Democratici? Macché campioni di lotta corpo a corpo
di Mario Mantovani
Che c’azzecca la personalizzazione della politica con le (e)lezioni di Fidenza?

Nel Pd il corpo a corpo non è tra le diverse anime ma tra i diversi capataz.
Beh, torniamo indietro di qualche decennio. Marco Pannella si mise di mezzo per contrastare le ideologie a favore della laicità. Non solo nei confronti delle religioni ma anche e soprattutto nei confronti delle ideologie; non una politica preconfezionata rispetto ai problemi che era chiamata a risolvere ma un approccio laico, pragmatico e scientifico verso i singoli problemi.
Invece no, sconfitte le ideologie non ha vinto la laicità ma la personalizzazione della politica, sciolto il collante ideologico, ognuno per sé. Eccoci dunque arrivati a Fidenza, lotte interne al Partito democratico che appaiono (all’elettore) come pure guerre di potere, incomprensibili per chi si aspetta una politica al servizio della propria città. La crepa del Pd si è allargata e ha spaccato l’intera città. La personalizzazione ha fatto sì che il Pd trovasse una «persona» in grado di ricompattare, quasi un miracolo poter arruolare una persona di prestigio come Montanari. Un uomo (finalmente) con una storia coerente, professionista serio e riconosciuto di livello internazionale, uno che conosciamo da vicino ed al quale dobbiamo riconoscenza e rispetto. Personalmente credo di volergli sinceramente bene.
Dalla parte opposta la coerenza appare piuttosto dispersa. Io non credo assolutamente che un sindaco non a tempo pieno sia di per sé un problema, come non credo che l’apparentamento con Cerri sia stato utile, se non a creare un’altra divisione stavolta nella sua stessa lista ed a creare ulteriore confusione nella testa degli elettori; l’apparentamento è stato visto come puro accordo di potere (detto col senno di poi).
Ha ragione Cerri (vedi Gazzetta di Parma del 23 giugno, ndr): i cittadini hanno votato per il cambiamento, vedremo se in meglio. La storia ci dirà se il centrodestra metterà le radici, come a Parma e Noceto, oppure seguirà le orme altalenanti di Salsomaggiore. Intanto facciamo gli auguri di buon lavoro a Cantini (che ne ha bisogno), ma anche a Montanari che è la nostra bandiera, purtroppo a mezz’asta.












