Italia del valori: tutto qui?
Di Antonio Di Pietro condivido quasi tutto, da quel che dice a come lo dice. Fa opposizione vera e incalza l’opposizione pigra. I risultati elettorali gli hanno dato ragione quadruplicandogli i consensi. Ma non dappertutto. Per esempio, non a Fidenza.

Gabriella Biacchi, responsabile provinciale di IdV e consigliere comunale a Parma.
Italia dei valori, che nel 2004 a Fidenza era volata alta portandosi a casa 532 voti, pari al 3,4 per cento, ora vola rasoterra raccattando un miserevole 3,08 per cento (452 voti). Se a qualcuno la differenza può sembrare irrilevante, quasi un’inezia, va ricordato che cinque anni fa Di Pietro, alleato con Achille Occhetto, a livello nazionale era sceso attorno all’1,5 e veniva dato per spacciato. Quanto alla lista locale, non aveva alle spalle un agguerrito apparato provinciale come oggi, ma quattro gatti che l’avevano buttata in piedi a poco più di un mese dal voto.
Se si considerano queste circostanze è facile concludere che l’Italia dei valori di allora si produsse in un’eccellente performance a Fidenza, in controtendenza rispetto al resto del Paese, mentre stavolta ha fatto una magra figura locale a dispetto del trionfo nazionale, confermato anche a Fidenza dal doppio dei voti presi alle Europee.
A chi addebitare il tonfo fidentino? A che cosa va imputata questa chiara volontà dell’elettore borghigiano di snobbare i candidati locali ma di premiare Di Pietro candidato a Strasburgo? Antipatie personali? Difetti di strategia? Errori umani? Cerchiamo di capirlo.
Di Pietro va male a Fidenza e benissimo altrove perché fra il dipietrismo locale e quello nazionale c’è un abisso. La stessa differenza rilevabile tra un carabiniere e un metronotte. Un vuoto per colmare il quale non bastano le furberie, se a dominare è l’insipienza politica.
Vediamo di spiegarci meglio. Quando Gabriella Biacchi, agente immobiliare fornovese, consigliera comunale a Parma, calò a Fidenza nell’autunno dello scorso anno diede l’idea di voler mettere a ferro e a fuoco la città. Promise apertura di sede, lavoro militante, nomina di responsabili, riunioni, presenza sul territorio e chi più ne ha più ne prometta.
Passarono i giorni, le settimane e i mesi, vennero l’inverno e la primavera, tornarono le rondini, ma non si fece rivedere Gabriella. Solo sotto elezioni fu avvistata in qualche conciliabolo clandestino. Ma sulla Gazzetta di Parma non mancava mai. Attorno a lei si erano nel frattempo materializzati personaggi mai visti primi o resuscitati dall’oltretomba. Common people, si disse, mica ambiziosi e gente con dei grilli per la testa. Tipi tosti. Alcuni baffuti. Mustacchi spioventi.
Le baruffe in casa Pd non giovarono alla visibilità di Gabriella e dei suoi timidi adepti, che attendevano se schierarsi con Giuseppe Cerri o con l’eventuale sostituto. Aspettavano cioè che il Pd si decidesse a designare il candidato ufficiale. Ma soprattutto erano in attesa di ordini da Vincenzo Bernazzoli sempre più deus ex machina.
Che cosa aveva escogitato infatti l’astuto presidente della Provincia? Era andato al mercato dei gregari e degli ascari e per un paio di seggi, uno in Provincia e uno a Fidenza, si era comprato l’appoggio di Idv. Accordo politico, beninteso, nulla di illecito o di immorale. Si era soltanto comprato un po’ di tranquillità.
Gli italo-valorini non avrebbero dovuto combinare al Pd di Parma tutto quel casino che Antonio Di Pietro stava facendo al Pd nazionale, mettendo in croce prima Veltroni e poi Franceschini. Aizzando i riottosi contro Berlusconi ora per un motivo, ora per l’altro.
Da quel furbo di tre cotte che è, o presume di essere, Bernazzoli si comprò dunque i consensi di Idv in cambio di un paio di seggi. Così ragionò Vincenzo: incasso il loro sette-otto per cento e mi assicuro il loro silenzio. Volantinino per me e se ne stiano zitti.
Sia Gabriella sia Vincenzo furono certi di avere concluso un big business. Ma avevano fatto i conti senza quell’oste bizzoso che è l’elettorato, il quale del leader dell’Italia dei valori apprezza la franchezza a doppio taglio, cioè rivolta per un verso a Berlusconi e per l’altro alla morbidezza del Pd.
Perciò, come volete che attecchisse a Fidenza un dipietrismo legato mani e piedi al carro di chi governa la città da sempre? Come volete che riscuotesse stima e consensi un dipietrismo che non metteva in discussione lo sviluppo rapace della città e le magagne di una giunta sì di centro sinistra, ma con venature di berlusconismo?
Ma chi fa politica come se giocasse a poker o a risiko, trascurando gli umori degli elettori, prima o poi inciampa in questa variabile che è il cittadino con la scheda in mano. Bernazzoli è riuscito sì a scongiurare sul nascere la presenza a sinistra di un partito rompiscatole che avrebbe fatto le bucce alla sua amministrazione, ma nel contempo gli ha tolto la possibilità di intercettare i voti dello scontento. Chi aveva bisogno di un’Italia dei valori addomesticata? Nessuno. E per questo non è stata premiata.

