ROBERTO BILZI


Il padre di tutte le firme

In una dichiarazione rilasciata a un foglio locale, Roberto Bilzi, promotore del comitato «Antonini sindaco», dice cose che fanno a pugni con la logica e si fanno beffe del senso del ridicolo.
Che si presenti come accanito fautore delle primarie, cioè di un sistema per scegliere i candidati, il portavoce del comitato «Antonini sindaco», cioè uno che si augura un certo esito di dette primarie, è già un controsenso. Di più: un conflitto d’interessi. O se volete, sintomo di una certa confusione tra la strada maestra e le scorciatoie per arrivare a destinazione.
Saranno le macerie della doppiezza comunista a fargli velo? Voi che lo conoscete meglio di me, il Bilzi, che dite?

Poi c’è questa balordaggine, peraltro ostentata, dei 111 che, a suo dire, si sono riuniti in una pizzeria a firmare la petizione per Antonini sindaco (o per le primarie?). Una pizzeria con 111 coperti? Avranno dovuto requisirne una tutta per loro. E ve li immaginate che si litigano la penna per firmare? Tocca a me! Molla la biro! Tu hai già firmato. Ma che fai, firmi di nuovo?

I firmatari, poi. Studenti e operai, assicura Bilzi. Va bene. Impiegati e imprenditori, aggiunge. Scorro la lista. Vedo i primi, ma non scorgo i secondi. Non vedo imprenditore degno di questo nome che colpisca la mia attenzione. Ma se Bilzi ha detto che ci sono, ci saranno. Forse sulla rubrica di Antonini. Forse anche in pizzeria. Ma un po’ defilati. Non hanno sgomitato per firmare, loro. Preferiscono aspettare. Vedere come butta. Ma se Antonini passa li conosceremo presto i nomi di questi Cuor di Leone che, fantastichiamo noi, metteranno a cemento e asfalto quel che resta della nostra campagna.
Certo conteranno molto di più di questi poveri 111 che tirano la carretta e la volata al loro amato leader

E che dire di un’altra temeraria affermazione bilziana, quella secondo la quale il tiramolla sulle primarie, con l’annesso braccio di ferro tra Cerri e Antonini, non avrebbe stancato gli elettori anzi li starebbe galvanizzando? «I cittadini hanno la possibilità di scegliere democraticamente il loro candidato e noi pensiamo addirittura che il dibattito alimenta la passione per la politica».

Di fronte a tale e tanta improntitudine, di pretta marca antoniniana, ci affiora alle labbra la sempiterna domanda: ma Bilzi ci è o ci fa? Boh.

Ci sarebbe poi da chiedere conto a questo esegeta che non spiega, anzi rende sempre più oscuro il messaggio del suo capo e sempre più esoterica la faccenda, in che cosa consista un «percorso condiviso» e perché sarebbe l’unica alternativa accettabile alle primarie. Condiviso da chi? Per arrivare dove? Perché Bilzi, che è un onesto geometra, uno abituato ai numeri, annaspa nel sottobosco della lingua italiana come un filosofo della Magna Grecia?

Ma forse siamo rimasti gli unici a non comprendere questo linguaggio così chiaro che sta elettrizzando l’elettorato borghigiano. O sono messaggi in codice indirizzati a non si sa bene chi? E i giornali che fanno, invece di esigere un parlare chiaro a beneficio dei lettori, gli tengono aperto il sacco?

A quando la prossima cena in pizzeria per rimpinguare la lista dei 111? Curiosità accessorie: chi paga? Fate alla romana? Avete uno stanziamento di corrente?
Un suggerimento: ognuno si porti la penna da casa. Non vorremmo che la rissa dei firmaioli contagiasse l’intera città.

 

Pubblicato il 28 gennaio 2009

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