Un cedimento! Braccio di Ferro ha ceduto di un millimetro, ma già si favoleggia e si almanacca sulla frase che si è lasciato scappare: «Sgombriamo il campo dalle pregiudiziali». Così avrebbe dichiarato Paolo Antonini alla riunione tenutasi a Parma mercoledì 14 gennaio. Non chiedetemi che cosa voglia dire, non sono pratico di misteri eleusini né di responsi da sibilla cumana. Pare però che negli ambienti dove si esaminano le viscere degli animali e si interpretano i fondi di caffè per leggere il futuro, gli esegeti abbiano tratto un gran sospiro di sollievo. Per gli addetti ai lavori e gli aventi causa la misteriosofica frase è parsa una ventata d’aria fresca, un refrigerio per la lingua e un lenimento per le natiche provate da tante ore di sedute attorno a un tavolo. Finalmente dalla bocca di Paolo Antonini è uscito qualcosa che somiglia a un abboccamento e non sia la solita litania: «Non se ne parla neanche che io mi ritiri, io sono la via, la verità e la vita della svolta epocale, non avrai altro candidato al di fuori di me».
Detto ciò, come si sono comportati i negoziatori? Hanno preso tempo. Per metabolizzare la dirompente novità, è ovvio. E hanno deciso per un nuovo rendez-vous. Stavolta per pochi intimi: le due segretarie del Pd (quella provinciale, Barbara Lori da Felino e Lella Bussandri da Fidenza), più i due contendenti (Paolo e Giuseppe, ormai li chiamiamo per nome, tanto ci sono familiari). Ma se ci sono due madrine, dovranno pur esserci due padrini. Così Cerri si farà accompagnare probabilmente da Adriano Fratta, che ha debuttato nella Democrazia cristiana con i calzoni corti, mentre Antonini non avrà che l’imbarazzo della scelta fra i tanti suoi fedelissimi. I più accreditati sono il chimico Adriano Fava, lo sportivo Roberto Bacchini e il compagno d’aula Andrea Massari, che era disposto anche a fargli da sparring partner nella farsa delle primarie.
Nei duelli, i padrini sono quelli che portano le pistole (o le sciabole), mentre le madrine curano i feriti.
Questo sarà però un duello all’ultimo sangue. Siège obblige. Uno dei duellanti, Cerri, non ha paura dello scontro. Se c’è una cosa che teme più di tutte e di morire di noia, sfinito da una guerra di posizione che fa solo il gioco dell’avversario. «Non sono disposto ad aspettare oltre la fine di questa settimana o l’inizio della prossima», pare abbia detto. Sa bene, infatti, che mentre Antonini tratta (o finge di farlo) il suo dominus, Massimo Tedeschi detto il Temporeggiatore, ammassa truppe e compra (absit iniuria verbis) voti rilasciando cambiali in bianco. Firma «pagherò» a tutti coloro che promettono di votare il suo uomo. Ma questa è un’altra storia, che affronteremo a tempo debito.
Speriamo solo che nessuno si faccia male quel giorno fatale, dietro il convento dei carmelitani scalzi. Meglio ancora se Caronna mandasse i moschettieri del re a far smettere i duellanti e ad apporre i sigilli sulla porta del loro quartier generale. Non se ne può più, sia detto da semplici elettori, di questa guerra dei Trent’anni. Figuriamoci quelli che ci avevano speso anche speranze. (i. s.)
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