FIDENZA VERSO LE ELEZIONI


Aspettando la Madonna nera

L’assessore salso-borghigiana Maria Pia Bariggi
premia l’artista del gioiello Stefano Gila (a destra).

 

di Paolo Frambati

La smemorataggine è una gran brutta bestia. Gli smemorati sono bestioline indifese. Chi approfitta dei vuoti di memoria del prossimo commette bestialità. E gli si ritorcono contro. 
Da qualche tempo in qua va di moda dire che Giuseppe Cerri ha ingaggiato nella sua lista persone di destra: «dei fascisti», dicono apertis verbis gli ex compagni del Pci traghettati faticosamente alle sponde fragili del Pd attraverso Pds e Ds. I nonni lo dicono e i nipoti glielo lasciano credere. Anzi, glielo hanno suggerito. Ma chi sono questi fascisti, questi reietti messi al muro dalla maldicenza popolare, che saranno fucilati il 25 aprile con l’ultima scarica di calunnie?
È presto detto: sono Benvenuto Uni e Germano Meletti. Ai quali va aggiunto il nemico del popolo e deviazionista di destra, nonché rinnegato e lingua biforcuta, Sergio Varani. Sono i tre che Cerri avrebbe dovuto scaricare per ottenere il placet di Città aperta e il perdono degli antoniniani.
Uni e Meletti fascisti. Questa e bella. Chi ha la memoria lunga, gioca sporco con chi ce l’ha corta o non ce l’ha affatto.
Esattamente cinque anni fa, di questi giorni, i due sunnominati, invero un po’ ingenui, pregavano la Madonna Nera perché compiesse il miracolo. Un bel giorno dei cinque anni precedenti, non saprei dirvi quale dell’amministrazione Tedeschi, a forza di frequentare l’aula consiliare uno al di qua e l’altro al di la della balaustra, i due si erano innamorati dell’assessore alla Cultura, cioè di Maria Pia Bariggi detta la Fata dai Capelli Corvini. 
Da quando questa Madonna Nera era apparsa loro in tutto il suo celeste splendore, Uni e Meletti erano caduti in ginocchio e non riuscivano più a ritrarre la lingua pendula. Con stupore e ammirazione diffondevano il suo verbo, in verità a volte un po’ sibillino, presso il colto e l’inclita.
E fu quando scoccò l’ora fatale e confusa delle manovre elettorali del 2004 che cominciarono a sperare. Dichiarandosi suoi devoti da sempre e per sempre, supplicarono la Pia donna di assumere il comando di una lista civica e di candidarsi sindaco. La pregavano, la veneravano, forse l’adoravano.
Lei, come tutte le donne, comprese le madonne, non fu insensibile alle loro lusinghe e moine. Lasciò che si illudessero. Ai due pastorelli sembrò di toccare il cielo con un dito. Dalla Puglia dove si trovava in ritiro spirituale, la Madonna Nera mandava messaggi forieri di speranza. Da un momento all’altro veniva data in arrivo la Giovanna d’Arco che avrebbe dovuto guidarli in battaglia. Si vedevano già suoi luogotenenti. Alla stregua di Gilles de Raïs. Mentre i due orfani l’attendevano trepidanti, genuflessi e a mani giunte, la Madonna trescava. Le sue ambizioni di diventare prima cittadina di Fidenza furono smorzate e deviate su un binario morto dagli altolocati dirigenti Ds. Le furono fatte promesse e intimati divieti. Perciò, quando Massimo Tedeschi, tribolando come un ripetente, diventò sindaco della città salsobromoiodica, la Madonna Nera poté sedere al suo fianco. Reggendogli la fascia tricolore e immaginando di essere assessore all’Urbanistica.
Nessuno, allora, osava chiamare «fascisti» i due sedotti e abbandonati. E dovrebbe vergognarsi chi oggi li crede tali, dimenticandosi che gli sciagurati all’epoca idolatravano la patrona degli antoniniani.
E dovrebbero vergognarsi i seguaci di Massimo Tedeschi che a Paolo Mario Calza, ex guardia del corpo di Giorgio Almirante ed esponente di tutti i partiti di destra nati e morti in questo Paese, ha affidato l’incarico di ambasciatore dei rapporti di Salsomaggiore con Yalta.
Infine, dovrebbe vergognarsi chi non ricorda che nel dopoguerra il Pci incamerò una bella quota di personaggi che da intellettuali fascisti si ritrovarono da un giorno all’altro dirigenti comunisti.
Ma questi smemorati signori con il pelo sullo stomaco e la lingua glabra non si vergognano di certo. Sanno bene che nessuno dei militonti (con la «o»), propalatori della campagna di denigrazione di Cerri, di Uni e di Meletti, leggerà mai questa nota.

 

 

 

Pubblicato il 23 aprile 2009

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