FIDENZA VERSO LE ELEZIONI


Quanto possono durare i Mansinòn?

 

Il galateo della politica. Vincenzo Bernazzoli, 53 anni, presidente della Provincia di Parma, ex comunista, ex sindacalista, ex sindaco. Insomma, uno che sa e che sa muoversi. Nel caso naufraghi la candidatura di Paolo Antonini a Fidenza, toccherà a lui la rieducazione del pupo.

 

Il dramma (melo? psico? pseudo?) innescato da Paolo «Braccio di Ferro» Antonini nel Pd è istruttivo perché ci aiuta a capire certe derive della politica che altrimenti l’avrebbero fatta franca.
Leggo il resoconto dedicato dalla pagina fidentina della Gazzetta di Parma del 14 gennaio alla riunione dei plenipotenziari del Pd, svoltasi nel capoluogo lunedì 12 e resto colpito anche da quel che non c’è scritto, ma che il giornalista Gianluigi Negri è riuscito abilmente a far trapelare. Gli è bastato registrare una dichiarazione della segretaria provinciale del Pd, Barbara Lori, sindaco di Felino, per illuminare il retrobottega del problema.
«È stato un dibattito politico molto significativo, con tutti gli esponenti provinciali del Pd e il direttivo di Fidenza!», ci rassicura il sindaco di Felino.
«Tutti gli esponenti provinciali del Pd… Tutti gli esponenti provinciali del Pd… Tutti…». Quel «tutti» continua a frullarmi in capo. Ma chi saranno, costoro, investiti dell’alta responsabilità di pronunciarsi sul destino politico di Paolo Antonini? I nomi! Fuori, i nomi! Quando li ho sotto gli occhi, per poco non mi viene una sincope. Cribbio! Ma qui chi non è sindaco, è assessore. E se non è assessore comunale lo è provinciale o regionale. Sono tutti uomini e donne de panza. Gente di potere. Gente delle istituzioni. E del partito. Del partito e delle istituzioni. Sovrapponibili. Come nell’Unione sovietica che fu.
Il problema del Pd non è quello di avere due anime, quanto di averne una sola: quella istituzionale. I suoi uomini, e le sue donne, comandano nel partito perché comandano nelle istituzioni. E viceversa.
Ma che ne è stato della dialettica fra pubblico (i comuni, le regioni, le province) e privato (i partiti)?
Per farmi capire, mi appello alla memoria di uno dei più vecchi del Pd, nel senso che viene dal Pci (oltre che dal sindacato e dalla guida del comune di Fontanellato per due mandati).
Bernazzoli lo sa come stavano un tempo le cose. cose.
Bernazzoli lo sa che la mancanza di un partito che ti tenga per la cavezza e ti inviti di tanto in tanto in tanto a scendere dal podio dei purosangue per misurarti con chi ti ha mandato a scaldare quella sedia è nocivo alla salute della politica. E non fa bene neppure agli scaldasedie, che possono montarsi la testa o perdere il senso delle realtà e delle cose che contano veramente.
Bernazzoli lo sa che quando mancano la base e le tessere e il consenso e le dispute e le notti in cui si fa tardi e non ci si riconosce più a causa delle cortine di fumo che nessuno può impedire proprio perché una sede di partito è privata, e perciò uno può fumare da cavarsene la voglia, be’ allora è proprio finita e sei solo un turacciolo in balia delle onde tempestose della storia. E il tuo assillo precipuo è il cordone ombelicale che ti unisce al potere, che ti foraggia e ti soddisfa. E perciò passi molto del tuo tempo tra un’elezione e l’altra a impedire che qualcuno te lo recida. A studiare il modo per riacchiappare i voti che ti hanno portato sulla cresta dell’onda dove intendi restare. Perché hai da portare a termine una missione, naturalmente.
Ma questo è più l’epifenomeno che il fenomeno. Più la punta che l’iceberg. Il punto focale dell’involuzione dei dirigenti della sinistra ex comunista, oggi Pd, è che costoro se la cantano e se la suonano in tutti gli interstizi della società, senza rispettarne i confini. La stessa persona ricopre la carica di podestà e di federale. Fino a un anno fa, Paolo Antonini era segretario della sezione di Fidenza del Pd, oltre che vicesindaco. E lo è stato per vari anni. Possibile che nessuno potesse sostituirlo prima dell’avvento di Lella Bussandri? Non è che saranno loro, gli onnivori del potere, i faso tuto mi, a scoraggiare ricambi e avvicendamenti?
