A questo punto della notte, indipendentemente dal suo esito, la guerra fratricida interna al Partito democratico ormai agli sgoccioli, dovrebbe avere insegnato qualcosa a chi vi ha assistito con interesse, trepidazione o semplice curiosità. Noi abbiamo capito questo.
- Le manovre dilatorie di Paolo Antonini, che gli hanno dato tempo per ricercare «soluzioni condivise», oltre ad avere avuto un effetto deprimente sugli elettori del Pd, sono servite solo a lui per togliersi di torno avversari temibili, per prepararsi una lista a suo uso e consumo e per predisporre gli schieramenti. Una sorta di golpe dall’alto. Se ne è resa conto Gabriella Bussandri?
- Tirarla per le lunghe per avere più tempo per preparare di nascosto il proprio piccolo esercito che si riuniva in bar e ristoranti, lontano da sguardi indiscreti, ha fatto fare ad Antonini la figura del mestatore e del congiurato anziché del dirigente di un partito che si vuole grande e rispettabile. Sono cose da marxisti leninisti d’altri tempi, da bolscevichi, non da democratici coraggiosi e fieri delle proprie azioni.
- Il trattamento riservato dagli ex Ds a Giuseppe Cerri e alla non brillante compagnia dell’ex Margherita sta a dimostrare il persistere di un modo un po’ vetusto di intendere il concetto gramsciano di egemonia. La logica dell’annessione degli ex democristiani per accaparrarsi una quota dei loro voti ha prevalso su tutto il resto. Un matrimonio durato meno di un anno è più fasullo del fidanzamento tra il ministro Franco Frattini e la chirurga Chantal Sciuto. È stato un amore, per così dire, da Grande fratello. Strumentale e perciò effimero. Con tutti che tradiscono tutti. Ma Antonini, che disdegna il GF9 e conosce a menadito l’opera omnia di Darwin, riletta in occasione del bicentenario della nascita del grande scienziato, è convinto di essere il più forte nella dura selezione della specie. Il prescelto dalla legge dell’evoluzione. Attento: la feroce tigre dalle zanne a sciabola si è estinta, mentre il topolino è sopravvissuto.
- Antonini, attento anche a quel che sta succedendo ai seguaci di monsignor Lefebvre, ha capito che a essere scismatici ed eretici, cioè disubbidienti, oggi non si rischia nulla. Nessun papa lo può scomunicare. Non lo ha scomunicato l’esecutivo provinciale, né la commissione di garanzia regionale e neppure Salvatore Caronna. Finirà che gli chiederanno scusa (lui è sicuro gli siano dovute). Ma chi sarà il Ratzinger disposto a tenerlo in seno alla comunità dopo tante bizze?
- Sì, quello di Antonini è un comportamento bizzoso, oltre che testardo. E questo è il tratto più preoccupante del suo spigoloso carattere. Come possiamo permettere che ci governi un umorale che affronta ogni questione a testa bassa, anche quando potrebbe rimetterci la zucca. Pensavamo che fossero finite le mode della grinta, del decisionismo, del «ci ha sotto due palle così». Ma si vede che sono ancora parecchi i craxiani in circolazione.
- Fidenza, travolta dal caos urbanistico iniziato da Massimo Tedeschi e proseguito dal suo rappresentante Paolo Antonini, ha bisogno di tirare il fiato. Al timone della città c’è bisogno di una forza tranquilla. Chi voleva buttare in piedi il Psc nei pochi mesi dell’ultimo scorcio di mandato (Paolo Antonini e Stefano Gandolfi) non merita incarichi amministrativi. Quel che hanno combinato in questi cinque anni è il trailer di un film de paura. Vogliamo uscire dal tunnel dell’orrore. Che non è solo quello davanti alla stazione.
- A Paolo Antonini frega poco del Partito democratico e della sua unità. Per lui è solo una strada ferrata con la quale vuole arrivare in cima. In cima a che? Ah, saperlo
(i. s.)
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