Il Dio delle piccole cose non è piccolo
Qualcuno si è meravigliato che Nave Corsara, nata da una costola della politica e critica dell’amministrazione locale per circa cinque anni, non abbia detto la sua in queste ultime settimane che precedono il voto. (Il che deve essere stata una sorpresa anche per quelle Cassandre che vaticinavano la costituzione di una nostra lista per le amministrative).

Osservazione giustissima, ma avanzata da osservatori un po’ distratti. Chi ha seguito la scia della Nave, avrà notato che non abbiamo quasi mai rivolto lo sguardo là dove tutti guardavano. Tra il dito e la luna, abbiamo scelto il dito. Alla distanza siderale dell’una abbiamo preferito la vicinanza dell’altro. Fuor di metafora: dell’assessore invasato dal sacro fuoco, che espone principi e obiettivi di stampo rinascimentale, che ci invita a seguirlo sulla strada della palingenesi radicale, ci interessa molto di più la psicologia e l’analisi comportamentale del soggetto disturbato e disturbante che i suoi discorsi.
In altre parole, non si parla di pazzia con i matti. Anche se, purtroppo, dobbiamo subirne le conseguenze. Che sono solide, fatte di cemento, e radicate nell’asfalto. Qualcuno ha tacciato di pesantezza e ruvidezza il nostro linguaggio. Lo ammettiamo: le parole sono pietre e possono fare male, ma per evitarle o schivarle basta accettare il dialogo, invece che inalberare il disprezzo per le voci fuori dal coro (e non stiamo parlando solo per noi).
A Lorsignori (parlo dei governanti della città) il dialogo non è mai piaciuto. A Loro piace la disparità di forze. Loro mettono in scena la politica e noi assistiamo allo spettacolo. Loro litigano e noi dobbiamo applaudire per l’una o per l’altra parte. «Chissà dove vogliono andare a parare?». si chiedono i poveri di spirito e di immaginazione quando cerchiamo di capire invece di parteggiare. Mai sentito parlare di insofferenza per gli abusi di potere e per le soperchierie, mai immaginato il bisogno di un legittimo diritto all’informazione anche laddove non si parla di Berlusconi?
Nel teatrino della recita scolastica della politica non si ammettono interventi degli spettatori che non siano regolamentati da partiti o loro surrogati. Neppure nel corso di quella sorta di mistero buffo, che è la carovana della partecipazione, compagnia itinerante che tocca quartieri e frazioni con grande dispendio di mezzi ed energia ma lascia tutto immutato. Come il circo quando leva le tende o il Giro d’Italia dopo il passaggio dell’ultimo corridore.
Per farla, breve, se non ci siamo fatti dettare l’agenda per cinque anni non ce la siamo fatta dettare neppure per la campagna elettorale. Le nostre sporadiche uscite, quando ci sono state, hanno riguardato aspetti marginali ma secondo noi illuminanti.
«Gott ist im Detail», Dio è nel particolare, diceva Aby Warburg. Crediamo in questo Dio delle piccole cose.












