«Noi non siamo d’accordo con chi afferma che l’espansione porta benessere e ricchezza». Non possiamo credere che a pronunciare queste parole sia stato Massimiliano Franzoni, nonostante siano stampate su un foglio locale degno del massimo rispetto. D’altra parte, accanto alle parole del consigliere comunale di Città aperta, c’è la sua foto. Ci ha messo la faccia, come si usa dire oggi.
Ma come, Città aperta non crede che l’espansione urbanistica porti benessere e ricchezza eppure è rimasta in giunta per cinque anni con il massimo fautore di questa filosofia politico-amministrativa? Per cinque anni ha fatto da spalla a quel Paolo Antonini, mai eletto dai cittadini bensì nominato dal sindaco Cerri assessore all’Urbanistica e con ciò autore dell’abnorme e delirante sconcio edilizio che è sotto gli occhi di tutti.
Franco Giordani, Massimiliano Franzoni e Stefano Gandolfi non credono che il cemento faccia crescere soldi al posto dell’erba medica eppure non hanno mai trovato nulla da ridire. Decisioni che appartenevano al passato e che ci siamo impegnati a non ridiscutere, è la loro rituale risposta a questa nostra reiterata obiezione. In cambio di un radioso futuro hanno lasciato che il passato diventasse presente, che il Prg di Massimo Tedeschi inondasse le campagne di Fidenza. Gandolfi e i suoi hanno riposto tutte le speranze nell’avvenire, ma solo ora si accorgono con sgomento che l’alba di questo domani potrebbe non spuntare mai.
Perciò in questi ultimi mesi hanno più che mai appoggiato il Pd linea Antonini e avversato il Pd linea Cerri. A loro giudizio, Paolo Antonini, nonostante l’esecrata filosofia urbanistica, avrebbe mantenuto la parola. Cerri non si sa.
Quale parola? Di lasciar costruire il mitico quartiere Europa, l’avamposto eco-sostenibile, progettato in nome di Agenda 21 da architetti eco-compatibili ed eco-amici di Città aperta, una cittadella utopica dell’avvenire e del paradiso in terra voluta e difesa come l’ultima ridotta di salvezza in seno a una civiltà avviata al disfacimento pagano e consumistico. I paroloni sono nostri, i concetti appartengono agli ideologi di Città aperta.
Questo scambio di favori e cortesie tra Gandolfi e Antonini ci ricorda l’episodio biblico dell’affamato Esaù che, tornato dalla caccia con il carniere vuoto, rinuncia al diritto di primogenitura, cioè al diritto di governare su Israele, per un piatto di lenticchie. Invece che battersi per la salvezza della città tutta, Franzoni e soci preferiscono acquartierarsi nel complesso residenzial-conventuale che sorgerà più o meno dove si trovano oggi i cosiddetti orti degli anziani.
Naturalmente tutto ciò non può essere detto e ancor meno ammesso al cospetto dei propri elettori e della propria coscienza. E allora vai con la balla ideologica e la manovra propagandistica. Città aperta si fa Cassandra vaticinando disgrazie ai servizi alla persona e all’infanzia. Profetizzando la strage degli innocenti.
Alla visione dell’apocalisse si accompagna l’esaltazione delle buone azioni compiute dagli amministratori di Città aperta nel quinquennio appena trascorso. Non paghi di aver fatto da diga al blob del calcestruzzo, hanno garantito i servizi alla persona, dato da bere agli assetati con la fontanella del Corea e distinto l’umido dalla plastica con la raccolta differenziata dei rifiuti. Semper Maximilianus dixit.
Può darsi che, in nome del patto elettorale appena stretto, l’assessore ai Servizi Sociali Enrico Mambriani e l’assessore all’Ambiente Andrea Massari fingano di non aver sentito né letto e non facciamo notare di essere stati loro semmai gli artefici di tali iniziative. Può darsi che, per il quieto vivere e il concorde votare, tengano il becco chiuso. Ma di sicuro si saranno fatti un’idea sulla razza di alleati con cui si sono imbrancati.
Chierichetti birichini pronti a scaricare ogni colpa sui compagni di banco e a rubare le biglie ai compagni di giochi. «Sembra quand’ero all’oratorio, con tanto sole, tanti anni fa»
(i. s.)
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