di Mara Meo
Più si legge e più se ne sa. Più va avanti questa guerra tra Paolo Antonini e Giuseppe Cerri e più se ne viene a sapere del primo. Più parla e più si scopre e si capisce di che lana va vestito.
«Io uomo di Tedeschi? Semmai Tedeschi è il mio uomo», ha dichiarato Paolo Antonini allo sbigottito giornalista Ettore Iacono, che per un attimo ha temuto un outing non richiesto (vedi L’Informazione di Parma di venerdì 16 gennaio). Ma che ha tirato un sospiro di sollievo non appena ha potuto annotare la precisazione: «Se fossi stato il suo uomo, sarei diventato sindaco cinque anni fa quando aveva ancora il potere di farlo». Beh, tutto sommato, sarebbe stato meglio la conferma dell’equivoco piuttosto che la presa per il culo.
Iacono, che non deve essere molto pratico del soggetto e neppure di queste parti, l’ha scambiata per una battuta (ma chi mai ha visto Antonini ridere o far ridere?), noi cittadini di Fidenza la consideriamo invece un affronto. Alla nostra intelligenza e alla nostra memoria.
Attraverso la stampa, Antonini ci vuole imporre una versione dei fatti del tipo: «Eh, se solo lo avessi voluto, lei non sa chi avrei potuto essere io».
Lo sappiamo tutti, invece, che a impedirgli di diventare sindaco cinque anni fa, a immolarlo sull’altare degli accordi tra Ds e Margherita nel rispetto del manuale Cancelli applicato alla provincia, fu proprio «il suo uomo» Massimo Tedeschi. Che ci sta a farsi dare dell’uomo suo purché si porti a casa il risultato. Una farsa degna dei fratelli De Rege.
Se abbiamo a che fare con un contastorie di questo calibro, possiamo ben immaginare che cosa racconterà tra cinque anni a suo nipotino, quando questi sarà ormai in grado di intendere e valutare: «Eh, piccolo mio, ma lo sai che cinque anni fa volevano a tutti i costi farmi sindaco di Fidenza!».
E il piccino, trepidante: «Che cosa gli hai risposto nonno?».
Risposta con sospiro di rincrescimento rivelatore: «Non se ne parla neanche, gli ho detto a quei tipacci: io voglio stare vicino al mio nipotino».
Al che il pargoletto non potrà trattenersi dallo sbottare: «Ma va là, nonno, raccontane un’altra».
Sì, Antonini, come diceva Guccini: «Mi piaccion le fiabe, raccontane altre».
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