La foglia di fico dell’ecomostro
Hanno fatto bene i boscaioli del comune a segare i due torreggianti platani del piazzale della stazione. Hanno fatto bene a sopprimerli nel sonno per non disturbare i fantasmi che abitano nei Nuovi Terragli e i passeggeri dei treni notturni.

I platani che alti e schietti dominavano il piazzale della stazione.
Hanno fatto bene perché così ci rinfrescano la memoria.
Ci ricordano i tigli dello stesso piazzale deportati nel cosiddetto «bosco urbano», una sorta di hospice botanico dove agonizzano tra le erbacce e le flebo di una ditta specializzata che li tratta da cavie.
Ci ricordano i tigli superstiti attorno all’ex bar «Il Covo», che subiranno a breve la stessa sorte per far posto, alberi e locale, all’ennesimo mostriciattolo edilizio.

I ceppi dei platani della stazione dopo l’azione di bonifica.
Ci ricordano i gelsi sacrificati alla cementificazione selvaggia della campagna.
Ci ricordano le piante ornamentali e rare di piazza Matteotti sradicate per far posto ad aiuole insulse e alberelli fragili e anemici.
Ci ricordano l’ostilità della passata amministrazione per tutto ciò che è vivo, verde e antico.
Stavolta, però, la furia distruttrice, l’ossessiva foga di cancellare per dimenticare, rischia di colpire gli stessi distruttori.

I tigli dell’ex bar «Il Covo» (già «Balilla»), destinati al prossimo sacrificio.
Incalzato dalla campagna elettorale, il deus ex machina dell’ufficio tecnico comunale non attende ordini dai nuovi amministratori, esegue quelli dei vecchi anche su questioni sospese e controverse. Inchioda al suolo rotonde provvisorie nel timore che una giunta più prudente ne ordini revisione ed eventuale rimozione. È l’ultimo servizio reso ai predecessori, nell’estremo tentativo di consegnarli incolumi ai posteri. L’ultima propaganda, la politica del fatto compiuto.

Alberto Gilioli (a sinistra), massimo dirigente dell’ufficio tecnico del comune, l’ex assessore alla viabilità Andrea Massari.
Ma il dominus del comune pecca per eccesso di zelo. Commette l’errore di far estirpare dal piazzale della stazione i due imponenti platani che, liberati dal protettivo involucro del bocciodromo del dopolavoro, per un paio di giorni brillano in tutta la loro maestosità e fanno venire il magone ai passanti. Suggeriscono l’immagine di una piazza che avrebbe potuto essere diversa.
Come le mutande del culturista, i due platani coprono le vergogne dell’ecomostro. Sono una pietosa foglia di fico. Ma il pudore irrita il supertecnico, che gliela strappa.
Meglio così. La nudità muscolare del Nuovi Terragli ci fa tornare la memoria. Ne faremo buon uso il giorno fatidico del ballottaggio.














Continua inesorabile la cementificazione e la strage di alberi nel Borgo.
Facce amorali e anacronistiche.
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Si applichi la legge del taglione: chi ha permesso questo scempio deve essere segato al ballottaggio di domenica 21.
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Degli orrori di Piazza della Repubblica ne ho parlato io per primo, anche con altri eteronimi/pseudonimi, usando il termine “ecomostri” per le Torri gemelle e venendo maldestramente rimproverato sulla “Gazzetta” dal sindaco. Ma, a rigor di logica, i responsabili giuridici dello scempio (Tedeschi, prima, Cerri, poi) non sono al ballottaggio…
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Ecomostri? Le Torri del Tedesco ? Molto peggio , per dirla alla Fantozzi 2 Cag*** Megagalattiche le costruzioni più orrende della provincia , un vero scempio feriscono gli occhi, Mr. Bin Laden non avrebbe 2 aeroplanini da mandare a Borgo San Donnino?
Nota dell’Editore: la seconda parte di questo messaggio è stata rimossa in quanto conteneva illazioni che avrebbero potuto essere causa di querela.
Si invita Siegfried alla prudenza.
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