I PADRONI DI FIDENZA


Quante divisioni ha il vescovo?

 

Alleati e amiconi. Avete notato che i vescovi di Fidenza e Parma (secondo e terzo da sinistra) hanno dei begli anelloni, come prescrive il loro rango, mentre il presidente della Provincia non porta neppure la fede? Gli basta averla nel cuore.

 

«E non ha neanche l’appoggio del vescovo», mi sussurra all’orecchio un provocatore del Pd per spiegarmi che in via XX Settembre hanno già fatto la conta dei voti dei vari capibastone. Beh, che un ex democristiano di lungo corso come Giuseppe Cerri, un fervido credente che si sta sottoponendo a una via crucis lunga sei mesi non sia appoggiato dal capo della comunità cattolica borghigiana non è certo fattore trascurabile. Ma chi glielo ha detto al mio mellifluo istigatore? Sarà il solito gossip messo in giro dagli acerrimi nemici dell’ex sindaco per screditarlo agli occhi  dei teodem e dei teocon?
Un momento. Ma quanto contano i voti di monsignor Carlo Mazza? Quanti ne controlla e quanti ne può indirizzare? Decine? Centinaia? Migliaia? Poche unità? Sono davvero tanti gli iscritti all’Azione cattolica, gli abbonati al Risveglio, i barellieri dell’Unitalsi, i focolarini, gli aclisti, i devoti parrocchiani che si comunicano almeno una volta l’anno, i consumatori di colazioni a macca a spese di don Stefano Bianchi, i ciellini, i boys scout in servizio permanente effettivo, gli ex allievi dei Salesiani, i militanti della Caritas e quant’altro, come diceva la buon’anima di Antonini, da giustificare l’allarme per la perdita del loro consenso?
Non è che qualcuno ragiona ancora con la testa negli anni Cinquanta quando i preti davano la linea dal pulpito? Non avevano detto che i credenti si erano affrancati dalla tutela del partito unico? Lo stesso clero, presuli compresi, non dovrebbe essere variamente orientato?
La domanda da farsi è semmai un’altra: quanto costano i voti del vescovo? Parecchio.
Quanto se li farà pagare? Caro.
Il dinamico e disinvolto monsignor Carlo Mazza, che firma protocolli d’intesa con il presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli per il finanziamento degli oratori, potrebbe presto usare il suo anello per sigillarne uno (se non l’ha già fatto in camera caritatis) con i vari candidati sindaco che si disputano la sua benevolenza. Oggetto e posta in palio del concordato: il ricco patrimonio edilizio della diocesi di San Donnino.
Sono parecchi i beni immobili in stato di sofferenza, in attesa di una morte dolce e di un viatico per il paradiso della riqualificazione. In mancanza di più approfondite conoscenze catastali, mi limiterò a ricordare quelli sotto gli occhi di tutti.
Il seminario è un transatlantico arenato da decenni. Dopo gli anni redditizi per l’affitto dei locali agli enti pubblici, vuoi vedere che è scoccata l’ora della ruspa risanatrice?
L’ex oratorio di via Bacchini sta cadendo a pezzi e qualche architetto ha già pronto il progetto per rimetterlo in sesto. 
Il cinema Cristallo, che ruba spazio a un condominio di almeno dieci piani, fa gola a molti costruttori.
Il boschetto di fronte al fabbricato dell’ex Fonderie Silvestri abbisogna da tempo di urbanizzazione bonificatrice.
E questi quattro macroscopici casi non sono che la punta dell’iceberg degli interessi vaticani in città.
Chi consentirà a monsignor Mazza, che ha già costituito una task force di tecnici e giureconsulti pronta ad affiancarlo nelle sue azioni, di permutare, demolire e costruire a suo piacimento?
Tutti i candidati sindaci, dall’agnostico Andrea Massari al credente Giancarlo Castellani, dal novizio Mario Cantini allo scafato Giuseppe Cerri, sono figli del Signore e pecorelle del nostro vescovo. Purché gli spianino la strada e gli lascino mano libera.
I quattro dell’Ave Maria lo sanno bene e nessuno di loro è tanto sprovveduto da ripetere la sarcastica domanda posta da Stalin allorché seppe che certe sue marachelle non erano gradite al pontefice romano: quante divisioni ha il papa? (mettete vescovo al posto di papa).
Il vescovo di Fidenza dispone di parecchie divisioni e, soprattutto, moltiplicazioni al cui confronto quella dei pani e dei pesci fu un trucco da baracconi. Per non dire delle quinte colonne che gli apriranno le porte al momento giusto.
Che i prossimi cinque anni, indipendentemente dall’identità del vincitore delle elezioni, siano caratterizzate dalla foga edilizia della Chiesa fidentina è cosa risaputa negli ambienti degli architetti e dei muratori.
Vuoi vedere che all’era poco luminosa delle riqualificazioni laiche, anzi pagane, succederà l’evo oscuro del risanamento apostolico romano?
Dio non voglia.


(i. s.)

 

 

Pubblicato il 9 aprile 2009

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