Non è della bolsa questione di vecchi attaccati alla poltrona e di giovani che vogliono sfilargliela di sotto il sedere, che si parla qui. Bensì, per dirla alla modaiola, di separazione delle carriere. Con la possibilità di passare dall’una all’altra, certo, ma senza accumularle.
Bernazzoli dovrebbe ricordarsi di quando militava in un partito, quello comunista, dove la base, i funzionari, i segretari di sezione, cioè i tesserati e i signori delle tessere, discutevano e a volte si accapigliavano con quelli che il partito aveva mandato a governare le città e i territori. C’era dibattito, c’era dialettica, c’era separazione dei poteri. Era solo facciata e formalità? Non sempre, non del tutto.
Trovate che queste siano parole troppo retoriche e rudi? Può essere. Se vi sentite più sensibili all’aritmetica che alle belle lettere, passiamo ai numeri. Il Pci di Fidenza aveva oltre mille iscritti, negli anni delle vacche grasse, mentre il Pd di oggi non arriva a 200 e una cinquantina glieli hanno portati in dote gli ex della Dc. Com’è potuto accadere? Debolezza della proposta politica o scollamento tra vertici e base, per dirla nel non fantasiosissimo linguaggio dei politici?
Come si fa a etichettare democrazia una manciata di persone che ne muove qualche decina pretendendo in questo modo di raccogliere migliaia di voti? Un tempo, la piramide era messa per il verso giusto. Si partiva da una larga base per arrivare al vertice. Ora voi l’avete rovesciata. Quei «tutti» che si sono ritrovati a Parma invece di comportarsi come la punta «espressa» si ritengono la punta «che esprime». Mi sbaglierò, ma a occhio direi che c’è deficit di democrazia in questo sistema.
Se non hai tenuto in funzione il partito perché il farlo è una seccatura che può procurare molestie e imprevisti, una gran molitura di granoni che fa perdere tempo, be’ poi non lamentarti se le cose (ivi compreso l’esito elettorale) vanno come vanno o come andranno. Obietti che il partito di militanti non si usa più, che adesso va quello d’opinione, leggero e prêt-à-porter? Che il fideismo è morto, insieme alla diffusione dell’Unità e alla torta fritta, a chi diffondeva l’una e friggeva l’altra? Sarà. Anzi, è senz’altro così. Nel ribaltamento generale delle tradizioni è curioso notare come la Chiesa e i supermercati siano rimasti i soli a promuovere la fidelizzazione, mentre un partito di massa snobba i fedeli alla linea. 
Allora spiegateci una cosa. Se il militante di fiducia pronta e cieca, al quale non avete concesso l’elemosina di un dibattito per quasi cinque anni di fila, è un arnese antiquato e inservibile perché non esitate a utilizzarlo quando vi fa comodo?
Antonini e compagnia, perché andate dai Mansinòn sopravvissuti quando c’è da raccogliere le firme per presentarvi  candidati alle primarie?
Perché vi ricordate della base quando ci sono da affiggere i manifesti elettorali o altre incombenze da facchini?
Ma quanto credete che possa durare un Mansinòn, questo docile robot (nel significato polacco della parola, cioè di lavoratore del braccio) pronto a scattare al vostro comando?
Per quanto tempo pensate possano esservi ancora utili questi rari superstiti sul viale del tramonto? (i. s.)

Ps Mansinòn, inteso come modello di militante pronto a scattare alla bisogna, una specie di trinariciuto sopravvissuto al diluvio universale, è personaggio di fantasia. Come tale non ha alcuna relazione con persone reali eventualmente esistenti o esistite.

 

 

Obbedienza cieca pronta assoluta. L’uomo con il megafono: «Contrordine compagni! La frase pubblicata sull`Unità: "Bisogna smascherare i grandi industriali evasori e denunciarli al fico", contiene un errore di stampa e pertanto va letto: "Bisogna smascherare i grandi industriali evasori e denunciarli al fisco"». (Giovanni Guareschi)

 

Pubblicato il 18 gennaio 2009

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