Un’Italia dei valori utile solo a portare acqua al mulino del presidente della Provincia che, a torto o a ragione, è percepito come uno yesman dell’apparato imprenditoriale parmense, non poteva galvanizzare l’elettore stanco di consociativismo, cioè di quel pappa e ciccia che altri chiamano inciucio.
Quel gruppuscolo di brave persone paracadutate in piazza Garibaldi a Fidenza con i loro banchetti sono risultati più estranei agli elettori dell’equipaggio di una astronave marziana. Chi erano? Da dove venivano? Che cosa volevano? Non è mai stato appurato né mai lo sarà. Tant’è che pare stiano reimbarcandosi per tornare nella lontana galassia da cui provengono. Magari torneranno tra cinque anni. Forse mai più.
E così, per disinnescare l’imprevedibilità di certi personaggi locali che, correndo liberi e selvaggi lo avrebbero costretto a uscire allo scoperto e dal guscio della vittoria scontata, Bernazzoli si è solo procurato guai e ritardi nella consegna della fascia della vittoria.
Ammanchi di urna si sono verificati soprattutto a Fidenza, proprio là dove i galoppini di Idv avrebbero dovuto sopperire con qualche centinaio di voti all’astensionismo di sinistra.
Estrema beffa, il partito di Di Pietro ha incassato a Salsomaggiore il doppio dei voti riscossi a Fidenza. Ma non sono serviti ad arginare la débâcle salsese di un Bernazzoli surclassato da Giampaolo Lavagetto, bastonato a furor di popolo da chi se l’è presa con lui non potendo suonarle a Massimo Tedeschi, sindaco sempre più sgradito (politicamente parlando), senza fare caso alle presunte ruggini tra i due. Stesso partito, stessa razza devono essersi detti gli elettori infuriati dai tre inconcludenti anni di centro-sinistra.
Dall’exploit salsese di Idv si deve forse dedurre che è più facile vincere dove si è solo un simbolo e una dichiarazione al telegiornale o una sfuriata in un talk show, cioè un messaggio remoto? Forse sì. Mentre tutto si complica quando il simbolo assume sembianze umane che, vuoi perché vengono da troppo lontano, vuoi perché vengono da troppo vicino, risultano comunque poco presentabili e ancora meno affidabili.
In ogni caso, la corvée concordata dalle parti, dall’astuto Bernazzzoli e dalla diafana Gabriella che c’è da augurarsi amministri in maniera più avveduta e oculata i suoi affari immobiliari in quel di Fornovo, non è finita. C’è il ballottaggio. Museruola, guinzaglio corto e via volantinare.

Di Pietro, che persino i suoi fedelissimi dipingono come un despota severo, implacabile con chi sbaglia non meno del capo della Spectre, non avrà nulla da rimproverare all’imprudente Gabriella?
Possibile che un partito a decollo verticale in tutto il Paese stia cadendo in picchiata dove avrebbe potuto dare buona prova di sé guadagnandosi i voti con il sudore della fronte e in piena libertà di movimento e di parola?
Nessuno ha detto alla Biacchi che in politica i voti non te li regalano, ma bisogna andarseli a prendere là dove sono. Magari strappandoli al tuo futuro alleato, cioè al Pd? È successo ovunque, perché non avrebbe dovuto accadere nella provincia dove il Pd è più che mai a capo di un comitato d’affari?
Non ci aspettiamo risposte a tali domande. Gabriella se ne sta rintanata a Parma. Fa anticamera da Bernazzoli e uscirà dal suo studio con un mazzo di volantini. Fuori i banchetti, si ricomincia. Anche a Fidenza, dove la posta in palio (cioè un assessorato nel caso della vittoria di Montanari), è più che mai a rischio.
C’è una via umiliante alla cadrega e Italia dei valori di Parma e Provincia, infelice anomalia di una formazione politica altrove impeccabile, la sta percorrendo tutta. Vuoi a carponi. Vuoi strisciando. La proconsole Gabriella Biacchi non ha capito che per essere rispettati, bisogna farsi rispettare. È l’abc della politica con la schiena dritta e della lingua non biforcuta. Se abbiamo interpretato correttamente il messaggio di Antonio Di Pietro.
(i. s.)
In carica...