Monaco, l’Europa somiglia sempre più agli Stati Uniti

Ali Sonboly

di Sergio Caroli
All’indomani di Monaco, fra i commenti che ho letto e ascoltato sulle stragi che hanno insanguinato l’Europa credo che il più serio e meditato sia quello espresso da Antonio Ferrari, il sempre informato inviato speciale del Corriere. Il quale ha detto di non credere alla storiella dell’Isis sorto come un fungo nell’area compresa fra Siria e Iraq, dalla quale orchestrerebbe, come un unico cervello, sanguinarie gesta terroristiche nel mondo intero. Continua la lettura

L’inutilità delle maratone

Crozza imita Mentana

Questo editoriale di Internazionale (n. 1163, 22-28 luglio 2016), uscito prima della sparatoria di Monaco di Baviera, è più che mai attuale oggi, dopo ore di oscillazioni sull’incerta matrice dell’attentato. Per tutta la serata di ieri, per l’intera notte e poi ancora in mattinata siamo stati bersaglio di notizie contraddittorie. Subito gli attentatori erano tre, poi uno solo. Prima matrice islamica. Poi neonazista tedesco doc emulo di Breivik. Infine, tedesco psicopatico di origine iraniana. Ma non è detto che sia l’ultima versione. Mentre le tifoserie degli opposti schieramenti si rinfacciano accuse e pregiudizi: vedete, ve l’avevamo detto. E ancora non è finita. Il melting pot aumenta la confusione e le incomprensioni. Continua la lettura

Il balletto Italicum

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di Sergio Caroli
Se avessi il genio tragicomico di Kafka mi piacerebbe scrivere un racconto sull’Italicum, la legge elettorale partorita e sostenuta a spada tratta dal binomio Renzi-Boschi, quando il Pd era il primo partito. Dopo che le amministrative hanno impartito una durissima lezione alla dirigenza pidina (che, solo per fare un esempio, nella «rossa» Bologna ha visto dimezzare i propri voti), Renzi ha lasciato intendere di voler cambiare la legge, definendo «voltagabbana» i Cinque stelle. I quali hanno rinviato il complimento al mittente. Continua la lettura

Purghe in purgatorio, in attesa del paradiso condiviso

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Ho due amici di Facebook, due colleghi, che si chiamano entrambi Pietro, ma questa è solo una coincidenza. Non si conoscono tra di loro. Li frequento o li ho frequentati separatamente. Con loro ho fatto un paio di viaggi. In Svezia e Norvegia con l’uno, in Egitto con l’altro. Non abbiamo mai parlato di politica, né in quei frangenti né in altri. Caso vuole che, proprio in questi giorni, siano impegnati entrambi in un’opera di epurazione: fanno le pulizie di casa, cancellano dal novero delle loro amicizie digitali coloro con cui non hanno un feeling, né dal punto di vista estetico né da quello politico. Ad averli spinti a questa sofferta scelta (nessuno ama sbarazzarsi di friends e likes conquistati casella per casella con la diuturna fatica della captatio benevolentiae) è l’atteggiamento verso l’islam dopo i recenti attentati pervicacemente e ipocritamente chiamati islamisti. Un Pietro fa fuori gli amici-zavorra da sinistra, per così dire. L’altro Pietro da destra, per così dire. Se la Jihad non li avesse spinti a scelte così radicali, sarebbe stato difficile scorgere in loro differenze politico-ideologiche. Intellettuali brillanti, appartengono entrambi al main stream delle opinioni sempre bene accette e sono dediti soprattutto al culto di se stessi, dalla manicure alla scrittura raffinata che ne discende. Continua la lettura

Alfano e i suoi fratelli 

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di Sergio Caroli
Per quali ragioni i senatori dell’Ndc prima o poi se la svigneranno– già se ne registrano le avvisaglie – dal governo Renzi ? Seri come bambini al gioco, si portavano spasso la convinzione che il ducetto di Rignano assicurasse loro un posto al sole alle prossime politiche. Invece, hanno dovuto amaramente constatare che il comandante in capo non potrà issarli a bordo della nave: ha incominciato ad imbarcare acqua. Continua la lettura

Per chi brucia la campagna?

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È domenica mattina. La temperatura e la luce, favoriti dal silenzio, sono ideali per starsene sotto il portico a leggere. Ed è quello che sto facendo. Abito ai confini della campagna. La mia casa, allineata con altre, si trova sulla linea del fronte, una parodia di mura urbane. Al di là del pezzo di terra di mia competenza, una pista ciclo-pedonale. È la linea di demarcazione oltre la quale ci sono una casa colonica e campi, un tempo coltivati a erba medica o grano secondo le secolari leggi della rotazione delle colture e oggi in attesa di essere seminati a cemento. Quei terreni e la casa colonica abbandonata erano diventati poi un’azienda di sementi. Infine, incolto. Gerbido. Il che non ha impedito, fino a un paio d’estati fa, che una falciatrice e un’imballatrice falciassero e imballassero quel poco d’erba medica che si ostinava a crescere. Continua la lettura

Houellebecq, bersaglio dei benpensanti

Houellebecq

«Da molto anni ormai, il principale argomento a favore dell’Europa è la paura delle conseguenze prodotte da un’eventuale fine dell’Unione europea». Si potrebbe dire che, con uscite di questo genere, Michel Houellebecq ambisca a prendere il posto dell’attore e regista Erich von Stroheim (nella foto in basso), noto come «l’uomo che si ama odiare». È così che la gente si sente più buona, individuando i «cattivi» di comodo e scaricando su di loro le colpe che questi non hanno. Continua la lettura