FIDENZA VERSO LE ELEZIONI


Paolo, il più macho del pollaio

 

Primarie di partito. Chi fa la voce più grossa, ha la bocca più larga e lo stomaco più grande si mangia il tuo voto.

 

Ne ha di fegato Paolo Antonini, il paracadutista senza paracadute.
Quanti sanno (o ricordano) che il vicesindaco e assessore all’Urbanistica non è mai stato eletto dai cittadini, ossia che ci governa anche se il suo potere non è uscito dalle urne?
Ci amministra solo perché è stato nominato assessore e vicesindaco da Giuseppe Cerri, ovviamente su indicazione del suo partito che all’epoca erano i Ds. Alle elezioni del 2004, quando gli fu soffiata di sotto il naso la possibilità a candidarsi sindaco, Antonini giudicò umiliante correre insieme agli altri per un posto in consiglio comunale.  Aspettò quindi che arrivasse la carrozza di re Giuseppe a condurlo  trionfalmente nella sala della giunta dove siede da allora alla destra del padre, che ha poi ripudiato e sfidato.
Il motivo per cui nel 2004 disdegnò il giudizio del popolo pare non sia stata l’altezzosità ma la fifa. «Non ha voluto farsi misurare la febbre», lo liquida sbrigativamente il suo compagno di partito (per ora!) Sergio Varani, che non si è mai tirato indietro quando si è trattato di saltare nel cerchio di fuoco della prova elettorale uscendone onusto di preferenze anziché combusto. Sì, lo stesso Varani che a suo tempo non osò mettersi contro Massimo Tedeschi («Si vede che se la faceva sotto», lo liquidò poco elegantemente l’effimero onorevole quando si credeva all’apice del successo) e che ora può essere un suo temibile avversario in una lista civica capeggiata da Giuseppe Cerri.
E adesso com’è che Antonini non ha più paura? Com’è che, con i sondaggi che lo bocciano, senza un test elettorale alle spalle e sfidando le autorità provinciali e regionali del partito che hanno cercato per mesi e in tutti i modi di dissuaderlo, ha deciso di lanciarsi nel vuoto rischiando di sfracellarsi?
Dicono siano in molti a incoraggiarlo, fors’anche a dargli una spinta, ma nessuno sotto con il telone dei pompieri ad ammorbidirne l’atterraggio.
Sarà per questo che, consapevole del rischio che corre, Paolo si è fatto spuntare un paio di alucce che si chiamano «centralità del circolo di Fidenza» e «niente commissariamento del circolo». Chi fosse a digiuno di vocabolario specialistico sappia che il circolo è l’organizzazione locale del Pd, quella che anticamente si chiamava sezione. E il commissariamento è la destituzione dagli incarichi dei dirigenti eletti, ordinata da un’autorità superiore che invia in loco un commissario. Se Parma avesse commissariato Fidenza, questa avrebbe chiesto all’organo regionale di commissariare Parma. Si sarebbero invalidate a vicenda. Una guerra intestina a macchia d’olio prima minacciata e, per ora, rientrata.
L’ultimo direttivo parmigiano si è infatti lavato le mani delle beghe fidentine rimettendo la questione nelle mani del circolo borghigiano.
Ora che si gioca in casa, Antonini si è ringalluzzito. Convinto che avere riportato tutto a casa sia merito della sua cocciutaggine e anticamera del regolamento di conti definitivo, già canta il chicchiricchì della vittoria. È lui infatti a controllare la maggioranza del direttivo locale (almeno una trentina di ex Ds su una cinquantina). Chi può sbarrargli il passo?
Non potrà indire le amate primarie perché l’esecutivo provinciale le ha «sconsigliate»? Pazienza sarà il candidato unico dei Suoi (una lista civica, poiché non potrà fare un uso di parte del simbolo del Pd). Oppure farà le primarie di coalizione con chi ci sta. Senz’altro con il candidato di Città aperta Sefano Gandolfi, forse con il candidato di Italia dei valori (ancora da designare), ma non con la Sinistra unita, di salute cagionevole e perciò poco propensa a farsi contagiare dai malanni altrui.
Ma basteranno ad Antonini le alucce della fiducia in se stesso per librarsi in aria?
Per svolazzare raso terra bastano, ma per deporre le uova sulla poltrona del sindaco ci vuol ben altro.
E dove la trova tanta audacia il trasvolatore da un nido all’altro? Da un training autogeno? Da suoi sondaggi privati? Dai suoi accoliti del direttivo che, come una formazione a testuggine dell’esercito romano gli fanno quadrato intorno? Da una rassicurazione di Adriano Fava: «Possiamo farcela anche da soli. Una volta ce l’abbiamo fattaı». (Sì, ma erano gli anni Novanta). 
Forse Antonini conta sul sostegno delle ali ben più robuste di un angelo custode che gli sussurra all’orecchio tattiche e strategia. Sospettiamo l’esistenza di un suggeritore perché non sapremmo spiegare altrimenti il voltafaccia quando sembrò accettare il dirottamento su un incarico alternativo (tipo assessore in Provincia), salvo rimangiarselo il giorno dopo. Chi lo aveva consigliato? Non certo Roberto Bacchini o Adriano Fava, che rappresentano la forza d’urto della testuggine. Potrebbe essere Andrea Massari, che facendo tesoro della disfatta di Antonini, si prenota per il quinquennio successivo? O Alberto Gilioli, che si aggrappa a chi gli può salvare il posto al piano alto dell’Ufficio tecnico? O lo stesso Tedeschi, che cerca un suo spazio nelle grandi manovre in corso per controllare il partito con Vincenzo Bernazzoli e Roberto Garbi schierati da una parte e Carmen Motta e Antonio Liaci dall’altra? Quel Tedeschi, sindaco insoddisfatto di Salso che riunisce i suoi (Gilioli compreso) ora al Pierre bar ora in altri ritrovi del circondario pur di schivare le stanze di via XX Settembre in cui coabita con gli ex Margherita?
Non sono rimaste molte frecce all’arco di Tedeschi, che compierà sessant’anni allo scadere del suo mandato di sindaco salsese, nel 2011. Mettere il fido Antonini a scaldargli la sedia del comune capofila delle Terre Verdiane potrebbe essere la mossa azzeccata per assicurarsi il collegio elettorale quando si voterà di nuovo per le politiche.
Ma dovrà fare i conti con Bernazzzoli e Garbi, più giovani di lui e più abili. Anche loro abitano nei comuni verdiani di Fontanellato e Soragna di cui sono stati sindaci.
Persino noi, che non sappiamo niente di politica e capiamo ancora meno di quel che accade, intuiamo che la lotta selvaggia per la poltrona di sindaco di Fidenza non è che una piccola rotella di un ingranaggio che stritolerà alcuni e innalzerà altri. Un meccanismo che ha a che fare con la furbizia, il poker, la saldezza di nervi, il vestito giusto, e poco, molto poco, con la democrazia e le aspettative degli elettori di centro-sinistra.

(i. s.)

 

Pubblicato il 1 febbraio 2009

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