza non è più rossa ed il Pdl la espugna per soli 177 voti in più. La Destra esulta e sbraita che finalmente i bolscevichi del Piccolo Cremlino della provincia dovranno sbaraccare, dopo sessanta lunghi anni di egemonia. In un lungo trenino a suon di samba, dall’Oberkommando Pdl fino in piazza Garibaldi, le camicie verdazzurre hanno esultato ed hanno poi annaffiato il pavé e il gargarozzo di fiumi di spumante, tra pacche sulle spalle e levate di calici e flutes. Ma lo spumante sarà stato lo stesso Cesarini Sforza tracannato a Parma da Bernazzoli & Co.?
Dopo essersi probabilmente incrociati spesso lungo i sentieri e le praterie dell’Ospedale di Vaio, senza perciò stesso estrarre i revolver in duelli sotto le luci al neon dell’OK Corral di Neurologìa, Montanari e Cantini hanno rinfoderato le Colt, l’uno esultante e raggiante, con quel viso un po’ da Mickey Rourke di «9 settimane 1/2», l’altro rassegnato, mesto e sconfitto, ma all’insegna del «Tutto è perduto, fuorché l’onore!».
Sono un ragazzo di casa, non tanto di strada, come quello della canzone dei Corvi, intellettuale marcio, con tendenze anarcoidi, ragion per cui i miei modesti pareri sono senz’altro discutibilissimi. Avrei preferito Montanari, ma insomma… Non mi associo quindi ai boati esplosi nel Kommandantur del Pdl, ma nemmeno piango e smoccolo per una sconfitta sul filo di lana, nelle sedi della coalizione «rossa». C’è chi ha voluto esagerare, tra i Baxter, esclamando che Fidenza è di tutti, finalmente, che è una vittoria storica, che la cittadina, da ora, è entrata nella storia; perchè, prima dove stava, in una delle 32 dimensioni parallele dell’universo einsteiniano? Montanari, come un signore d’altri tempi, un nobile e generoso cavaliere, si è complimentato con Cantini e non ha chiesto la riconta dei voti, anche per non esacerbare gli animi e una città chiaramente spaccata in due.
Del resto, dopo tutta la filastrocca di Cerri, Antonini, Massari e Vanicelli, che poteva fare di più una sinistra, che oltretutto non ha saputo nemmeno spalleggiare, nella sua lista civica, fino in fondo, l’ex-sindaco che, con il suo 12 per cento, avrebbe potuto far trionfare Montanari? E invece i Fantastici Quattro, Uni, Gandolfi, Armani e Cassaniti, lo hanno mollato per baruffe di famiglia. Comunque, lo stesso segretario locale di Prc, Federico Donati, pur sgomento per la sconfitta, ha ammesso che Fidenza, dalla sinistra, era stata finora governata non proprio bene, ma solo «discretamente». Personalmente, mi danno fastidio sia alcuni nomi della lista di Destra che altrettanti nella coalizione avversaria, specialmente certi «sboroni», eccitati oltre misura per la vittoria, che è invece, sostanzialmente, sul modello di quelle di Pirro.
Montanari, in un’intervista di Giuseppe Manzotti su l’Informazione di Parma, termina asserendo che la sinistra, in questi mesi aveva seminato abbondantemente e che è certo che nei prossimi mesi ci sarà un raccolto fruttuoso. Ma io penso intanto che la Sinistra dovrebbe «seminare» soprattutto, si fa per dire, molti alberelli, tanti almeno da rimpiazzare tutti quelli segati in precedenza, e ricordarsi poi anche di raccomandare ai buoni seminatori di badare a dove sparpagliano le sementi, memori di quella certa parabola evangelica.
Vorrei anche dedicare un ultimo pensiero alle provinciali e alla faccenda dei referendum. Sono convinto che quello della Provincia non sia che un carrozzone inutile e dispendioso, per assegnare comodi posti di lavoro agli «amici del giaguaro», un che di posticcio, tra Comuni e Regione, non si sa bene con quali compiti intermedi. Quanto ai referendum, pubblicamente dichiaro che non solo ho accolto e non rifiutato le tre schede multicolori, ma ci ho pure fatto un bel segnaccio di matita sul «Sì», per tutti e tre. Non capisco invece chi ha respinto le schede in questione, chi non vi ha tracciato alcun segno o, peggio ancora, ha disertato le urne dove si decideva per la riforma di una legge elettorale che ancora dorme nella palude della politica italica. È chiaro che è comunque solo un mio personalissimo parere; chi ha fatto tutto il contrario del sottoscritto, avrà senz’altro giustificazioni e ragioni apprezzabili ed onestissime da contrapporre, anche se non riesco a condividerle e ad apprezzarle fino in fondo.
Ritengo comunque che la quantità di firme necessarie per far partire un referendum che smuove milioni di connazionali debba essere innalzata da 500 mila ad almeno un milione e che siano da abolire i divieti e le remore che ne frenano il ricorso. «Ci falt la geste que Biphanus declinet».













Approfitto per fare una breve riflessione sul referendum. Ho ritirato le schede, ho votato sì sul terzo ed ho annullato le prime due.
Il perchè di tutto questo:
1) Sul terzo ovviamente uno si deve candidare dove conta di essere eletto e non solo votato.
2) Un partito che prende da solo il 55% dei voti (per premio di maggioranza) più ad esempio la Lega può fare una riforma Costituzionale senza passaggio del voto popolare.
3) In democrazia non si vota il partito come fatto obligato (come in Italia), ma come optional (cosa facoltativa) come avviene nella cultura anglosassone e come dice la Costituzione. Quindi non si può impostare un sistema politico su una cosa facoltativa. Spiace per Segni al quale dobbiamo la battaglia per l’introduzione del collegio uninominale e del maggioritario in Italia, ma la legge che usciva dal referendum era proprio la negazione di quella battaglia.
4) Sono d’accordo anch’io sull’innalzamento delle firme, ma soprattutto è da eliminare il quorum. La democrazia è partecipazione quindi in democrazia decide chi va a votare non chi va al mare. Quindi si deve sempre andare a ritirare le schede.
5) La Lega molto attenta alla democrazia della vicina e spesso citata Svizzera si è guardata bene dal tirarla in ballo perchè in Svizzera come in U.S.A. non esiste il Quorum.
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