Non ci si inventa pedagoghi a 53 anni

Pubblicato da Redazione il 21 giugno 2009 in Elezioni 2009 Fidenza, Politica |

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Vincenzo Bernazzoli, 53 anni.

di Mara Meo

Restare disoccupati a 53 anni è una sorte da non augurare a nessuno. Soprattutto se si è laureati in pedagogia e non si è mai esercitata la professione del pedagogo. Mentre si può tornare a fare il medico se di anni si sta per compierne 43 (il 23 giugno, auguri!) e si è medici internisti, una professione già un po’ più precisa e forse più richiesta.

È anche pensando al loro futuro professionale che sceglierò con la matita copiativa chi dovrà essere il presidente della Provincia per i prossimi cinque anni. Penso a loro come persone in carne, ossa e preoccupazioni, mentre loro non hanno mai pensato a noi se non come a mani da voto.
Abituati a pensare in grande, raramente pensano alle nostre piccole private storie. Perciò ho deciso di far vedere che sono diversa da loro. Farò quella benedetta croce che garantirà a uno dei due il posto di lavoro anche se non mi ha convinto, anzi mi ha irritato alquanto con il suo continuo berciare di «eccellenze», di «territorio», di «fare sistema» e di altre baggianate lessicali che nascondono il vuoto di contenuti.
Compirò un gesto di carità pubblica, manterrò al più sfavorito, professionalmente parlando, il suo posto di lavoro pubblico. Amministrare è pur sempre meglio che lavorare. E garantire lo stipendio a un pedagogo è un atto di generosità, benché poco pedagogico. Così la penso, ma non per questo c’è da aspettarsi la riconoscenza del beneficiato. Che, abituato a pensare in grande, ringrazierà tutti per non ringraziare nessuno.

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Giampaolo Lavagetto, 43 anni.

Per fortuna che i due candidati al ballottaggio di Fidenza per il posto di sindaco un posto di lavoro già ce l’hanno. Il che mi esime dal buttare loro addosso una croce. Chiunque dei due vinca, avrà un doppio lavoro. Che nel Paese dei disoccupati è un’ingiustizia bella e buona.

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5 Commenti

  • avatar doctorenry scrive:

    …la vedo mooolto dura anche iniziare a fare il medico internista a 43 anni!!! e dopo aver lasciato un remunerato incarico assessorile nel capoluogo…
    Votate il migliore, ché anche per lo sconfitto uno strapuntino di seconda fila lo si recupera sempre!

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  • avatar giuliana scrive:

    Un voto è consenso, approvazione, premio come un non-voto è disapprovazione, contrarietà, punizione. Inventare strani significati serve solo a tentare di giustificare la propria incapacità di recidere un cordone ombelicale.
    Ecco perchè i partiti storici sopravvivono alle rovine da loro create. La dipendenza psicologica, come tutte le dipendenze, è indice di debolezza; non va sottovalutata ma curata.

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  • avatar Editore scrive:

    Poi ci sono l’ironia e il sarcasmo, con tutte le sottigliezze e i paradossi che sfuggono ai lettori superficiali. Giuliana lo è? Si consiglia di rileggere. E magari di riscrivere. (Mara Meo)

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  • avatar Francesca scrive:

    Sottoscrivo in tutto la questione della comprensione per chi “tiene famiglia”. Quindi, da brava elettrice ligia, anch’io ancora una volta ho fatto la crocetta “al posto giusto”, montanellianamente turandomi il naso (come credo molti altri) per la… 10a? 20a volta? boh, non lo so, non le conto nemmeno più. Così come sottoscrivo l’irritazione per i luoghi comuni e gli stereotipi e le frasi fatte che coprono il nulla che c’è sotto. Tante persone con cui ho parlato mi hanno detto: “bisogna votare per lui comunque, perché l’altro è peggio”. Anche questa volta ho obbedito agli ordini di scuderia, ma sinceramente ho un dubbio: siamo *davvero* così certi che l’altro sarebbe peggio? (a parte il “lieve difetto fisico” di essere di destra…)
    In ogni caso, benché frustrata dall’aver ancora una volta adempiuto supinamente e senza convinzione al mio diritto-dovere, almeno per questa volta la mia retroessenza cattolica si rallegra, perché se non altro ho compiuto una buona azione, contribuendo a salvare il posto di lavoro di un ultracinquantenne con un “titolo di studio debole”. Permettetemi però di dubitare che, in caso di sconfitta, lo stesso rimarrebbe davvero disoccupato: per queste persone un “ammortizzatore sociale” o un paracadute è sempre disponibile, e in fretta, anche. Ed è ovvviamente scontato che non ci sarà nessuna gratitudine per una eventuale vittoria. Anzi, questo contribuirà a ingrandire ulteriormente un ego già imbarazzantemente debordante.

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  • avatar giuliana scrive:

    Se qualcuno scambia lucciole per lanterne, cioè ironiche provocazioni per ironiche e amare confessioni, forse il limite non è così netto come parrebbe a Marameo.
    Pur sforzandomi di leggere tra le righe altri significati, avevo realmente creduto in una “confessione a cuore aperto”. Probabilmente sono in buona compagnìa, come testimonia la “confessione” di Francesca. C’è qualcuno che può illuminarmi?
    A meno che…

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