VERSO LE ELEZIONI


Paolino l’Incaponito non molla

 

Paolo Antonini si mangia le unghie. Ne ha ben donde.

 

 

Alla riunione di lunedì 12 gennaio a Parma li ha avuti contro tutti, ma proprio tutti. Non solo gli ex Margherita, come l’onorevole Albertina Soliani e il consigliere provinciale Gabriele Ferrari, ma anche quelli che hanno militato con lui nei Ds.
Lunedì sera Paolo Antonini da Fidenza aveva contro maggiorenti del partito della levatura di Carmen Motta, deputata al Parlamento della Repubblica, Vincenzo Bernazzoli, presidente della Provincia, Roberto Garbi consigliere regionale, Alfredo Peri assessore regionale. Vi par poco per un uomo solo? 
Tutti costoro hanno tentato di dissuaderlo da questa sua ostinazione per le primarie e persuaderlo a soluzioni di compromesso. Ma lui niente: L’armi, qua l’armi: io solo/ combatterò, procomberò sol io. Vuole a tutti i costi le primarie da cui è sicuro di sortire con il serto di alloro sul  capo. Non gli si può certo dire che gli manchi il coraggio, che altri chiamano cocciutaggine o cupio dissolvi, tendenza inconsapevole al suicidio. Nella fattispecie, politico. 
Chi da giorni e settimane sta tenendo sotto osservazione questo comportamento, che alcuni giudicano sconsiderato al limite del patologico, cerca comunque una logica anche nell’apparente nonsense.
Perché un signore di quasi 47 anni (li compirà il 17 aprile, data sotto il segno dell’ariete, ça va sans dire) osa mettersi contro il partito compromettendo forse in maniera irreversibile la carriera politica per la quale tanto ha sperato e penato?
Il sostegno dei suoi supporter fidentini (Roberto Bacchini, Adriano Fava, Rita Sartori, Andrea Massari, Enrica Tedeschi, Davide Vanicelli, che hanno tutti firmato per la sua candidatura) non può essere sufficiente a motivare una testardaggine degna di miglior causa e non può portarlo molto lontano. In ogni caso, non oltre i confini comunali. Per giunta, tra le file degli ex Ds fidentini sono spuntati franchi tiratori che gli hanno negato la firma. Uno è il capogruppo in consiglio comunale Cristian Zalaffi, un altro è il consigliere comunale Claudio Ianelli, colonna di partito fin dai tempi del Pci. L’anatra Antonini parte dunque da casa già azzoppata.

 

Il franco tiratore Cristian Zalaffi (in secondo piano, Rita Sartori).

 

E allora chi glielo fa fare di voler diventare sindaco costi quel che costi (un costo che pagherebbe tutto il partito, che sta già pagando, che salderà il conto allo svuotamento delle urne)? Lo ha promesso a sua moglie? Glielo ha ordinato il medico?
Per i maliziosi, il medico e la moglie sono incarnati in una sola persona: Massimo Tedeschi. È lui, dicono, il demiurgo, il dominus, il burattinaio dell’intera faccenda, come lo fu l’altra volta. Quando impose Cerri. Contro tutti per rispettare un gentlemen’s agreement. E ora impone il suo vero pupillo. Ma com’è possibile che il mite sindaco di Salsomaggiore si metta contro il partito tutto al punto di infrangerne la disciplina, mettendo così a repentaglio la carriera politica che gli è tanto cara e giocandosi probabilmente per sempre la possibilità di tornare in quel Parlamento di cui ha saggiato lo scanno per così breve tempo? Che cosa gli ha preso?
«È alla sua ultima spiaggia, va verso i sessanta, si sta giocando il tutto per tutto, o la va o la spacca e se vince diventa il padrone del partito, si prende tutto».
Ma che cos’è questo «tutto»? (La risposta alla prossima puntata) E possibile che Tedeschi sia gambelr, giocatore d’azzardo di tale tempra? Non è che standosene a Salso si sarà un po’ troppo inebriato di quell’aria da casinò cui la città termale aspira da tanto?
Eppure alla riunione di Parma è parso possibilista e indecisionista comme d’habitude. «Se c’è bisogno di più tempo per trovare una soluzione, prendiamocelo», ha detto. Sì, ma per arrivare dove? E quanto tempo? Non sta già giocando contro il Pd questa agonia, questo rinvio delle decisioni da una settimana all’altra? Perché allungare lo spasmodico spettacolo della debolezza e delle divisioni interne gettate in pasto al pubblico? Perché alimentare i pettegolezzi che percorrono la città come scariche elettriche e infestano una politica che dovrebbe essere fatta d’altro?   
Lo sanno tutti che Tedeschi è favorevole alle primarie («guarda che fra un paio d’anni toccheranno anche a te le primarie», gli ha ricordato il sindaco di Langhirano alla riunione di Parma), come lo è Lella Bussandri, la segretaria del Pd, e allora scoprano le carte, loro che hanno il potere di dirimere le questioni e pronunciare sentenze degne di ascolto, se non di pronta e cieca applicazione.
Antonini deve essere riportato all’ovile del partito e ridotto all’obbedienza come un terziario francescano. Al punto in cui si è spinto è fuor di dubbio che Paolino l’Incaponito non tornerà da solo sui propri passi, non farà un passo indietro né per la bella faccia di Giancarlo Castellani, né per quella di Amedeo Tosi né per quella di Maria Teresa Guarnieri. Magari potrebbe farlo per quella di Maria Pia Bariggi, se il suo mentore decidesse di smobilitarla dalla sua sinecura salsese. Tanto che ci sta a fare nella ville d’eaux che per lei è una valle di lacrime? Ma queste sono ormai fantasie sfrenate. Tutte autorizzate, con l’aria che tira.
A noi che vediamo le cose dall’esterno e alla fine liquidiamo simili querelle con un’alzata di spalle non resta che una conclusione. L’ingarbugliata situazione fidentina non è che un frammento di quello specchio andato in briciole di cui parlava domenica scorsa Eugenio Scalfari nel suo editoriale su Repubblica. Peccato, un vero peccato. (i. s.)

 

Il franco tiratore Claudio Ianelli (in piedi alle spalle di Stefano Gandolfi, l'altro è Massimiliano Franzoni).

 

 

Pubblicato il 13 gennaio 2009

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