VERSO LE ELEZIONI


Si danno all’ippica

 

Cavalli di razza. Su quale di questi tre purosangue scommettereste? Da sinistra: Stefano Gandolfi (Città aperta), Giuseppe Cerri e Paolo Antonini, entrambi Pd. (Foto di Marco Gambazza)

 

di Paolo Frambati

Più si adunano e discutono, più sprofondano. Il direttivo locale di lunedì 2 e l’esecutivo di martedì 3, entrambi giocati in casa, cioè nell’ex Casa del Popolo, ora sede Pd di via XX Settembre a Fidenza, non hanno partorito alcunché. Il travaglio è sfibrante, non c’è Barbara Lori o Salvatore Caronna, Provinciale o Regionale, che osi impugnare il bisturi per fare un bel cesareo e proclamare al Borgo e al mondo che il candidato è nato. La suspense troppo a lungo protratta, i colpi di scena che fanno cilecca, hanno generato prima noia e poi ostilità negli elettori di centro sinistra arrabbiati con una classe dirigente incapace e impotente. Il solito finale pasticciato rinfocolerà il malumore verso il regista maldestro. Quel Paolo Antonini che, assistito da Andrea Massari, mille ne escogita e una sola ne pensa: fare il sindaco a tutti i costi.  A questa coppia di dioscuri, oltre che a una piccola coorte di irriducibili, va addebitata la responsabilità di questa impasse che potrebbe trasformarsi in débâcle. Una vittoria di Pirro alle primarie di Antonini non è detto che non si tramuti in catastrofe alle elezioni vere, quelle che contano.
Se abbiamo capito bene, origliando al citofono lasciato aperto dalla talpa infiltrata da Nave Corsara nel direttivo del Pd, l’astuto Antonini manovra per trasformare le primarie di partito in primarie di coalizione. In breve, se gli viene a mancare il sindaco uscente Giuseppe Cerri, che non pare intenzionato a raccogliere il guanto di sfida, e se non si fa avanti un altro sfidante credibile sulla piazza interna (mal gliene incoglierebbe), il mai domo Antonini recluterà  le sue spalle nel centro sinistra.
Sentiti informalmente, sia Andrea Fellini dei Comunisti italiani che Enrico Mambriani di Rifondazione comunista pare abbiano declinato l’invito a misurarsi con Antonini. A loro, dicono, interessa più che altro il programma. E poi sono troppo avveduti per misurarsi con la macchina di 101 cavalli su cui viaggia Antonini e troppo scaltri per farsi prendere le misure prima delle elezioni. Il test delle primarie potrebbe rivelare la loro inconsistenza e quindi scoraggiare il loro potenziale elettorato.
Più possibilista Stefano Gandolfi che da lunga pezza agita le primarie di coalizione. Per lui sarebbe un onore, che spaccerebbe di sicuro per onere, sostenendo che lo farebbe per spirito di servizio, senso di responsabilità e bla bla. Nulla si sa invece delle intenzioni di Italia dei valori.
I campioni di questi due partiti colmerebbero il vuoto lasciato dal ritiro di Cerri, probabilmente dell’intero gruppo della Margherita che, senza strepito ma con molta determinazione, si staccherebbe dal Pd per dare vita a una lista autonoma.
Se le cose dovessero prendere questa piega, sono parecchie le domande che anelano a una risposta.
Che benefici ricaverebbero, Città aperta e Italia dei valori, a puntellare esternamente un Paolo Antonini che vuole fare a tutti i costi le primarie (non importa come, non importa con chi)? Lo farebbero per mettere un’ipoteca su quello che loro sperano diventi il futuro sindaco? E se sbagliassero il pronostico? Le scommesse sui cavalli non è materia che si addica a Gandolfi e forse neppure al candidato dell’Italia dei valori.
Se Cerri e i suoi ripiegano dalla casa madre di via XX Settembre, chi resta potrà ancora fregiarsi delle insegne del Pd? Può esistere un Partito democratico costituito solo dalla sua componente ex Ds, senza neanche un petalo di Margherita a fargli da perizoma?
In casi simili, si sa come va a finire. Si comincia con il rimuovere la targa affissa meno di un anno fa, poi si tira fuori dal cassetto quella vecchia e si comincia a litigare. Quindi la parola passa agli avvocati e al tribunale. Conviene, sotto elezioni? Conviene in assoluto?

Pubblicato il 4 febbraio 2009

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